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PAUTASSO'S PICKS: UNA GARBATA RISPOSTA ALL'ASPRONI

Challenging: Patrizia Asproni

Le meraviglie della contemporaneità. La comunicazione corre in mille rivoli. Una simpatica discussione con la presidente della Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni a proposito della mostra erroenamente definita "di Modigliani" alla Gam nasce da un mio post sul blog, trova una replica in un articolo di Asproni su Repubblica Torino, e una mia controreplica sulle pagine di TorinoSette. Multicanale, insomma. Riepilogo la storia.

Pochissimi Modigliani

Il 13 marzo pubblico su questo blog il post intitolato "Parigi e Modigliani. Pochissimi Modigliani", parafrasando il celebre libro di Aldo Busi "Cazzi e canguri. Pochissimi canguri". Nell'articoletto sostengo che può essere rischioso - in termini di soddisfazione delle aspettative del visitatore medio - pubblicizzare come "di Modigliani" una mostra dove su 90 opere soltanto 8 sono dipinti di Modigliani.
Asproni replica su Repubblica del 16 marzo, tramite la sua rubrica del lunedì  "President's Picks": in sostanza, dice, una grande mostra non si giudica dal numero dei quadri esposti, ed è doveroso "formare un pubblico nuovo e più maturo". 
Da perfetto cavaliere pubblico per intero l'articolo presidenziale. Oltretutto scritto con garbo, seppur non convincente.

President's Picks: Una grande mostra non si giudica dal numero delle opere esposte

"Qual è realmente la misura del grado di soddisfazione che una mostra può ingenerare nei suoi visitatori? Viene da chiederselo quando si incrociano – non di rado- recensioni o commenti che profetizzano la delusione del pubblico per non trovare diretta (nella percezione) corrispondenza tra il titolo e il contenuto dell'esibizione. Ne ho letto in questi giorni a proposito di “Modigliani e la Bohème di Parigi”, appena inaugurata alla Gam, tacciata di riportare un “naming” fuorviante per la sola (!) presenza di otto dipinti, una dozzina di disegni e due sculture dell’artista fra opere di altri (che sono,giusto per ricordarne qualcuno, Brancusi, Chagall, Picasso, Max Jacob, Derain...) e che rischia (così qualcuno ne scrive..) per questa ragione di incontrare la contrarietà degli appassionati di Modì. Dunque se il visitatore legge Modigliani, è quanto meno una sfilza di Modigliani (e unicamente) che vuol trovarsi di fronte. Ma davvero, tornando alla domanda, rispondere alla "desiderata quantità” è il massimo obiettivo che un allestimento può prefiggersi? Io credo proprio di no, e anzi mi pare una prospettiva decisamente poco “challenging”. Apparirà addirittura avveniristico, ma la ricetta per l’engagement – mantra di curatori e istituzioni culturali del nuovo millennio – risiede a mio avviso ben altrove che in un’ipotetica carrellata di cinquanta, cento opere di un autore magari rigorosamente disposte in ordine cronologico. Alla Gam non si raccontano semplicemente vita e opere di Modigliani, ma l’intreccio tra il suo straordinario percorso personale e la storia, i luoghi, le correnti e le influenze della stagione artistica che egli ha vissuto, dal suo stesso punto di vista. Oggi che siamo chiamati a formare un pubblico più maturo e consapevole, dovremmo invece soffermarci sulla capacità di realizzare grandi mostre (e non solo mostre grandi) secondo una visione più moderna del concetto, che non richiami solo e sempre alla quantità e all’enciclopedismo. Questa è la sfida più vera: offrire ai visitatori una possibilità di racconto, e non solo di contemplazione, e farlo non solo con molti (quantità non sempre è sinonimo di qualità ) quadri alle pareti, ma con allestimenti suggestivi e intelligenti, didascalie e testi ben pensati, ambientazioni e luci che valorizzino le opere in esposizione. Perché chi varca la soglia di una mostra non abbia la sensazione di riconoscere l'artista che ama, ma piuttosto di scoprirlo di nuovo".

Pautasso's Picks: Non sarà challenging, ma mi a l'ai pagà 'l bjet!

Belle parole. Brava Patrizia. Però tu stai nell'empireo dell'arte, dove l'"engagement" è tutto. Purtroppo in questo mondo barotto bisogna anche fare i conti della serva; e fare i conti con il signor Pautasso che - tratto in inganno dal "naming" ("ommimì, cosa sareisa il naming?") - viene su da Pancalieri per "vedere Modigliani", e se paga il biglietto della Gam e dentro non ci trova abbastanza Modigliani, magari s'incazza pure un filo, perché lui è venuto su da Pancalieri e voleva vedere Modigliani, e gliene frega assai che tu ritenga poco "challenging" dargli ciò che lui - a torto o a ragione - si aspetta.
Capisci, Patrizia mia bella? Quelli pagano il biglietto e poi s'incazzano e dicono agli amici che la mostra è una fregatura, e gli amici di Pancalieri e magari anche quelli di Cavallermaggiore decidono che non val la pena di andare fino a Torino per la mostra, perché Pautasso ha detto che è una fregatura. Né ci viene il pubblico internazionale, che quei quadri lì se li va a vedere al Centre Pompidou ogni volta che gli prende il ghiribizzo. E allora tu come fai l'anno prossimo a sbandierare risultati sempre più brillanti? Per lo stesso "engagement" hai già toppato con la mostra dei disegni di Lichtenstein (il signor Pautasso voleva i quadri, accidentaccio a lui...). E occhio, perché se Pautasso comincia a pensare che alla Gam becca soltanto buggerature, Patrizia cara, voialtri state freschi. E dopo Pautasso s'incazza pure Fassino.
Così a mia volta stamattina su TorinoSette ho pubblicato questa mia sommessa replica alla replica. Con grande affetto.

Commenti

  1. L'unico piacere che ho provato alla mostra è stato quello di vedere opere dal vivo in un momento in cui non posso viaggiare molto per musei. Per il resto ho avuto l'impressione di trovarmi dentro un Bignami illustrato. Ai manager insegnano che le mostre sono un'occasione per accostare opere di provenienze diverse e farle dialogare in modo intelligente e qualche volta nuovo (perché nei casi fortunati le mostre sono anche un'occasione di studio e ricerca)? Una mostra è un punto di vista, non un manualetto. E Pautasso, anche se piace a tutti noi snob disprezzarlo di tanto in tanto, portebbe anche trovare gusto nell'imparare qualcosa se ci si impegnasse a essere didattici.

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