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GLI ASSESSORI DELLA TAVOLA ROTONDA

Il Giuramento dei Dodici Assessori più Uno. Leon è la prima da sinistra, abilmente travestita:
a fianco il sindaco di Mantova leva una prece a San Franceschini perché esaudisca i loro voti

Li ho veduti, riuniti su Webex,
convenuti dal monte e dal piano,
li ho veduti e si strinser la mano
assessori di nove città.
Per la verità le città convenute sarebbero dodici - Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari - ovvero dodici assessori alla Cultura (più il sindaco di Mantova che in quanto sindaco non è assessore però è il presidente della commissione cultura dell'Anci): ma ieri alla conferenza congiunta in streaming erano in nove, mancavano quelli di Venezia, Genova e Roma; e così la metrica funziona.
In quest'anno di pandemia i dodici assessori - dodici come gli apostoli o i cavalieri della tavola rotonda - hanno fatto fronte comune per arginare i danni immensi che l'emergenza covid ha inferto alla Cultura in genere, e in particolare a quello che gli assessori che parlan fino definiscono "ecosistema culturale dei territori" e che è semplicemente il microcosmo affollatissimo e sofferente delle piccole associazioni, dei circoli, dei lavoratori intermittenti.
Ho seguito l'incontro benché non mi aspettassi chissà quali notizione: gli assessori alla Cultura, povere anime, nelle loro giunte sono in genere l'ultima ruota del carro, contano come il due di picche quando la briscola è cuori e fanno quel che possono, se sanno fare, con le briciole del bilancio. Ero tuttavia curioso di vederli in faccia, 'sti omologhi della nostra Maiunagioia - che in qualità di padrona di casa non ha fatto cattiva figura - e capire come son messi nelle altre città. Direi che son messi come noi: buona volontà, scarsi mezzi e grandi appelli all'unità d'intenti per "trovare risposte nuove a nuove situazioni" che purtroppo al momento, al di là degli interventi-tampone, non si vedono molto chiaramente (le risposte, intendo: le situazioni sono fin troppo chiare e per nulla confortanti).
In concreto, i dodici chiedono al nuovo governo tre cose:
1) A partire dall'apertura dei musei anche nei fine settimana, arrivare in fretta a una riapretura generale dei luoghi di cultura, con un protocollo unico e con la garanzia della "non reversibilità": ovvero, se si decide di aprire, si danno le regole, si avverte in anticipo e una volta deciso non si torna più indietro, a meno che non si scateni l'inferno pestilenziale. Richiesta sensata: è assodato da tempo che è praticamente impossibile infettarsi visitando un museo e anche assistendo a uno spettacolo, se le regole sono serie, rispettate, e applicate con scrupolo e professionalità. Prospettiva realistica per i musei, i teatri e determinati spettacoli musicali non frequentati da tamarri scatenati. Controindicazione: provate un po' a riaprire i teatri, e vedrete che parte subito il "perché noi no?" di una quantità infinita di altre categorie che pretenderebbero di riaprire ristoranti, piste da sci, palestre, fino alle discoteche e agli stadi. E sarebbe imbarazzante - e discriminatorio, certo, figurarsi se non viene fuori il "discriminatorio" - spiegare che ci sono pubblici e pubblici, luoghi e luoghi, e in alcuni luoghi le percentuali di pubblico tamarro arrivano a livelli ad alto rischio di contagio.
2) La costituzione di un "Tavolo permanente Enti Locali" per confrontarsi con il ministero alla Cultura, oltre alla creazione di un sottosegretariato con delega ai rapporti con Anci ed enti locali, per (cito) "concertare le politiche culturali tra il governo centrale e le Città che si metterebbero a disposizione con spirito di servizio come interlocutori per la costruzione di politiche condivise e come portavoce delle istanze derivanti dai territori". Mah, l'idea può avere un senso, se porta a fatti concreti. Io fatico sempre a capire questa fregola di Tavoli: santi ragazzi, hanno il telefono, hanno le mail, hanno Whatsapp e Zoom e Webex e Skype e allora si parlino, eccheccazzo! Sempre a riempirsi la bocca di "Tavoli"... Però se i dodici assessori ci tengono alla loro tavola rotonda, figuriamoci se gliela neghiamo, ciascuno ha diritto alla sue piccole manie.
3) Ultimo punto, ma tutt'altro che secondario: gli assessori chiedono "la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle Città sul piano culturale". In pratica vorrebbero che il governo desse un po' di cash extra ai Comuni per intervenire direttamente a sostegno della Cultura. Di per sé ci sta: gli assessorati alla Cultura conoscono (o dovrebbero conoscere) le criticità e le potenzialità del loro territorio, sono la prima porta alla quale vanno a bussare gli operatori e i lavoratori del settore alla canna del gas, ma con le loro disponibilità di bilancio possono fare ben poco. 
Purché poi li usino bene, quei soldi: e, senza offesa, io non sono disposto a metterci la mano sul fuoco. Fosse mai che finisce a mancette e minchiate, e con gli assessori che si vantano di quel che fanno con i soldi degli altri. S'è già visto, e nemmen di rado.
Ripeto, non è mancanza di fiducia. Anzi, lo è. Gli assessori sono tipi un po' così, ogni tanto gli parte la brocca. Tipo oggi l'assessore di Milano Filippo Dal Corno, persona molto stimata e a detta dei più amministratore capace, che per caldeggiare l'apertura dei musei anche nei weekend mi viene fuori con 'sta genialata: "Nei giorni festivi si creano gli assembramenti nelle piazze e nelle vie commerciali perché la gente esce e non sa dove andare. Se fossero aperti i musei, ci sarebbe meno folla per strada".
Eh come no, Filippo il Bello: già me li vedo, zarri e damazze da shopping che dicono sai che c'è, oggi invece delle vasche in via Roma mi faccio un giro al Mao.

Commenti

  1. Sono totalmente d'accordo. ma su tutto proprio.... questi politichetti che si riempiono la bocca di concetti altisonanti e poi dimostrano di non avere la benché minima idea di cosa sia la "Cultura" e hanno sempre bisogno di Ali Babà e i 40 ladroni a cui affidare l'incarico, non vedono la vera entità del problema.. alla Cultura è interessata un'esigua porzione di popolazione; la maggior parte guarda dentro allo smartphone con uno sguardo vacuo sperando di trovare le risposte ai propri interrogativi. Quello a cui si mira è , come giustamente hai detto tu, il cash! Et voilà le jeux son faits.

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