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Comincia così l'articolo con il quale commento, sul Corriere di oggi, lo stanziamento del ministero della Cultura per la ristrutturazione della Gam (qui il link). Il primo passo sarà la riapertura del secondo piano, con la collezione dell'Ottocento, chiuso da tempo per problemi strutturali (in pratica, andava a pezzi). Nel 2019 Compagnia di San Paolo aveva erogato 500 mila euro per lavori di messa in sicurezza più urgenti, ma urge un intervento radicale per tenere in piedi un edificio nato male. Secondo l'assessore Purchia ci sarà gara di progettazione internazionale, e immagino che si andrà per le lunghe. In compenso il cantiere sarà suddiviso per lotti affinché la Gam resti sempre aperta, almeno in parte. Il precedente del Museo Egizio dimostra che si può fare, e quindi è scongiurata l'assurda eventualità - prospettata solo lo scorso anno - di chiudere la Gam per otto (diconsi otto) anni. Eventualità che aveva suscitato il sacrosanto incazzo dell'assessore Purchia, con le conseguenti dimissioni del presidente Cibrario.
Se vanno avanti così i soldi, anche fossero 50 milioni, non basteranno mai. Per funzionare bene la Fondazione ha bisogno di un nuovo Statuto, di 3 nuovi direttori museali competenti e non paracadutati dai soliti circoli, chiarire bene cosa fa Artissima e perchè è in perdita, ridimensionare gli stipendi delle posizioni apicali, promuovere le collezioni all'estero con mostre serie e prestiti, staccare minimo il doppio dei biglietti. Altrimenti resta solo un baraccone che costa al contribuente 12 milioni ogni anno. Dicesi 12 milioni di Euro, che al cambio degli over-65 fanno 23.235 miliardi di vecchie Lire+spiccioli.
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