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CHE FARE? GIPO HA UN'IDEA: SPETTACOLI A DOMICILIO

Gipo Di Napoli: "Cultura a domicilio, casa per casa"
L'altro ieri ho presentato qui sul blog due interventi - il primo del presidente di Piemonte Movie Alessandro Gaido, il secondo del direttore artistico di Hiroshima mon Amour Fabrizio Gargarone - a proposito di quello che è il problema dei problemi, oggi, per l'intero settore dello spettacolo: come sopravvivere e adattarsi alle condizioni di vita "in sicurezza" cui dovremo sottoporci tutti almeno finché qualche benefattore dell'umanità non avrà inventato il benedetto vaccino.
Il momentaneo - beh, neppur troppo momentaneo... - choc della chiusura dei cinema, dei teatri, dei locali è stato fronteggiato finora con il ricorso alla rete, in una miriade di iniziative on line che hanno in genere riscosso l'apprezzamento del pubblico: peccato che l'on line non preveda biglietteria, mentre gli artisti hanno il pessimo vizio di mangiare almeno due volte al giorno, se possibile.
Ieri Gipo Di Napoli, sindaco ufficioso di San Salvario e stimato musicista, leader della Bandakadabra, ha lanciato sulla sua pagina Facebook una proposta di "spettacoli a domicilio" che mi sembra molto interessante. Specie, come ricorda poi Gipo in un commento, se si pensa alla necessità di molti festival di "rimodularsi" in base alla nuova situazione. 
Osservazione impeccabile, quella di Gipo, a cui aggiungerei un altro punto: se avessimo la buona sorte di disporre in questo momento di amministratori pubblici in grado di intendere e di volere, sarebbe l'occasione giusta per immaginare non soltanto forme nuove di sostegno economico alla cultura, ma anche canali diversi e stavolta concreti per renderla "accessibile" nei fatti, e non soltanto a chiacchiere e distintivi. Cosa c'è di più accessibile della cultura, se te la portano sotto casa? Ma vabbé, non si può pretendere tutto e subito. Una massiccia fornitura di cervelli nei palazzi del potere sarà la grande impresa del futuro, per ora può anche essere sufficiente che il cervello lo usi chi già ne possiede uno. 
Riproduco qui il post di Gipo, come piccolo contributo alla diffusione di un dibattito non più rinviabile, per scongiurare la desertificazione della nostra scena artistica e culturale.

Ieri sera, mentre osservavo un rider consegnare una cena a domicilio, mi è venuta un'idea.
La butto lì come una specie di provocazione.
Ditemi cosa ne pensate.
Perchè non ci inventiamo una sorta di “music delivery”?
Se la cultura è davvero cibo per l'anima, consegniamola esattamente come il cibo. Strada per strada, casa per casa, palazzo per palazzo.
Appena sarà possibile, s'intende, ma facciamolo.
Che so, organizziamo dei concerti nei cortili.
Pochi accorgimenti tecnici o addirittura in acustico. Con gli artisti alla distanza giusta. Tutto in perfetta sicurezza.
Il pubblico non dovrebbe fare altro che affacciarsi dal balcone e godersi lo spettacolo.
Sempre meglio di un malinconica diretta sui social. Sempre meglio che niente.
Si tratterebbe di mettere d'accordo soggetti diversi: le amministrazioni pubbliche, i promoter, gli spettatori, gli artisti.
E naturalmente i condomini stessi. Ma almeno in quelle assemblee ci si scannerebbe per qualcosa di più interessante delle infiltrazioni al terzo piano.
Probabilmente nell'immediato non sarebbe facile, ma perchè non provarci?
Sono convinto che molti direttori artistici ci stiano già riflettendo.
Invece di organizzare gli stessi festival con dieci concerti giganteschi, inventiamone di nuovi con diecimila piccoli spettacoli. Di ogni genere: musica, teatro, danza, cinema, fate voi.
L'importante è che la cultura esca fuori dalla dimensione depressiva in cui è stata relegata.
E che tutti i lavoratori dello spettacolo riprendano a fare il loro mestiere. Un poco per volta ma tutti. Nessun escluso.
Insomma, battiamo il virus sul suo stesso terreno. Diventiamo microscopici, veloci, leggeri.
Quello che sta per arrivare è il tempo delle navi corsare non quello delle gigantesche petroliere inchiodate in mezzo al mare.
Personalmente non ce la faccio ad arrendermi alla prospettiva di un anno intero senza spettacoli dal vivo. Nè a quella di trascorrere tutta l'estate in spiaggia, chiuso dentro a una teca di plexiglas.
Come una specie di insetto estinto in un museo di entomologia che nessuno frequenta più.

Commenti

  1. Grazie...un'idea bellissima..... .

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  2. L’idea è ottima.
    Di quanti permessi avrò bisogno? Cito a memoria: suolo pubblico, siae, installazione provvisoria energia, valutazione dei rischi, vvff, transito ztl, collaudo palco, sbigliettamento... per un evento con 300 spettatori vale la pena di sorbirseli.
    A me piace la dimensione micro, e le norme Anticoronavirus sarebbero più facili da rispettare, ma dovrebbero togliermi un po’ di burocrazia!

    RispondiElimina

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