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ETTORE FICO HA UN MUSEO, E NADIA CONTICELLI UN MISTERO INFORMATICO

L'interno del nuovo Museo Ettore Fico in via Cigna: la vetrata si apre sul panorama dell'edilizia contemporanea di barriera
Il pittore della borghesia torinese ha da oggi un museo suo. Per i quadri di Ettore Fico si spalancano orizzonti diversi dall'ornare le pareti di case e studii di medici, avvocati, notai e piccoli e medi imprenditori sabaudi. Artista amatissimo dal pubblico, appunto. Meno da certa critica, lontano com'è sempre stato dalle avanguardie estreme. Comunque, è un bel riconoscimento quello che Fico riceve oggi nella sua città, con l'inaugurazione del museo a lui intitolato. Splendido spazio, tra l'altro, in via Cigna 114, quasi avamposto culturale in una barriera che sta cambiando: in una ex fabbrica splendidamente ristrutturata. Nasce per iniziativa privata: la vedova dell'artista, Ines, tramite la Fondazione Ettore Fico, ha finanziato l'intera operazione, con un piccolo appoggio dalla Regione. La spesa totale - tra acquisto dell'ex fabbrica e ristrutturazione integrale - non è stata neppure altissima: tre milioni di euro, mi dicono, per duemila metri quadrati di museo che ospiterà mostre temporanee ma anche attività culturali e di spettacolo, iniziative per il quartiere, e quant'altro, comprese eventuali convention a pagamento per aziende che vogliano sfruttre questa nuova, affascinante location.
Il programma espositivo si apre con un'antologica di oltre duecento opere di Fico, in gran parte prestate da collezionisti torinesi. Il museo è diretto da Andrea Busto, che con Giuseppe Galimi è stato il motore del progetto. Apertura dal mercoledì alla domenica, dalle 11 alle 19 (il giovedì fino alle 22).
All'inaugurazione c'erano sia Fassino, sia la presidente della Circoscrizione 6, la mitica Conticelli.
Fassino è scappato via presto (dovendo andare a Parigi ad impedire che quei due si prendano a rasoiate),
La Conticelli invece s'è fermata e mi ha chiesto di prendere un caffé e mi ha spiegato il suo punto di vista sulla celebre minchiata. In sostanza aveva capito che la mia richiesta di dimissioni nascesse dal suo doppio incarico in  Circoscrizione e in Regione. Le ho risposto che non può fregarmene di meno di quanti incarichi abbia, purché, come lei ha mi ha assicurato, intaschi un solo stipendio; le ho quindi precisato che la richiesta di dimissioni nasce dal fatto che lei, nella storia del manifesto Lgbte, ha commesso una minchiata.
Conticelli mi ha spiegato che gli organizzatori della mostra non avevano sottoposto alla dovuta approvazione il manifesto prima di postarlo in giro per la rete, compresa la sua pagina Fb (sua di Conticelli), proprio mentre lei era in vacanza a Rodi e non vedeva Fb. Mi ha anche detto, la Conticelli, che sulla sua bacheca Fb c'è il blocco che impedisce ad altri di postare alcunché senza autorizzazione; e che non riesce a capire (lei, Conticelli), come gli organizzatori della mostra Lgbte siano riusciti ad eludere tale blocco. Il mistero diventa quindi informatico.
Ci siamo lasciati in discreta armonia, benché la Conticelli abbia precisato che dimetterà dalla presidenza della Circoscrizione soltanto dopo aver concluso certi importanti progetti già avviati, e in ossequio allo statuto del Pd che vieta le doppie cariche esecutive; mentre io le ho ribadito che, dal mio punto di vista, chi commette una minchiata si deve dimettere seduta stante, per responsabilità oggettiva.
 Però è stata una conversazione molto cortese.


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