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COTA, VALERIONE & L'IMPORTANZA DI CHIEDERE SCUSA

Soldi ben spesi per garantirci Valerio Cattaneo e Roberto Cota, due teste d'uovo alla guida della Regione Piemonte
Ho un'unica cosa in comune con il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo. Entrambi abbiamo battuto una nasata contro la porta a vetri del Museo dell'Auto, il giorno della riapertura. Però, se ben ricordo, lui s'è rotto il naso, io no. Per il resto non lo conosco, non so nulla di lui, e non sento la necessità di saperne di più. Dall'indagine su Rimborsopoli (un termine miserabile almeno quanto la vicenda cui si riferisce) apprendo che il Valerio viaggiatore - vagabondo da Pdl a Fratelli d'Italia a Ncd - ama vestire bene (oltre 6 mila euro di spese a carico nostro da Olympic e Vuitton) e mangiare meglio (quasi 40 mila euro in ristoranti, sempre di tasca dei contribuenti). Ma in ciò non si distingue dalla stragrande maggioranza dei suoi coboldi in Consiglio regionale. Cattaneo s'è invece distinto dai compari perché, in un sussulto di coscienza, qualche giorno fa ha "chiesto scusa ai piemontesi". Beh, proprio scusa no: in realtà, Valerio nostro ha ammesso che, in caso di rinvio a giudizio, "potrebbe" - e sottolineo "potrebbe" - prendere in considerazione l'idea di dimettersi. E che la politica (non lui: "la politica") dovrebbe chiedere scusa ai piemontesi. E no, Valerione dal naso rotto, non funziona così: se si dovesse accertare eccetera eccetera, non basterà chiedere scusa: quelli che hanno rubato se ne vanno al gabbio diritti filati. Scuse non accettate. Quando all'ipotesi di dimettersi, caro Valerione, non è una tua gentile concessione: per un politico indagato non c'è alternativa alle dimissioni, nei Paesi civili.
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Separati dalla nascita: Cattaneo e, a sinistra, il Dottor Male

Almeno, però, Cattaneo ha dimostrato nei fatti di non essere il Dottor Male di "Austin Powers", ma soltanto il suo fratello gemello separato dalla nascita. Quindi ha fatto la mossa di accennare all'eventualità di chiedere scusa. I suoi compari invece tacciono, e se del caso s'incazzano, e a volte alzano le mani, come lo straordinario FMB, il figlio d'arte prestato dalla politica al wrestling. E poi c'è lui, il Senza Vergogna. L'unico, il solo, l'inimitabile Uomo con le Mutande Verdi. Roberto Cota, per motivi oscuri ai più tuttora presidente della Regione Piemonte, nella conferenza stampa di fine anno ha risposto, ai molestatori che gli chiedevano notizie sulle sue mutande: "Non ho nulla di cui vergognarmi". E ci mancherebbe, che un Senza Vergogna si vergognasse. Vi riporto il testo dell'Ansa, perché mi pare un capolavoro: "Lavoro nell'interesse della Regione e sto affrontando tutto cercando di rispondere al meglio ai bisogni concreti dei piemontesi". Il governatore del Piemonte, Roberto Cota, replica così ai giornalisti che, nella conferenza stampa di fine anno, gli hanno chiesto come intende affrontare nel 2014 le vicende giudiziarie relative ai cosiddetti rimborsi facili e alla regolarità del voto del 2010. "Sono il presidente della Regione Piemonte - aggiunge - e cerco di fare al meglio il mio lavoro". E figuriamoci se lo faceva al peggio... Qualche giorno fa, il Genio di Novara aveva scatenato in propria difesa l'Arma Finale, smascherando pubblicamente il "Gomblotto dell'Agnolotto" ordito ai suoi danni dai poteri forti (Cia, Mossad, Eataly e Confraternita della Bagna Caoda).
Per queste e altre belle prove d'artista, il presidente della Giunta Cota e quello del Consiglio Cattaneo, rispetto ai semplici consiglieri regionali, godono di un’indennità di funzione di 2.700 euro mensili, che vanno a sommarsi a quelli dell’indennità di carica (6.600) e ai rimborsi forfettari (4.500). In totale 13.800 euro.

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