Passa ai contenuti principali

PIU' SPETTATORI, MENO INCASSI: LA "TENDENZA POSITIVA" DEL REGIO

Sappiamo infine com'è andata la campagna abbonamenti del Regio.
È arrivato dall'ufficio stampa del Teatro un comunicato dal titolo "
Tendenza positiva per la vendita di abbonamenti e biglietti alla Stagione 2018-2019" che ho commentato stamattina sul Corriere (ecco il link) e che volentieri pubblico anche qui:

La vendita degli abbonamenti ha riscontrato una tendenza positiva rispetto alla Stagione 2017-2018. Il dato è di 9.050 abbonamenti venduti da maggio a dicembre 2018 con un incasso di 3.347.738,20 euro contro gli 8.934 venduti nella scorsa Stagione con un incasso di 3.433.966,80 euro.

("Tendenza positiva", scrive l'ufficio stampa: affermazione un pizzico ottimista. Hanno venduto più abbonamenti, ma evidentemente a prezzi ribassati. Rispetto all'anno scorso, hanno incassato 86.228 euro in meno. Mi domando perché il mio macellaio non vende il filetto a 6 euro il chilo: ne smercerebbe delle tonnellate. NdG).

Anche la vendita dei biglietti singoli registra una tendenza positiva: da luglio a dicembre 2018 sono stati venduti 49.427 biglietti con un incasso di 2.012.245,16 euro. Nello stesso periodo del 2017 sono stati venduti 47.302 biglietti con incasso di 2.067.706,90 euro.
(Pure qui: più biglietti venduti, meno soldi incassati. La perdita nella vendita dei biglietti, rispetto alla passata stagione, è di 55.460 euro. In totale, fra abbonamenti e biglietti singoli, nel 2018 si sono perduti 141.688 euro rispetto al 2017, che già fu un anno di merda sul fronte degli incassi. Andate a dirlo a un imprenditore privato, che questa è una "tendenza positiva", e vedete come vi fa correre... NdG).

La differenza di incassi è però legata a un aspetto positivo, quello di rendere il Regio sempre più accessibile offrendo biglietti a prezzi vantaggiosi per ampliare il suo pubblico. 

(Nobile obiettivo, portare più pubblico al Regio. Però, con un bilancio in coma, sembrava che un problemino non secondario del Regio fosse la caduta degli incassi - 780 mila euro in meno nel 2017 rispetto al 2016 - per cui l'idea era sì di portare più pubblico al Regio, ma per incassare di più. Il concetto è applicabile a qualsiasi azienda, quindi anche al teatro-azienda promesso da Graziosi. Se invece la priorità è soltanto portare più pubblico, e chissenefrega degli incassi tanto paga Pantalone, suggerirei di abbassare ulteriormente i prezzi e di mettere fisso il biglietto a 2 euro - così fan contento pure il Bonisola - o magari passare direttamente all'ingresso gratuito. E se avessero la lungimiranza di offrire anche un piccolo compenso a chi va al Regio - bastano pochi euro, giusto per il disturbo - ritengo che si possa arrivare in tempi piuttosto rapidi al sold out per ogni recita, matinée comprese. NdG).

Anche i dati di occupazione della sala (capienza 1.580 posti) sono positivi: "Il trovatore" di Verdi, che ha inaugurato la Stagione, ha totalizzato il 73,5% e "L’elisir d’amore" di Donizetti il 70,4%.

(A questo punto l'affezionato lettore sobbalzerà: ma come, appena quattro giorni fa, l'11 dicembre, tu scrivi che l'occupazione della sala per "L'elisir" è stata del 60 per cento, e adesso questi ci dicono che era invece del 70,4? In effetti, il 10 dicembre il Regio mi comunica il dato del 60 per cento d'occupazione per l'"Elisir": oggi mi chiamano e mi spiegano che c'è stato un errore nel conteggio elettronico dei biglietti o qualche gabola del genere, per cui risultava il 60% ma era uno sbaglio, adesso hanno rifatto i conti e il dato corretto è proprio il 70,4%. Formidabile. A questo punto consiglierei di ricontarli ancora una volta, 'sti biglietti: magari si scopre che le sale erano occupate al 120%, con duelli rusticani fra gli spettatori per contendersi una poltrona. E' proprio vero: l'opera lirica è il più grande spettacolo del mondo. NdG).

E il piano industriale ancora non c'è

Intanto, ieri c'è stata la seduta del Consiglio d'indirizzo del Regio che doveva esaminare il famoso piano industriale promesso "entro la fine di novembre". Non s'è visto neppure ieri. Sarà per un'altra volta. Il sovrintendente della steppa dice che non è manco vero che se ne doveva discutere nella riunione di ieri. Eh già. In fondo sono in ritardo di appena un mese, povere stelle. Mi risulta abbiano invece parlato dei soldi che gli enti pubblici, la solita Iren e le fondazioni bancarie cacceranno per chiudere anche stavolta il bilancio senza finire col culo per terra. Come volevasi dimostrare: paga Pantalone.
Intanto i lavoratori del Regio sono sempre più nervosi e preoccupati. Alla prima di "Traviata" un rappresentante sindacale ha preso la parola per dare l'allarme sullo "scellerato processo di precarizzazione in atto che porterà alla perdita della qualità e dell'eccellenza che contraddistinguono le Fondazioni Lirico Sinfoniche. La stabilità delle masse artistiche, dei tecnici e della componente organizzativa e amministrativa, l'alta e unica capacità del loro lavoro particolare e specializzato, sono la vera essenza di uno spettacolo lirico". I lavoratori del Regio, ha concluso il rappresentante delle maestranze, "parteciperanno a tutte le possibili battaglie in difesa del proprio teatro ma anche di tutte le Fondazioni".
Però possiamo stare tranquilli: al Regio la tendenza è positiva.


Commenti

  1. Buongiorno dott. Ferraris. Io penso che sia meglio privilegiare l'aumento degli spettatori piuttosto che gli incassi. Sono ben consapevole della necessità che anche la lirica affronti il tema della sostenibilità economica, però stiamo sempre parlando di un'attività culturale che può vivere solo se finanziata dallo Stato. Io andrei a vedere più spettacoli ma sinceramemte il costo del biglietto rappresenta un freno. Adesso vedrò Il Trovatore, il cui biglietto mi è costato 64 euro ma vedere un altro spettacolo, a breve, mi peserebbe, economicamente,troppo. Io credo che la missione principale degli amministratori del teatro sia riempierlo il più possibile, dare a tutti i cittadini la possibilità di apprezzare questa forma di spettacolo. Ad esempio l'Orchestra Sinfonica della RAI vende, la sera dello spettacolo, i biglietti residui con uno sconto del 33%, senza diritto al posto assegnato. Forse il Regio potrebbe fare lo stesso. Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guardi, anch'io sarei d'accordo, se lo Stato avesse la volontà e la possibilità di finanziare le attività culturali in misura sufficiente a realizzare un così nobile progetto. Si dà il caso, purtroppo, che invece i finanziamenti pubblici per la cultura siano in calo costante. Lo sbilancio del Regio deriva anche, e soprattutto, dai tagli operati negli anni da Stato ed enti locali. D'altronde i soldi dello Stato da dove arrivano? Dalle tasse. Difficile ipotizzare che possano arrivarne ancora di più, con questi chiari di luna dell'economia e in un paese con l'evasione fiscale più alta d'Europa. Cordialità

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...