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A FUTURA MEMORIA: ULTIMA (?) LETTERA DALLA SCOGLIERA


Domenica 23 luglio, cielo terso, lieve brezza di maestrale, temperatura alle 9 del mattino 28 gradi. La poca di voglia di lavorare che mi restava se n'è andata, e la triste notizia della perdita d'una persona amica mi ha tolto la voglia di scherzare sulle piccole miserie della città fortunatamente lontanissima. Ho tanti libri da leggere prima che scenda il buio, e tanto mare da guardare dall'alto della scogliera, e a culo tutto il resto. Stacco la spina, almeno finché non s'inventeranno una qualche nuova gabola che mi faccia incazzare sul serio. Prima, però, a beneficio di chi non l'avesse visto voglio qui ricopiare (con piccoli aggiornamenti e soprattutto a futura memoria, trattandosi di storia ancora in evoluzione) l'articolo del Corriere di cui parlavo lo scorso 20 luglio, che non è disponibile on line. La storia si potrebbe balzachianamente intitolare

Une ténébreuse affaire

Dopo le brillanti performances con i direttori del Salone del Libro e del Torino Film Festival, l'insonne ministro Sangiuliano ancora una volta sarebbe pronto a scendere in campo per soccorrere gli amministratori torinesi, compreso il governatore amico Alberto Cirio, onde indirizzarli verso la nomina “giusta”.

Stavolta tocca al Centro per il Restauro della Venaria, che sta rinnovando in questi giorni gli organi sociali, CdA e presidente.

A norma di Statuto, il presidente del Centro è nominato dal ministro della Cultura “su proposta” del presidente della Regione. Insomma, Cirio propone e Sangiuliano dispone. Ma, stando agli inevitabili rumors che sempre accompagnano queste faccende a Torino, Sangiu sarebbe dell'idea di disporre altro da quel che propone Cirio. Cirio, infatti, per la successione del presidente uscente Trucco intende (o intendeva?) proporre il nome di Luisa Papotti, l'ex soprintendente che di recente ha lasciato la carica di presidente della Fondazione Crt per l'Arte in seguito, s'era detto, ai nuovi equilibrii creatisi in Fondazione dopo la presa di potere di Palenzona; oppure, si può ora presumere, come presupposto appunto per il passaggio a Venaria.

Finora Cirio ha puntato su Papotti, che per curriculum e competenze sul campo è senz'altro una figura adeguata al ruolo di presidente di un Centro come quello della Venaria: nomina autorevole sul piano professionale, e senza evidenti coloriture politiche. Sembrava quindi un procedimento facile facile, senza scosse né intoppi. Qualcosa invece s'è inceppato: il ministro avrebbe deciso di non dare il via libera a Papotti, non si sa se per illuminazione divina di Sangiu, o più prosaicamente per l'intervento di qualcuno - forse un alto papavero ministeriale, forse una vivace Sorella d'Italia - che caldeggerebbe un candidato più “fedele alla linea”.

Sarà vero? Sarà falso? Secondo Cirio, “al momento non è vero, perché io non ho ancora parlato con nessuno”. In concreto, mi spiega Cirio, non c'è alcuna presa di posizione ufficiale di Sangiuliano, e i dubbi su Papotti – che “resta comunque un buon candidato”, precisa Cirio – riguarderebbero semmai suoi eventuali residui incarichi in Fondazione Crt, che creerebbero un problema di “opportunità”, essendo la Fondazione Crt uno degli enti che finanziano il Centro per il Restauro. Tuttavia, poiché al momento non mi risulta che Luisa Papotti ricopra un qualsiasi incarico in Fondazione Crt, mi pare di poter concludere dalle parole di Cirio – e certo non saranno parole a vanvera - che la partita è ancora aperta e se prevarranno il buon senso e l'onestà intellettuale il Centro del Restauro sarà guidato da chi sa che cos'è un centro del restauro. Giuro: non sto facendo dell'ironia a buon mercato, è che ogni tanto uno spera di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Va detto, per completezza di cronaca, che sempre alla Venaria – però alla Reggia – nel 2015 fu un ministro di centrosinistra, Franceschini, a imporre a un governatore di centrosinistra, Chiamparino, un direttore, Turetta, senza ricorrere al bando che Chiamparino voleva. Bastò allora la minaccia ministeriale di “rivedere l'impegno” (ovvero tagliare i finanziamenti statali) per la Reggia. Quando ministro comanda, governatore s'adegua.

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