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MITO SENZA REGIO: UNA STRANA PRIMA

L'Auditorium Rai ha ospitato la prima torinese di MiTo
Non ci sono più le "prime" di una volta. Per anni, l'inaugurazione di MiTo è stata l'ouverture della stagione mondana (se mai l'espressione "stagione mondana" avesse un significato, a Torino, o più sabaudamente l'occasione per ritrovarsi dopo le ferie, con l'immancabile cucuzzaro di politici e facce note a fare lo struscio al Regio.
Ieri sera MiTo 2021 prendeva il via senza struscio né cocuzzaro. Sono andato a buttarci un occhio. Con il Regio indisponibile, il concerto inaugurale dell'Orchestra Rai, diretta da Fabio Luisi e con Francesco Piemontesi al piano, si teneva nel dimesso Auditorium di piazza Rossini, con quel décor anni Cinquanta che tutto suggerisce, tranne gli sfarzi mondani: no Regio, no party. La sala, con i posti falcidiati per un surplus di prudenza (almeno due poltrone vuote a fianco di ogni spettatore), non è certo un bel vedere, ma i pochi posti disponibili sono ben occupati: pochissimo generone, tanti appassionati veri. La fila dei "riservati" concede non più di una decina di strapuntini per i culi eccellenti. Complici le elezioni imminenti, mancano i miracolati degli anni scorsi - sapete, quei consiglieri comunali ai quali non pareva vero di andare gratis al Regio a fare la ruota - ma neppure le presenze istituzionali di default: non ho il piacere di incontrare i vertici della Regione (Poggio non pervenuta) ma neanche la quasi ex assessora Francesca Leon; a rappresentare il Comune c'è soltanto un'Appendino incintissima, che se la fila all'inglese alla fine del primo tempo.
Come si dice? Poca brigata, vita beata. Il concerto è eccellente, e devo ringraziare il direttore di MiTo Nicola Campogrande per avermi convinto a restare, vincendo la mia voglia di divano. Ma una sala semivuota mette tristezza, se si pensa ai veri appassionati che non hanno trovato posto. Con i rigidi controlli all'ingresso - green pass, temperatura, mascherina - la sicurezza è più che garantita, e sarebbe ora di allentare le restrizioni alla capienza delle sale di spettacolo. Anche perché uno spettacolo per pochi è fattibile finché paga l'ente pubblico, o lo sponsor: ma è chiaro che in queste condizioni gli organizzatori privati non possono lavorare, perché lavorerebbero in perdita. Se le norme non saranno riviste con la massima urgenza, ciò equivale a imporre la chiusura (senza ristori) a teatri privati, cinema e club.

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