Passa ai contenuti principali

MAO, IL DILEMMA DEMOCRATICO: BANDO O CARTA DA CESSO?

Avevo deciso di prendermi una vacanza. Ma c'è questa storia del Mao che continua a ronzarmi per la capoccia. Prima di partire per i miei agresti ozi, ne avevo discusso con la presidente di Torino Musei, convincendola a rilasciarmi una dichiarazione scritta, che qui vi riporto: "Il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità, nel pieno rispetto dei requisiti contenuti nell’avviso di selezione e delle proprie prerogative  la nomina del dott. Marco Biscione quale Direttore del Mao alla luce in particolare della sua pluriennale esperienza di manager nella direzione e gestione di musei, caratteristica non posseduta da alcuno degli altri candidati individuati dalla Commissione. In ogni caso le adeguate e necessarie competenze orientalistiche all’interno del Mao sono assicurate dai conservatori".
Di più. Nel corso della nostra conversazione, ho domandato a Patriziona come giustificasse il fatto che la scelta per la direzione del Mao fosse caduta proprio su Marco Biscione, benché fosse sprovvisto di uno dei requisiti richiesti da bando, ovvero le "competenze orientalistiche". Nella dichiarazione scritta Patrizia Asproni afferma che tali competenze non sono necessarie, in quanto "assicurate dai conservatori". A voce, Patrizia ha anche negato che tale requisito fosse previsto dal bando.

Cosa chiedeva il bando

Questo particolare mi è rimasto in testa. E sono andato a controllare il bando. Tale bando non è più disponibile sul sito del Mao; però è ancora on line (per il momento) su quello della Fondazione Torino Musei. Come tutti possono leggere, nel bando alla voce "requisiti"  c'è scritto proprio "competenze di alto livello scientifico in storia dell'arte, archeologia, lingue orientali ed economia e management dei beni culturali".
Ora, converrete con me che questi cercavano un novello Leonardo. Voglio dire: è una bella pretesa, trovare uno con caratteristiche tanto ampie quanto variegate. Io avrei limitato le richieste. Ma il bando non l'ho fatto io, l'hanno fatto loro. E qui sta il problema.

Cosa volevano lorsignori

Se ti impegni per iscritto, poi carta canta e villan dorme. Non è che scrivi una cosa (tipo  che pretendi
"competenze di alto livello scientifico in storia dell'arte, archeologia, lingue orientali ed economia e management dei beni culturali") e poi, quando trovi (qui faccio uno sforzo di buona fede, e scrivo "trovi" ipotizzando che non ci fosse niente di combinato) quando trovi uno che ritieni abbia le "competenze di economia e management", ovvero le uniche che davvero ti interessano, ah beh, allora tutto il resto non conta.
Non conta sta benamata ceppa.

Il dilemma democratico

Perché delle due l'una:
1) o ti scegli il direttore che ritieni utile per raggiungere i tuoi obiettivi, lo chiami, lo nomini, e ti assumi la responsabilità politica della tua scelta;
2) oppure sei un cacasotto che non ha il coraggio delle proprie decisioni, e allora fai il bando per sgravarti la coscienza e la fedina: però quel che è scritto e scritto, e non puoi arrangiarti le cose come meglio ti comoda.
In altre parole. Comincio ad averne pieni i coglioni di queste pantomime di "trasparenza" che non mi interessano, e un po' mi irritano. Semmai, gradirei efficienza e assunzione di responsabilità.
E soprattutto rispetto della legge. Pacta sunt servanda. 
O almeno scriveteli bene, questi dannati bandi.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...