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LA MORALE E' SEMPRE QUELLA, TE LO DICE CHIARABELLA: TAGLIAMO LA CULTURA

Once again! Lavoratoriiiii... Lavoratori della culturaaaaaa... Cambiano i regimi, ma il gesto è sempre quello
Dunque, Chiarabella, fammi capire.
Tu, il 1° dicembre dello scorso anno - meno di quattro mesi fa! - mi dici che dai il via libera al progetto ex-Westinghouse per intascare 19,6 milioni che userai per finanziare le fondazioni culturali. E io, cretino, ti credo pure, e dico bene, brava.
Poi, a marzo, ti sfanghi il bilancio tagliando i fondi per la Cultura di 5,8 milioni. 

Diconsi cinque milioni e ottocentomila euro.
Che sono tanti in assoluto. Ma sono un'enormità se si considera che nel 2015, regnante quel cattivone di Fassino, il Comune di Torino stanziava in totale per cultura e turismo 27.322.502 euro (23.750.654 per la cultura e 3.571.848 per il turismo, oggi scorporato e affidato alle amorevoli cure dell'assessore al Commercio). Già allora in molti - anche tu, Chiarabella, ci mettevi il carico da otto - dicevamo che quella era la linea del Piave. Non poteva andare peggio di così.
Infatti, nell'anno 2016 a mezzadria tra Fassino e Appendino, nel trambusto fra previsione e assestamento di bilancio, tomi tomi cacchi cacchi i fondi per la Cultura sono scesi a 21 milioni
E adesso tu da quei 21 milioni me ne togli ancora 5,8? Quasi il 28 per cento in meno anno su anno? Lasci 15 milioni di euro per la cultura di una città come Torino? E tanto per gradire tagli anche due milioni al Turismo, e chissenefrega del turismo, manco che in questa città qualcuno ci campasse, con il turismo.
No, questo supera ogni immaginazione e le droghe psichedeliche più devastanti. Dimmi che c'è un errore in quello che leggo nelle "note del Comune" e sui giornali.
Ma l'incazzo mi va a mille quando mi racconti che "nel bilancio ci sono 35 milioni in meno a disposizione per effetto di scelte delle giunte precedenti da correggere" (e ovviamente è tutta colpa del culturame, per cui di quei 35 milioni un sesto fai che toglierlo alla cultura, così imparano) e mandi pure quel pover'uomo di Rolando a raccontare la favoletta che "è intenzione dell'amministrazione per queste voci, come per la cultura, reperire nel corso dell’anno le risorse per integrare gli stanziamenti". Massì, quando mi chiederai di pagarti la Tari o una delle tue maledette multe ti rispondo anch'io così, che è mia intenzione reperire nel corso dell'anno, quando e se mi aggrada, le risorse per smollarti i soldi che pretendi da me in cambio di queste solenni fregature. Mi hai preso per scemo? Stasera mi spedisci un altro assessore a casa a raccontarmi di Biancaneve o Cenerentola per farmi addormentare?
Ma stocazzo di stostracazzo d'Alemagna, ti mancano 35 milioni in tutto per il tuo dannato bilancio e tu ne vai a tagliare 5,8 - che è come dire 6, quasi un sesto di quel che ti serve - alla Cultura, che già riceveva l'uno virgola qualcosa percento dello strafottutissimo bilancio comunale? E hai pure il coraggio leonino di dire che avete "salvaguardato i servizi educativi"? Ma quale "educazione" pensi che possa esistere in una città che ripudia la cultura? L'educazione del bar sport, l'educazione del pensiero unico, l'educazione del non pensiero. L'educazione della miseria mentale. Eccotela lì, la tua educazione.
Traduciamo nel linguaggio del popolo che tu tanto ami, Chiarabella: questo significa semplicemente che te ne stracatafotti della cultura. Significa che - come il più troglodita dei berluscones o dei pidioti o dei legaioli - consideri la cultura un vezzo per debosciati, un surplus sacrificabile, un pericoloso stimolatore di idee sovversive, una mmmerda immane, e tu e tutti quelli come te non sapete che farvene. Ma non eri tu che ti scaldavi il piscio a mille promettendo e invocando "tutte le azioni possibili al fine di mantenere, e se possibile rafforzare, il sistema culturale torinese, garantendo così tanto gli attuali posti di lavoro, quanto l'attuale trend turistico positivo"? Minchia, è farina del tuo sacco, questa! Sono parole tue, stanno scritte in una proposta di delibera del Consiglio comunale che tu (non io: tu) hai presentato nel 2014, quando era facile bullarsi dagli scranni dell'opposizione

Siete tutti uguali, anzi, siete sempre peggio: chiacchiere e distintivo. Senza redenzione.
Senti, non ho voglia di continuare a scrivere. Sto troppo incazzato. Magari poi ci rifletterò su e mi verrà in mente qualche alata considerazione.
Per adesso non ho parole.
Cioè, ne ho una sola. Quella che da tempo immemorabile mi viene in mente ogni volta che capitano storie così.

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