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ILDA CURTI E L'INCREDIBILE COMPLOTTO DI SHARJAH

La delegazione di Sharjah con Ilda Curti al Circolo dei Lettori (la foto l'ho trovata sulla pagina Fb di EquiLibri d'Oriente)
Questa è una storia di un anno fa. Nessuno l'ha mai raccontata. Eppure è la storia più buffa che mi sia capitato di ascoltare da un bel po' di tempo. Così buffa che non mi sembrava vera. Poi ho verificato, ho trovato tre testimoni e alcune foitografie, e alla fine mi sono convinto. E' successo.
Ecco la storia.
Un anno fa arriva al Comune di Torino uno strano invito. Dal ministero della Cultura di Sharjah. Sharjah è uno dei sette emirati arabi del Golfo. Sapete, quelli che galleggiano sul petrolio. Tipo Abu Dhabi. Però con una vocazione speciale. Una vocazione all'arte e alla cultura. Infatti le autorità di Sharjah cercano contatti con città europee che abbiano investito molto in questo campo. Com'è come non è, vengono a sapere che esiste Torino, e che Torino è una capitale culturale. Almeno, così gli dicono. Il ministero decide di informarsi. Mandano un invito al Comune. In Comune nessuno si emoziona. Probabilmente manco sanno che esista, Sharjah. La faccenda, di rimpallo in rimpallo, arriva all'assessore Ilda Curti: in quanto assessore alla Multiculturalità, si presume che il disturbo tocchi a lei. La Curti ci crede, e decide di rispondere. Quelli di Sharjah non aspettano altro. Venga venga, è nostra ospite. L'avventurosa Ilda parte. Arriva a Sharjah, e scopre un mondo. Uno fazzoletto di terra tra mare e deserto, dove 800 mila abitanti ricchissimi investono vagonate di petrodollari in musei, centri culturali, arte, fiere del libro. Un'Atene araba, insomma. Con un sacco di quattrini e una gran voglia di spenderli per qualsiasi cosa sappia di "cultura italiana". Accolgono la Curti come una principessa, le fanno visitare l'emirato, e le raccontano di quanto sono ansiosi di stabilire solidi legami culturali anche con Torino. Lei ringrazia, sta sulle generali, e torna a casa. Naturalmente li invita a ricambiare la visita.
Quelli la prendono in parola. Dopo poche settimane il ministero della Cultura fa sapere che una delegazione verrà a Torino. Panico. Gli arabi si pagano l'aereo, ma si presume che si aspettino ospitalità. Questione di cortesia. La Curti s'informa sul da farsi, ma in Municipio trova scarsa udienza. Gli orizzonti della "politica estera" del Comune di Torino in genere non si spingono oltre Lione, massimo Berlino. A farla breve: dopo suppliche e stress, l'assessora strappa un sì all'ospitalità alberghiera, purché a basso budget. E stop.
Qui comincia la Grande Truffa. La Curti e alcuni funzionari complici in primis vanno da De Giuli a implorare perché alloggi i rappresentanti di Sharjah al Santo Stefano Hotel, ma a prezzi da pensione. Per il buon nome della città, il beneficio viene concesso. Risolto l'alloggio si passa al vitto. Stessa manfrina, stesso risultato: un gruppo di ristoratori sensibili viene convinto ad accogliere gli inviati di Sharjah, senza presentare il conto, o facendosi pagare una cifra abbordabile dalle finanze personali dell'assessora. La quale assessora va a prelevare la delegazione (composta dal direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale presso il ministero dei beni culturali Abdel Aziz Al-Musallam, e dal suo vice Saqr Ahmed Mohammad) all'aeroporto con un'utilitaria elettrica in dotazione all'assessorato. Vabbé, non è la limousine che aveva trovato ad aspettarla al suo arrivo a Sharjah: ma l'astuta Ilda spiega che in Occidente è il massimo dello chic, l'auto elettrica, e che Torino è una città a basso impatto ambientale. Gli arabi sono ammirati. Ma poiché alle cinque del pomeriggio l'autista smonta, per la sera la Curti s'inventa la storia che da noi è più friendly scorrazzare gli ospiti di riguardo con l'auto personale, e si fa prestare una berlina extralusso di proprietà del padre di un suo funzionario, con la quale accompagna personalmente gli ospiti alla scoperta della Torino by night.
Insomma: quelli di Sharjah si fermano a Torino per alcuni giorni convinti di essere capitati in una città di gran signori. Attorno a loro viene costruito dalla Curti e dai funzionari complici un set che crea l'illusione di un'accoglienza degna, giustappunto, di un  emiro. E tutto questo senza che nessuno dei protagonisti (a parte gli inviati di Sharjah) abbia un soldo in tasca. Una storia degna di Totò.
La delegazione visita importanti istituzioni, ammira i nostri musei, scatta un sacco di foto con iPhone d'oro, e incontra vari esponenti della cultura cittadina. Unendo l'utile al dilettevole. Faccio un esempio: l'appuntamento con Patrizia Sandretto viene casualmente fissato all'ora di pranzo, e a casa della signora, così da usufruire di un lunch d'onore a costo zero. In un paio d'occasioni viene anche ingaggiato il consigliere Cassiani, quale "rappresentante della città sensibile alla cultura". i genii della mistificazione non si fanno mancare nulla, manco gli "interpreti ufficiali" reclutati tra i ragazzi - bravissimi - di un'associazione culturale di giovani musulmani. I visitatori arabi sono estasiati sia dalla bellezza e dalla ricchezza culturale di Torino; sia dalla sua principesca ospitalità. Con alcune delle istituzioni contattate stabiliscono rapporti passibili di sviluppi interessanti. Per quel che ne so, la Sandretto ha già in programma una mostra a Sharjah. In altre occasioni va un po' meno bene: una sera la Curti accompagna i due a una cena ufficiale alle Ogr, in occasione del Festival dell'Oralità: lì però nessuno se li fila, un po' perché non sono vestiti da emiri, e un po' perché parlano solo inglese.
A farla breve. Finalmente gli ospiti se ne tornano a Sharjah, auspicando ulteriori incontri e concrete collaborazioni. La Curti rincasa, stremata, e parcheggia la berlina extralusso in strada, ripromettendosi di restituirla l'indomani mattina. L'indomani mattina, quando scende, dell'auto resta solo la carrozzeria. Nella notte ignoti l'hanno svuotata, e hanno portato via pure le ruote.
P.S. Per completezza dell'informazione mi corre l'obbligo di precisare che i ladri lasciarono nell'auto saccheggiata una cosa sola: una copia del libro "Il mal di Torino" di Fabrizio Vespa. Diciamo che l'avevano già letto?

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