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PRIMA LETTERA DALLA SCOGLIERA: LA REGOLA DEL KAPPA


Oggi al Museo del Risorgimento si svolge l'evento "Stati generali della Cultura", organizzato da "Il Sole 24 Ore". Ci sono tutti i barbapapà al gran completo, quindi se ne potranno sentire di ogni. Io sono già felicemente in salvo nella casa sulla scogliera, ma mentre preparo il gazpacho presterò un pur distratto ascolto alla diretta streaming (al link www.ilsole24ore.com/stati-generali-cultura-2022) sperando di intercettare qualche idea originale. Intanto mi sono portato avanti con il lavoro: l'inchiestina che ho co-firmato con il collega Christian Benna sul Corriere di ieri tratta per l'appunto uno dei temi all'ordine del giorno degli Stati Generali, ovvero l'intervento dei privati nella cultura.

E a proposito di privati e cultura, mi preme ancora una volta sottolineare che pure quest'anno il Kappa Futur Festival  ha fatto il botto: 85 mila presenze nei tre giorni al Parco Dora, pubblico composto per circa la metà da stranieri provenienti da 105 nazioni - in maggioranza Francia, Germania e Gran Bretagna, ma c'era chi arrivava da Corea del Sud o Yemen. Nel mio piccolo, ho verificato le ricadute: ieri all'aeroporto di Caselle ero circondato da tizi reduci dal Festival che se ne tornavano a casetta lorostanchi ma felici per le nottate in bianco. Solo sul mio aereo, Torino-Cagliari, erano ben identificabili i kappisti in trasferta: ne ho contati una dozzina.
Il Kappa è organizzato da una società privata, Movement Entertainment, guidata da un visionario come Maurizio Vitale jr, e probabilmente è questa - imprenditoria privata e visionarietà - la formula del suo successo: costa 5 milioni tutto compreso - dai cachet degli artisti ai quattro megapalchi, all'allestimento dell'area di tecnologica avanguardia. Biglietti e sponsorizzazioni (vere: tipo la Jaegermeister) garantiscono un soddisfacente equilibrio economico. Ora l'amministrazione Lo Russo s'è accorta - a differenza delle precedenti - del peso di questo festival, e vorrebbe coinvolgerlo nel progetto - che sta prendendo corpo - di una Music Commission e di un grande Festival estivo. Va dà sé che Vitale, come altri promoter oggi all'attenzione degli assessori Purchia e Carretta, ha le carte in regola per dire la sua in materia. Ascoltare gente esperta è senz'altro una buona strategia: a condizione che l'intervento pubblico non alteri la natura di manifestazioni ormai radicate, con caratteri e pubblici propri, e che di nulla hanno necessità, se non di essere messe nelle migliori condizioni ambientali per crescere ancora. Così il progetto potrebbe funzionare: purché chi sa e fa non sia costretto - in ossequio ad alchimie di corridoio - a confrontarsi con i dilettanti. Anche no, grazie. Abbiamo già dato.

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