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VANELLI E GLI ALTRI: UNA LETTERA DI FABRIZIO GARGARONE

Un amico che stimo, Fabrizio Gargarone, mi ha scritto alcune riflessioni che posso condividere o non condividere, ma che - sono pronto a scommetterlo - infastidiranno un sacco di persone. Di conseguenza, com'è ovvio, pubblico integralmente la sua mail.

Dirigenti, si chiude un ciclo

Fabrizio Gargarone

Dal primo gennaio è in pensione (o forse no, dato che le decisioni cambiano di giorno in giorno), spedito dal neo ministro alla cultura Franceschini, Alberto Vanelli.
Certo molti lettori di questo fortino culturale culturale che si chiama Gabosutorino lo conoscono ma mi piace raccontarlo ai pivelli.
E' la persona che ha creato o gestito o diretto la Reggia di Venaria, il Castello di Rivoli, Italia 150 e così via. Uno di quei dirigenti con la D maiuscola.
Ne scrivo perché la sua fine professionale (forse posticipata di un annetto, vedremo) mi pare l'ultima di una serie che va a chiudere un ciclo di Dirigenti come Martina e Vaciago, ad esempio,  che hanno incarnato sul nostro territorio un approccio alla cosa pubblica molto diverso dall'attuale.
Parlo di persone competenti, capaci, appassionate  nel nome del bene pubblico inteso come fare bene le cose per tutti.
Anche a ogni costo, con ogni invenzione, prendendosi responsabilità anche e sopratutto non retribuite. In una parola rischi che a volte portano anche fino alle aule del tribunale.
Già sento i primi commenti tipo: "Quelli erano altri tempi!".
Erano altri tempi? Sicuro. Ma non ricordo un momento in cui ci siano stati "troppi soldi" per la cultura, ("nessuno è mai troppo magro o troppo ricco"  diceva Wallis Simpson) e per fare tornare i conti è sempre stato necessario essere in grado di muoversi  tra  zone grigie di leggi, leggine e bilanci.
Oggi, quei dirigenti importanti almeno quanto gli assessori con cui lavoravano, non ci sono più.
Con il declino della politica nazionale e locale e gli inchini dei "rappresentanti del popolo" anche di fronte al più incapace dei magistrati, di fronte alla retorica del "cittadino che sa tutto e vigila", è giunto il momento d'oro dei dirigenti da palude, terrorizzati da ogni firma da mettere su un foglio per la paura non degli effetti pubblici ma sul proprio privato. Ignavi quando va bene, incompetenti di norma, attenti solo ai propri scatti di carriera e a non finire in qualche guaio.
In questo ambiente premiale in modo inversamente proporzionale al lavoro, gli individui che hanno voglia di fare non possono starci. Infatti la fuga (e a volte la spedizione fuori dai piedi) di quelli capaci è iniziata con il Chiamparino bis, quando i segni del futuro prossimo erano già piuttosto chiari, una volta accantonata l'epoca dei piani strategici e della progettualità.
Oggi ci rimangono simulacri di Città e Regione.  Torino ha un sindaco che certamente è politico capace ma pare distratto.
In Regione Chiamparino ha perso i superpoteri del buon uomo dell'esageruma nen, e non riesce più a mettere a fuoco il proprio ruolo politico e pubblico. E pure lui trasmette un'idea di vita alla giornata.
Non si vede al'orizzonte nessuna idea di Città o Regione. Zero progettualità. Sembra che tutti sappiano, dai Presidenti all'ultimo dipendente che si tratta solo di far passare del tempo fino a un'inevitabile brutto finale o all'arrivo di qualche, molto improbabile, evento salvifico.
E' proprio in questo scenario fallimentare e farsesco (vedi ad esempio FIAT,  simbolo del Paese che va all'estero per non pagare le tasse come l'ultimo dei poveracci) che servirebbero almeno i Vanelli, i Vaciago e compagnia bella. Gente senza paura  di finire sui fogli dei magistrati o sui banchi dei tribunali pur di portare avanti un'idea di bene pubblico e di territorio, non passacarte fuori dal mondo, utili solo ai cazzi propri. 
 Fabrizio Gargarone, che scrive a Gabo a  titolo chiaramente personale



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