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THAT'S THE PRESS, BABY: UNA LETTERA SUL POTERE

Solito pollaio, ieri in Sala Rossa. Le opposizioni avevano presentato una interpellanza generale sulla storia del "voto popolare" per i progetti di AxTo. Io mi annoio mortalmente, ormai, a seguire quelle inutili pantomime: sembra di stare al bar Sport l'indomani di Real Madrid-Juve. Gli juventini dicono che il rigore non c'era, gli anti-juventini dicono che c'era, e non si metteranno mai d'accordo per il semplice motivo che non gliene frega una cippalippa di mettersi d'accordo: l'importante è avere ragione, e soprattutto che gli altri abbiano torto. 

Il dibattito sulla minchiata

Ad ogni modo, se siete davvero interessati all'alto dibattito, vi linko un discreto resoconto che sintetizza le diverse, e prevedibilissime, posizioni. A me francamente non me può fregare di meno: ciò che penso di quella minchiata l'ho scritto, e non vale la pena di ripeterlo. Non mi interessa di avere ragione o torto. Ho pure raccontato com'è andata a finire, ho detto all'assessore Giusta - propugnatore della "votazione popolare" on line - ciò che ritenevo doveroso dirgli, e ieri Giusta ha persino chiarito l'unico dubbio che ancora mi rimaneva sulla ridicola vicenda: ha spiegato in maniera per me sufficiente come si è arrivati alla scelta della piattaforma usata per l'operazione, e ha garantito che i dati sensibili raccolti non verranno utilizzati a fini commerciali. Ha addirittura ammesso che forse, ma forse, si poteva fare meglio; e apprezzo lo sforzo erculeo. Quindi mi ritengo soddisfatto, e per il resto si regolino un po' come gli pare. Per quel che me ne fotte di questa società, i soldi pubblici possono pure distribuirli con una riffa.

L'opposizione che dorme

Non sono per nulla soddisfatto, invece, del lavoro di lorsignori.
Ma porcazozza:  l'interpellanza delle opposizioni è datata 30 marzo. Il termine per la presentazione delle domande di contributo è scaduto il 10 ottobre scorso. Il "plebiscito on line" (9637 votanti, davvero un plebiscito...) si è svolto dal 2 al 23 marzo. Io lo scopro verso metà marzo - metti il 10 - perché mi casca sotto gli occhi un post su Facebook di un conoscente che spiega come e qualmente lo consideri una puttanata. E già qui: sono un cittadino mediamente disattento, come la maggioranza dei cittadini: è mai possibile che le puttanate, in questa città, debba sempre saperle da Facebook? E comunque non sta a me scoprire le puttanate. Lo faccio per hobby, se e quando mi capita; però pago degli addetti (in gergo "l'opposizione") il cui lavoro sarebbe, fra l'altro, vigilare sulle puttanate. Stiamo freschi. La puttanata in oggetto ha avuto un suo laborioso iter amministrativo diligentemente descritto nell'interpellanza generale, e i miei stipendiati non se ne sono accorti, o quantomeno non hanno banfato. Mi vien da pensare a Melampo, il can da guardia di Pinocchio.
Ad ogni modo: il 18 marzo (sei giorni prima della chiusura delle consultazioni on line) pubblico sul Corriere un articolo in cui do conto della puttanata. La cosa sembra finire lì. I mastini dell'informazione sorvolano placidi. I mastini dell'opposizione pure. Salvo svegliarsi dopo dodici giorni. Giorni, presumo, di drammatici rovelli. Che faccio? Presento un'interpellanza? Non la presento? Mi si nota di più se non presento l'interpellanza, o se la presento e poi in aula sto per i fatti miei, con l'aria assorta? Alla fine, presentano l'interpellanza. Il 30 marzo. Di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno.
Ma soprattutto: è mai possibile, o corpo d'un cane, che le puttanate in codesto reame uno se le debba andare a cercare personalmente? Per che cosa vi pago? Siete voi che dovete controllare. Siete voi che dovete dirmi se c'è qualcosa che forse non va, e farvi carico di denunciare e opporvi. Vi chiamate opposizione mica per niente. Siete l'opposizione? E allora fatela, perlamadonna. Quel che non funziona non dovete scoprirlo sui giornali. Siete nel Palazzo tutti i santi giorni, bazzicate aule e commissioni, accedete agli atti, vi passano sotto il naso delibere e determine. E allora leggetele, checcazzo! O pensate che vi pago per leggere la Gazzetta dello Sport? Ancora ieri uno dell'opposizione parlava di "finanziamenti di tre-quattromila euro": ma quali tre-quattromila, sono finanziamenti da 50-100 mila euro, c'è scritto chiaro, dove cazzo vivi?

