Giovedì scorso è andato in scena l'ultimo atto (per ora..) della pantomima Todays: l'incontro fra gli assessori Carretta e Purchia e gli operatori musicali. Le puntate precedenti le trovate a questo e questo link. Qui sotto invece ripubblico il commento uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:
E così, dopo il disastro, gli apprendisti stregoni si sono aggrappati ai professionisti veri che con la musica dal vivo ci lavorano da sempre. Un'onesta richiesta di aiuto, benché dissimulata come «tavolo di confronto per condividere idee, progetti e proposte che possano contribuire a valorizzare ulteriormente il nostro territorio in ambito musicale»; laddove meglio sarebbe stato fare tesoro di «idee, progetti e proposte» degli addetti ai lavori prima che Todays naufragasse nel ridicolo di un bando tardivo e sballato, vero peccato capitale degli apprendisti stregoni, oltre beninteso alla luciferina convinzione di sapere come si fa, quando con tutta evidenza non sapevano un bel niente.
Ma tant'è, meglio tardi che mai. Gli assessori stavolta hanno abdicato al so-tutto-io rassegnandosi ad ascoltare i suggerimenti degli operatori più seri e accreditati. Ascolto benedetto e lodevole, sebbene dettato dalla consapevolezza d'essersi ficcati in un maledetto ginepraio.
La buona notizia è che, a quanto ci è dato di capire, il Comune rinuncia a Todays, almeno per quest'anno, e di conseguenza si libera una mezza milionata di euro che si potrebbe impiegare in modo più costruttivo: i consigli degli addetti ai lavori sono sensati, e sempre gli stessi - sostenere la musica di base, potenziare l'esistente, progettare insieme – detti e ridetti ma finora inascoltati perché collidevano con la smania dell'amministrazione di intestarsi un proprio festival. Nato per un capriccio dirigista di Fassino che voleva rimpiazzare Traffic con un festival di proprietà comunale, Todays è rimasto da allora un giocattolo di Palazzo Civico, gestito secondo gli umori del momento.
Tuttavia, per onestà intellettuale, è giusto ridimensionare l'accusa agli attuali assessori di avere «ucciso Todays». Semmai gli hanno dato il colpo di grazia. Deprimente l'edizione dell'anno scorso (15.992 biglietti in sette sere, ovvero 2.284,5 per sera, che sottraendo i 7.500 per l'unico grande concerto in cartellone, i Massive Attack, precipitano a 8.492 in sei sere, circa 1.415 per sera), ma non è che prima Todays attraesse le folle: nel 2023, ultima edizione firmata Gozzi, i biglietti furono in totale 5.584, che divisi per tre giorni di Festival fanno 1.861 al giorno. Tutti dati Siae. Spesa del Comune: 650 mila euro nel 2024, 700 mila nel 2023.
A fronte di questi numeri, qualsiasi imprenditore si domanderebbe se Todays risponda a un'effettiva richiesta del mercato.
Ma non è detto che debba per forza andare così: anche il Torino Jazz Festival – altro giocattolo inventato da Fassino – ha sofferto per anni dello stesso male, creatura malaticcia e d'incerta identità nelle mani degli assessori che si sono succeduti al suo capezzale propinandogli cure sempre diverse e sempre devastanti, finché non ha imboccato la strada giusta, l'unica che porta a qualcosa di positivo: la collaborazione stretta con le migliori realtà del territorio che oggi partecipano, contribuiscono al cartellone, ospitano i concerti. E, guarda un po', adesso il Torino Jazz Festival nel suo piccolo funziona, ha un seguito e una credibilità.
Da quel modello si potrebbe in futuro ripartire per un «nuovo» Todays, ammesso e non concesso che se ne avverta l'impellente necessità. Già, perché c'è una differenza fondativa tra Todays e Torino Jazz. Quando Fassino s'inventò Torino Jazz, in città non esisteva un festival jazzistico di un qualche rilievo; mentre di festival indie, techno, avant-pop, rock e compagnia suonante ne abbiamo eccome. Belli, sani, amati dal pubblico. E allora che andiamo cercando? Un festival in agosto, da 1.800 persone al giorno? Vabbè, facciamoci del male.
Mi permetto di dissentire, non abbiamo altri festival sullo stesso genere del Todays: c2c fa un genere molto specifico comunque collegato alla musica elettronica, il Kappa fa sostanzialmente techno, il Flowers è per il 90% musica Indie italiana da classifica, Stupinigi è pop un po' becero. Sul rock alternativo a Torino internazionale c'era solo questo (mentre ne esistono parecchi di analoghi in altre città italiane, dove lì a fare la differenza è il talento e il gusto per la scoperta di chi li organizza)
RispondiEliminaSpazio 211 ha tirato fuori un suo nuovo, piccolo e onestissimo festival
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