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I CANDIDATI RENITENTI


L'Agis (Agenzia Generale dello Spettacolo) organizza mercoledì 15 mattina al cinema Massimo un incontro degli operatori di quel settore con i candidati sindaco e consiglieri dei diversi partiti. Un'occasione, assicura l'invito, “per ascoltare dalla viva voce dei candidati” quali siano le loro scelte e i loro obiettivi nel campo della cultura e dello spettacolo.
Occasione rara e preziosa: finora in questa campagna elettorale di quei temi si è parlato ben poco, per non dire nulla.
Purtroppo, due candidati sindaco brilleranno per la loro assenza: Paolo Damilano, che manderà al posto suo Claudia Spoto, proprietaria del teatro Colosseo e aspirante consigliere con “Torino Bellissima”; e Valentina Sganga che si farà rappresentare Andrea Russi, anch'egli della lista pentastellata.
Ora: senza nulla togliere ai facenti le veci, confesso la mia delusione. Tralasciamo pure i cinquestelle, che tanto per loro uno vale uno (è ancora così?); ma il forfait di Damilano proprio non si capisce. A me interessa conoscere la visione culturale di un mio possibile sindaco; quella di Claudia Spoto, la cui amicizia mi onora da una vita, le conosco benissimo. Ma non sarà lei il sindaco (e forse neanche l'assessore alla Cultura, se Lega e FdI si mettono di traverso).
In politica la responsabilità è personale, e le promesse di un candidato sindaco hanno un peso diverso da quelle di un candidato consigliere comunale. E' pure una questione di marchio, per dirla con un linguaggio da imprenditore: se al ristorante ordino un barolo di Damilano, e me ne portano uno di un'altra azienda dicendo che tanto fa lo stesso e sempre barolo è, beh, non sono per niente soddisfatto; e dubito che sarebbe soddisfatto Damilano.
Perché quei due candidati sindaco non si presentano di persona al confronto? Azzardo quattro ipotesi:
  1. Considerano la cultura e lo spettacolo temi ininfluenti, che non portano voti, una roba per acchiappanuvole e saltimbanchi per i quali non vale la pena di sottrarre tempo prezioso alla campagna elettorale. Brutto, proprio brutto. Che se ne freghino ci può anche stare, ma sbattertelo così sul muso è da maleducati.
  2. Non sanno un tubo di cultura e spettacolo, e si fanno rappresentare da chi ne sa più di loro. Magari è segno di umiltà, di rispetto verso l'uditorio; non vengono a parlare di ciò che non sanno. Beh, in tal caso si facciano accompagnare da un espertone, nessuno glielo impedisce. Però la faccia ce la devono mettere. Gli impegni li prende di persona il capocordata, non il gregario: le chiacchiere delle controfigure stanno a zero.
  3. Vogliono evitare il dibattito con gli altri candidati: per disprezzo, o per timore di sfigurare, o perché a casa propria sono abituati a parlare soltanto loro e gli altri zitti e adoranti. O magari sono semplicemente dei timidoni. Ahi ahi: questi sono tutti gravi difetti, per un sindaco.
  4. Quel giorno hanno impegni più importanti. Ciò è probabile, specie alla luce del punto 1. E difatti sempre mercoledì 15, ma nel tardo pomeriggio, è fissato un dibattito dei candidati all'Unione Industriale. Scommetto che lì i candidati ci saranno tutti. Per gli industriali sì, per gli acchiappanuvole e i saltimbanchi no. Una plastica rappresentazione del valore riconosciuto alla cultura e allo spettacolo dai candidati assenti. Per coerenza, allora, non mandino neppure i loro figuranti: dicano chiaro e tondo che non gliene frega una benamata minchia, così ce ne facciamo una ragione. 
P.S. Sarebbe bellissimo se mercoledì mattina anche Paolo Damilano e Valentina Sganga decidessero di presentarsi all'incontro del Massimo: un trionfo della democrazia partecipativa, e della buona creanza.

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