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POGGIO S'IMPEGNA: NIENTE TAGLI AD MINCHIAM, RISPETTO PER CIO' CHE FUNZIONA

Rapsodia in rosa: il presidente di Torino Musei Maurizio Cibrario e l'assessore
regionale alla Cultura Vittoria Poggio ieri durante la presentazione di Artissima
Come promesso, ecco la seconda puntata. Allora, arrivo a 'sta presentazione di Artissima, e appena arrivato colgo al volo una voce secondo cui la Regione intenderebbe dimezzare il suo contributo alla fiera, da duecento a centomila euro. Vabbé che, su un budget totale di circa tre milioni, centomila euro in più o in meno pesano relativamente, e la pimpante direttrice Bonacossa mi assicura che gli affari vanno a gonfie vele e confida che, con i nuovi espositori, le risorse di quest'edizione potrebbero crescere notevolmente, forse addirittura del 20 per cento in più rispetto all'anno scorso. Ma insomma: anche così, un taglio del contributo regionale non sarebbe un buon esordio per la nuova amministrazione. 
Quando girano voci allarmistiche, però, è sempre meglio chiedere lumi direttamente alla fonte. La quale Fonte - aka Vittoria Poggio, neoassessore regionale alla Cultura (e Commercio eTurismo) - si aggira dalle parti del buffet con uno dei suoi tailleur-pantalone - stavolta rosa shocking - che sospetto saranno il dress code dell'assessorato regionale alla Cultura nei prossimi cinque anni: per intenderci, un po' come i cappottini-tappezzeria della precedente gestione. Per completezza d'informazione devo aggiungere che anche quel consumato dandy di Maurizio Cibrario ha scelto una tonalità rosa - antico, in nuance con la giacca salmone chiaro - per il suo cravattone extra large.
Ad ogni modo: l'assessore in rosa nega che siano già stati decisi tagli di qualsiasi tipo, e a danno di chicchessia. E' probabile, precisa, che sia necessario "intervenire su qualcosa", ma lei intende onorare tutti gli impegni sottoscritti dalla Regione. Niente tagli ad minchiam, insomma. E aggiunge che qui non c'entra la politica: se l'istituzione ha preso un impegno, lo deve mantenere. Dice pure che ci sono molte cose ereditate dalla Parigi che di sicuro vale la pena di mantenere: cambiare per il solo gusto di cambiare non ha senso. Poi mi ripete che lei crede nella cultura "anche se sono una provinciale e non conosco i salotti di Torino" (e vabbé, questo fa parte del copione). Mi conferma che le piacciono quei progetti che valorizzano le risorse locali, che fanno rete, che tramite la cultura sostengono anche il turismo, e che rafforzano il senso di identità. 
Boh, io ancora non ci capisco niente. Le ho chiesto una banale informazione, e lei mi ha risposto con una dichiarazione d'intenti impegnativa quanto sensata. Senza neanche aspettare che la torchiassi. Questa donna mi destabilizza. Finora non ha ancora pronunciato una sola parola che mi abbia fatto accapponare la pelle, e per un assessore alla Cultura è già un significativo risultato. Poi alle parole seguiranno i fatti: e per quel momento non azzardo previsioni. Sono troppo vecchio per rischiare altre delusioni. 

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