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C'E' CHI DICE NO: AL REGIO E' 4-3, GRAZIOSI SOVRINTENDENTE MA DUECONSIGLIERI SI DIMETTONO


William Graziosi

La guerra lampo dei fratelli Marx è finita come era facile prevedere. Ma c'è ancora dignità, a Torino.  C'è chi dice no. 
William Graziosi, il candidato alla sovrintendenza del Regio imposto da Chiara Appendino al Consiglio d'indirizzo ha ottenuto quattro voti su sette e il suo nome sarà sottoposto all'uscente ministro Franceschini per l'approvazione di rito prevista dallo Statuto. Però il pronunciamiento non è filato via liscio e senza danni collaterali. Non tutte le minchiate riescono col buco.

Fonsatti non partecipa, Corporandi e Sabadin si dimettono

La dignità di alzarsi e uscire: Fonsatti
Il rappresentante della Regione, Filippo Fonsatti, al momento della votazione ha lasciato la sala, per esprimere il suo dissenso pur senza un voto negativo che istituzionalmente avrebbe certificato una rottura fra Comune e governo regionale. Cosa che il paraculatissimo Chiampa mai avrebbe consentito, in vista dei futuri abbracci parlamentari.
Invece altri due consiglieri, davanti a una candidatura non condivisa, hanno votato no con estrema dignità, rassegnando subito dopo le dimissioni. Il potere è violento e protervo; ma è una tigre di carta se incontra chi ha una spina dorsale.
I due consiglieri, ai quali va tutta la mia stima, sono Vittorio Sabadin - che sedeva in Consiglio in rappresentanza del Comune - e Angelica Corporandi Musy per l'Assemblea dei Soci Fondatori. Bravi. 

Fronte del sì: di Franza o di Spagna...

La dignità del no: Angelica Corporandi Musy
Sospetto però che l'unica ad aver votato sì convintamente sia stata  Chiarabella. E volevo vedere che non ci credeva. Non mi sbilancio sul sì di Paolo Cantarella, rappresentante del governo: non so quale fosse il suo personale punto di vista.
Capisco invece, senza condividerla neanche un po', la posizione di Cristina Giovando (Fondazione Crt) e Giambattista Quirico (Compagnia di San Paolo): loro un'idea precisa penso proprio che ce l'avessero, ma al momento del voto si sono attenuti agli ordini di scuderia. Già: come previsto, la partita l'hanno decisa le fondazioni bancarie: fedeli alla logica del potere (il potere va dove c'è il potere) hanno fatto il salto della quaglia (oggi sono in vena di calembours...) e sono accorse in aiuto del vincitore pentastellato. Auspice il Chiampa, attento ad assecondare Chiarabella per non giocarsi uno strapuntino nell'eventuale governo Pd-M5S. Ma comunque vadano le cose il M5S sarà partito di maggioranza nel prossimo governo: e chi è governativo si adegua al governo che c'è. Che sia Franza o che sia Spagna.

Candidature alternative? No, grazie

La dignità del no: Vittorio Sabadin
I consiglieri, in un estremo tentativo di far ragionare Chiarabella, le avevano proposto una rosa di nomi alternativi, almeno quattro, tutti disponibili ad assumersi l'incarico e tutti con curricula più che adeguati alla sovrintendenza del Regio. Ma non si è aperto nessuno spiraglio per una trattativa: si è votato, e ha vinto la ragion di Stato. O di partito.
Così, con un combattuto 4-3 (ma la partita è stata meno entusiasmante di Italia-Germania) William Graziosi è diventato il nuovo sovrintendente del Regio, il successore del dimissionato Vergnano.
I meriti dei prossimi successi del nostro teatro lirico saranno quindi da riconoscere per intero alla lungimiranza dell'Appendino: lo dico a futura memoria. Va da sé che anche nella denegata ipotesi di un declino più o meno drammatico le responsabilità saranno tutte sue. Ma il ciel non voglia. Everything's gonna be alright. I torinesi lo sperano. I dipendenti del Regio un po' di più. 

O capitano, mio capitano!

Ora dovrà prendere forma la nuova cabina di comando incaricata di portare il Regio fuori dalla tempesta: sperando beninteso che nella confusione che accompagna i cambi della guardia non ci si intrufoli qualche marinaio d'acqua dolce.
Il sovrintendente voluto da Chiara Appendino, reduce dai successi della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi (8 dipendenti, budget 2,8 milioni, passivo di 6/800 mila euro), nella pienezza dei suoi poteri di conducator di uno dei primi teatri italiani (380 dipendenti, budget 40 milioni, passivo di 1,7 milioni) potrà adesso - se gli garba - nominare direttore artistico Giancarlo Del Monaco, il precedente candidato di Chiarabella accantonato tra il lusco e il brusco, forse per insufficienza di curriculum. Si procederà quindi con lieta baldanza ad applicare la famosa "mozione Giovara", il progetto di "rinnovamento" del Regio che l'assessore supplente alla Cultura ha stilato con l'assistenza di due veri esperti, il tenore Pier Luigi Dilengite e il corista del Regio Roberto Guenno, entrambi di provata fede  pentastellata. Dilengite, Graziosi e Del Monaco nell'ottobre scorso furono tra le star di un convegno romano sulla cultura organizzata dalla senatrice grillina Montevecchi, al quale partecipò anche la Leon. Laggiù, nel tepore dell'ottobrata romana, sarà nato l'idillio.

Il risiko continua; who's next?

Ora l'epurazione della nomenklatura culturale legata in qualche modo all'antico potere è quasi completata: in un anno e mezzo, con le procedure più variegate, Chiarabella ha piazzato i suoi carroarmatini su Fondazione Musei, Museo del Cinema (per il quale è ancora aperta la partita della direzione), Festival Cinema Gay. Polo del 900, Jazz Festival, e adesso il Regio. Resta contendibile il Salone del Libro, ma da chi? La Regione è un dead government walking e il Chiampa si sta attrezzando per il futuro.
La guerra di conquista è agli sgoccioli. Fate il conto di chi manca all'appello: sarà il prossimo obiettivo.

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