Giornalisti vil razza dannata

Da questa prima e pacata considerazione ne discende una seconda.
Nel corso dell'alato dibattito, un consigliere di maggioranza ha letto con voce profonda e bene impostata un infervorato j'accuse contro, indovinate chi?, i giornalisti. Ettepareva. 
Il sullodato consigliere di maggioranza ha infatti ricostruito con brillantezza il meccanismo perverso per cui, a suo avviso, "si parte da un'ideuzza del partito e la si mette in azione attraverso quei soggetti nostalgici che temono di perdere privilegi con l'avvento dei pericolosi cinquestelle. La si cucina bene sui media e la si dà per dimostrata in dichiarazioni ai giornali e articoli estesi da fini scrittori amici che hanno a cuore lo stesso vecchio mondo e sono travolti dalla stessa nostalgia".

Un chiarimento garbato, senza vaffanculo

Ma volessiddio che "si parte da un'ideuzza di partito". Ciò significherebbe che in questa città c'è ancora un partito, uno qualsiasi, che ha almeno un'ideuzza. 
Detto ciò, riporto la dichiarazione del consigliere di maggioranza perché sintomatica di come la politica concepisca oggi l'informazione. Non intendo difendere la categoria dei giornalisti, che non amo e, per quanto possibile, non bazzico. Posso però dire come la vedo io. Tanto per chiarirla una volta per tutte. 
Io mi scelgo gli amici che mi piacciono. Dunque non me li scelgo fra i politici. Ai politici io faccio le pulci. L'intero arco costituzionale mi ha garantito, mi garantisce e mi garantirà un inesauribile repertorio di minchiate, e una sopportabile quantità di maledizioni. Negli anni, e a seconda di quel che scrivevo, mi hanno dato del fascista, del comunista, del democristiano, del leghista, del forzitaliota, del grillino, del piddino. Maggioranze e opposizioni unite nella lotta: ciascuno, a seconda della convenienza di bottega, mi colloca sulla barricata degli altri.
"That's the press, baby". Humphrey Bogart in "L'ultima minaccia"
Quello che lorsignori non capiscono - né capiranno mai perché i loro neuroni non sono programmati per capirlo - è che io non sto sulle barricate di nessuno. Sto a casa mia, dove vige il principio della dignità, dell'autonomia di pensiero, dell'indipendenza. E dove mi hanno insegnato a distinguere i bravi e i coglioni, e a chiamare i coglioni col loro nome.
Il solo privilegio che ne ho cavato - a parte un innegabile divertimento - è stato quello, immenso, di non piacere lorsignori; e quello, ancora più immenso, di piacere a qualche lettore. Così deve essere. Ve lo ricordate Bogey? "E' la stampa, bellezza. E tu non puoi farci niente. Niente!". Sì, in queste cose io sono un inguaribile nostalgico.
Quindi lorsignori se ne facciano una ragione. Non cambierò registro adesso, soltanto perché è cambiata la quindicina e nuovi so-tutto-io hanno rimpiazzato i vecchi. Il potere non cambia. 
E il "fine scrittore" continuerà a scrivere. Finché morte non ci separi.

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