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DI FONTANE ED ALTRE MERAVIGLIE: UN LUNGO POST SUI NUOVI ASSETTI DELLA CULTURA

In marcia verso l'assessorato alla Cultura. Chi fa le scelte strategiche e chi si occupa di fontane? (da "Léon", il film)
Spiace dirlo: ma temo che santa Chiara da Moncalieri abbia commesso un errore.
E non mi riferisco alla scelta di indossare, il giorno dell'investitura, una giacca smessa di Fassino. Ok, era imbarazzante: ma sbagliare la muda non è un errore grave, se non aspiri al titolo di sindaco più elegante d'Italia.
Né considero errata la decisione di confermare la "massima fiducia" a quanti - come Roberto Moisio consigliere d'amministrazione del Salone del Libro, Fiorenzo Alfieri vicepresidente della Fondazione Cavour, Cesare Salvadori presidente della Fondazione Filadelfia - avevano rimesso il loro mandato per "correttezza istituzionale": anzi, va a suo onore l'aver rinunciato a granguignoleschi repulisti in nome di uno spoil system da ducetto di barriera. Con poca spesa - non si tratta di posizioni strategiche - Wonder Chiara ha lanciato un segnale di civiltà mentale che rallegra, di questi tempi.

La prevalenza della fontana

No. Ciò che a me sembra davvero un errore è aver nominato Francesca Leon assessore alle Fontane.
Magari sono io che non capisco: anzi, è altamente probabile, dato che il sindaco è Wonder Chiara e io sono Normal Gabo. Però dal mio punto di vista è uno spreco. Cioé, tu prendi una come la Leon: manager culturale di prim'ordine, preparata, attiva; una che sta facendo un lavoro fondamentale per la città, e lo sta facendo bene; le offri una carica da assessore; e tutti pensano che si tratti dell'assessorato alla Cultura; così tutti - compreso il sottoscritto - pensano ah vabbé la Leon è chiamata a più alti compiti ed è la persona giusta al posto giusto, cavolo che occhio che ci ha Wonder Chiara.
E poi invece no, avevamo scherzato: trattasi nei fatti di assessorato "tecnico", con deleghe a (testuale) "musei e biblioteche, rapporti con enti, associazioni e comitati culturali, archivio storico, edifici per la cultura, monumenti e fontane".
Fontane?
No, fammi capire, Wonder Chiara. Tu acchiappi una che ha un ruolo centrale per la promozione di Torino, la responsabile di un progetto culturale di successo come l'Abbonamento Musei - un modello che s'è appena allargato anche alla Lombardia e in prospettiva dovrebbe estendersi pure alla Liguria; e tu una così la metti a occuparsi di fontane?

E non dimentichiamo le biblioteche

Ok, ok, ci sono anche i rapporti con le associazioni, e i musei e le biblioteche, e sappiamo quanto sono importanti i musei e le biblioteche. Ah già, c'è pure l'archivio storico. Vuoi mettere l'archivio storico?
Mi sono letto l'interessante intervista sulla Stampa, in cui Francesca Leon parla con entusiasmo del suo incarico. Ma come no: le biblioteche sono cruciali per diffondere la cultura. Lo raccontano a me? L'ho sempre pensato; e mi sono sbattuto per difenderle, le biblioteche, facendomi pure sfanculare, mentre tanti pasdaran spuntati dalla palta la settimana scorsa se ne stavano, allora, chiotti chiotti nei loro buchetti. Ed è vero che le biblioteche sono in difficoltà, mancano i soldi persino per comperare libri nuovi. Ben venga un rilancio.
E Dio voglia che Francesca Leon riesca a recuperare alla frequentazione della cultura quel 70 per cento della popolazione che oggidì, apprendo dalla succitata intervista, se ne sbatte i cabasisi dell'offerta culturale cittadina.

Tra il dire e il fare, è tutto da inventare

Wonder Chiara porta un giovane lettore in biblioteca salvandolo dall'effimero
Vas-y Leòn. Le auguro il massimo successo, e la ammirerò se ci riesce. Mi domando come farà. A mio modesto e ottuso modo di vedere già oggi - fra spettacoli e musei gratuiti, abbonamenti a prezzi stracciati, facilitazioni assortite e decentramenti vari - le opportunità, per chi è interessato, non sono poi così scarse: sicché stenterei, dal profondo della mia stupidità, a inventarmi nuovi sistemi per strappare ai centri commerciali le folle renitenti ai fascini mozartiani, e convogliarle al Regio. Lo ammetto, non saprei proprio a quali astute strategie ricorrere, fermo restando che il problema a mio avviso sta nella scuola (sulla quale come assessore non avrei competenze) e che nemmeno io, pur essendo una brutta persona, oserei ricorrere a rastrellamenti il sabato pomeriggio all'8 Gallery e conseguenti deportazioni forzate alle prove generali  del "Don Giovanni".
Però io sono un cretino, e loro sono sindaci e assessori. La sanno più lunga di me. Quindi sono fiducioso: presto dovremo affrontare la crisi dei centri commerciali, disertati dai loro abituali frequentatori a vantaggio delle sale da concerto e dei teatri. E delle biblioteche, naturalmente.
Le quali biblioteche, comunque, non hanno bisogno di wonder miracoli per tornare al meglio: bastano i soldi, perché i cervelli, lì, non mancano, e c'è tanto personale eccellente che chiede soltanto di poter lavorare come sa.

Chi decide le politiche culturali?

