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SOLDI PER FILM COMMISSION: GLI ASSESSORI HANNO UN PIANO

La troika del cinema: l'assessore Coppola, Paolo Damilano (presidente Film Commission), Paolo Tenna (direttore Fip)
Come vi ho raccontato nel post precedente, le riprese del film "Press" stanno per finire, e oggi Film Commission ha organizzato una visita sul set, con conseguente conferenza stampa. C'erano i due assessori - Coppola e Braccialarghe - nonché il presidente di Film Commission Paolo Damilano. E alla fine si è parlato, più che di "Press", delle strategie future di Film Commission. I ragazzi di "Press" magari ci sono rimasti un po' male, ma il cinema non è solo arte: è anche - direi soprattutto - maledetti soldi. E mentre l'arte in Italia abbonda, i soldi scarseggiano. Così è stato interessante sentire qualche ragionamento sui soldi per il cinema. Specie perché a ragioanrne sono stati quelli che in ultima analisi devono trovare la grana.
Da sinistra: Coppola, Damilano e Braccialarghe
E' stato Braccialarghe, nel suo intervento, ad affrontare il tema, legato alla situazione della nostra Film Commission.
Le difficoltà economiche sono note. E intanto, dopo un'egemonia durata a lungo, oggi Film Commission Piemonte deve vedersela con la concorrenza sempre più agguerrita di analoghi organismi creati da altre Regioni, con fondi ben superiori. Braccia ha spiegato che la contromossa, per trovare nuove risorse (leggi soldi), è spiegare ai possibili finanziatori privati i vantaggi del tax credit; e al tempo stesso "allargare i soci istituzionali": il che in pratica significa coinvolgere nel sostegno al cinema non soltanto gli assessorati alla Cultura, ma anche quelli al Lavoro e allo Sviluppo economico. Giusto: portare i set in Piemonte significa portare occasioni di lavoro e di guadagno per un gran numero di figure professionali, dagli elettricisti agli osti, per nopn parlar degli attori.
Secondo Braccialarghe, Film Commission dovrà anche ripensare la ripartizione delle risorse: quanto denaro investire per sostenere le produzioni che vengono a girare in Piemonte; e quanto invece destinare alla creazione di professionalità per il cinema. Ovviamente, ha aggiunto Braccialarghe, gli incentivi alle produzioni saranno maggiori se verranno utilizzate maestranze piemontesi.
A questo punto Coppola si riprende la parola e va giù durissimo contro la "concorrenza sleale" delle altre Regioni: quelle a statuto speciale, intanto, piene di soldi; e poi altre (per non fare nomi, la Puglia) che godono di particolari riconoscimenti da parte dell'Ue, per cui possono destinare alle loro Film Commission, in spesa corrente, i fondi europei; cosa che il Piemonte noin può fare (c'è una ragione tecnica, che non sto a spiegarvi perché questo è un post e non un trattato di economia). Lo scaltro Coppola s'è però inventato una gherminella utilizzando lo strumento del tax credit: in sostanza, le aziende (per cominciare, le partecipate pubbliche) possono avere un notevole vantaggio fiscale finanziando il cinema. E per di più, così facendo, dice Coppola, "le tasse piemontesi resteranno sul territorio, investite per il nostro sviluppo". Anche qui, credetemi, può funzionare. Ma a spiegarvi i dettagli faremmo notte; ammesso e non concesso che ne fossi capace.
Dal canto suo il presidente di Film Commission Paolo Damilano non mi è sembrato troppo preoccupato della "concorrenza sleale" delle altre Regioni. "Non mi preoccupano le Film Commission più ricche della nostra, conta di più la qualità del nostro lavoro", dice. Sì, ok, può essere. Però, conoscendo certi produttori cinematografici, credo che anche la cifra scritta in basso a destra abbia il suo bel perché.
E difatti pure Damilano, alla fine, cava dal cilindro un coniglio da un milione di euro: la cifra che si potrebbe ottenere dal settore del vino (soldi che arrivano dai fondi Ue) realizzando in Piemonte film a soggetto enologico (tipo "Un'ottima annata", per capirci). Anche qui è un meccanismo economico-legale complicatissimo: ma alla fine, quei benedetti soldi dell'Europa che noi non possiamo usare direttamente per il cinema, ci arriverebbero con un giro un po' più largo.
Diciamo che ci ho capito il 20 per cento: ma tutti e tre - Coppola, Braccialarghe e Damilano - mi hanno dato l'impressione di sapere di che cosa stavano parlando
Spero di non sbagliarmi.

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