Però anche qui, parliamoci chiaro: quello che deciderà davvero le politiche culturali di Torino sarà chi ha la delega a "eventi, attività e manifestazioni". Cioé tu, Wonder Chiara. Anche per i musei, perché se le parole hanno ancora un significato la decisione di fare o non fare una data mostra rientra sotto la voce "eventi, attività e manifestazioni", mentre chi ha la delega ai musei si smazza le rogne con i dipendenti e le imprese di pulizie.
Questo se ho capito bene.
E se ho capito bene, ammetterai che è uno spreco, piazzare una come la Leon a smazzarsi le rogne con i dipendenti. Per non parlare delle rogne con le fontane.
Senti, Chiara: nessuno può capirti come me. Tra primi della classe ci si intende. Anch'io, nella mia vita lavorativa, ho sempre applicato il principio che fu lucidamente enunciato da un mio antico direttore: "Lascia stare, faccio io che faccio prima e faccio meglio". Do quindi per scontato che tu consideri la cultura un elemento cruciale per il futuro di Torino; e poiché, benché giovane, sei esperta del mondo, saggiamente ti fidi di te stessa più che di chiunque altro e vuoi occuparti personalmente di quel delicato settore.
Ci sta.
Ma a questo punto, mi spieghi perché la Leon? Perché distogli da una posizione dirigenziale una figura professionale di valore, e quindi rara e preziosa, per mandarla a ripulire le fontane? Non conveniva, data la situazione, compiere un'opera buona e assicurare un posto caldo e bene illuminato, con vitto e alloggio assicurati e senza possibilità di fare troppi danni, a qualche bisognoso? Ci sono tanti "lei non sa chi credo di essere io" che dacché hai vinto esultano on e off line, convinti che il beatifico potere di santa Chiara da Moncalieri li eleverà dalle stalle alle stelle, portandogli i riconoscimenti che essi - in direzione ostinata e contraria rispetto al resto del mondo - sono persuasi di meritare. Potevi miracolare uno di quelli, a caso: sarebbe stato un gesto caritevole e scaltro, che avrebbe soddisfatto la tua base più sanculotta senza rischi eccessivi per la città.

E chi se ne occuperà davvero?


Waltz come Richelieu
Paolo Giordana
Però con te voglio essere chiaro, così come tu sei Chiara: gira anche un altro scenario, che chiaramente non mi piace - e che non ritengo realistico. Ma lo cito perché entrambi amiamo la chiarezza. Insomma, qualcuno mi dice che quel tuo fido collaboratore, a te molto caro, che ho già avuto il piacere di conoscere, e che ti affianca in tutte - ma proprio tutte - le fotografie, quel Paolo Giordana intendo, aspirasse all'assessorato alla Cultura; ma tu, saggiamente, glielo avresti negato - relata refero - perché la nomina presterebbe il fianco alle critiche malevole, per via di qualche difettuccio caratteriale e di un curriculum più variegato che prestigioso del nostro soggetto; per consolazione, però, gli hai riservato il ruolo, tutt'altro che misero, di tuo portavoce e capo di gabinetto.
Ora, i begli spiriti che albergano in questa città hanno già soprannominato il Giordana "Richelieu": questi - lo scrivo a beneficio di quanti, fra coloro che ci leggono, non frequentano i libri di storia o quelli di Dumas - era un cardinale e primo ministro molto potente nella Francia di Luigi XIII; più potente del re.

Richelieu e Luigi XIII

La domanda sorge spontanea: se Giordana è Richelieu, tu non vorrai mica essere Luigi XIII? Perché, in tale denegata ipotesi, considerate le tante deleghe che hai voluto tenere per te, è possibile che presto tu possa trovarti oberata d'impegni; con la conseguente necessità di affidare parte del lavoro (esempio puramente teorico: le politiche culturali) a qualcun altro (esempio puramente teorico: il tuo portavoce e capo di gabinetto). Sicché, gira e tuira, alla lunga il vero assessore alla Cultura della città di Torino diventerebbe per forza di cose giustappunto Richelieu.
Beninteso: sei padronissima di fare ciò che meglio ti garba. Ma sii Chiara, e dillo. Tanto per capire.
Ok, ho letto l'intervista della Leon. Anche il passaggio dove spiega che "gli eventi culturali viaggiano a cavallo tra cultura e turismo. La sindaca farà da ponte. E il nostro sarà un lavoro collegiale: dentro la giunta e con la città". Dicono tutti così. Ma quando sento parlare di ponti, non capisco bene come, in concreto, funzioneranno tutte queste pontificazioni.

Turismo, cultura e friggitorie

E a questo proposito, mi permetto ancora un appunto. Non ho capito la logica della delega al Turismo, scorporata dalla Cultura (fin qui ci arrivo: è una diversa visione, politicamente accettabile) e ammucinata tra mercati, bancarelle, feste di via, autorizzazioni amministrative, affari legali e chi più ne ha più ne metta. Potrei accettare una discussione sull'utilità di legare strettamente turismo e cultura; ma mi preoccupa vedere il turismo appaiato alle feste di via, o "eventi cittadini di promozione economica settoriale", come dite voi della giunta. Un ponte fra Torino Democrazia e le friggitorie in piazza Vittorio mi sembra più ardito (e inutile) di quello sullo stretto di Messina. Sarà che non serbo un buon ricordo del precedente assessore al Commercio; ma ho la convinzione che il turismo a Torino sia più legato alla cultura che agli accampamenti circassi. E comunque il turismo è un settore importante e con caratteristiche specifiche, non ammette improvvisazioni. In ultima analisi non vorrei ritrovarmi, alla mia età, a rimpiangere il "Natale coi fiocchi": anche organizzare una festa di Capodanno richiede qualche competenza e un po' di stile.

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