Passa ai contenuti principali

PALAZZO MADAMA, IL MUSEO AUTARCHICO DI GCF

Giovanni Carlo Federico Villa aka GCF

Il nuovo direttore di Palazzo Madama ha tre nomi, una faccetta gioviale, e un bianco panciotto che fa molto dandy. 
Questo posso dire, al momento, di Giovanni Carlo Federico Villa, 50 anni, torinese di nascita, professore associato di Storia dell'Arte Moderna a Bergamo, già direttore onorario dei Musei di Vicenza. Aggiungo che ha lavorato dieci anni alle Scuderie del Quirinale per varie mostre importanti, e ne va piuttosto orgoglioso: l'ha ricordato più d'una volta nel corso del suo primo incontro con la stampa, ieri, nel museo che dirigerà a partire da ottobre, non appena ottenuta l'aspettativa dall'Università. Mi pare giusto: così Palazzo Madama sarà rimasto senza direttore per due anni esatti, è più comodo per la statistica.
GCF m'è parso pieno di buone intenzioni, e di un ottimismo forse un pizzico esagerato; a sentir lui, lo staff di Palazzo Madama è stellare - e ciò mi sa un po' di captatio benevolentiae, dato che il tempo per una conoscenza approfondita non l'ha avuto - e la collezione ancora di più, e insomma, c'è il Louvre in piazza Castello e nessuno se n'era accorto.
Deciso a porre tosto rimedio a tale spiacevole noncuranza sabauda, GCF si proclama fermamente deciso a "riportare a Palazzo Madama i torinesi", soprattutto (e stavo in pensiero...) i giovani, valorizzando le collezioni e intessendo forti rapporti con le altre istituzioni culturali e con le scuole. 
Programma senz'altro impegnativo, il suo, considerato che a Palazzo Madama i torinesi in genere, e i giovani in particolare, non ci sono mai andati in folle compatte, se non in occasione di grandi mostre blockbuster. Mostre blockbuster che invece il neo-direttore ritiene superflue, così come i prestiti "one shot" di capolavori d'universale prestigio, per il semplice motivo che già ce li abbiamo in casa, i capolavori: e secondo GCF basteranno i capolavori che abbiamo in casa a riaccendere (rectius, accendere per la prima volta) l'interesse dei visitatori locali ed esteri.
Onde meglio illuminare gli storditi come me, GCF tra i capolavori universali che da soli potrebbero indurre i torinesi a "tornare a Palazzo Madama" cita il "cofano di Guala Bicchieri" e il "Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina. 
Questa del "valorizzare le collezioni" se l'erano già giocata Leon & Co, e i risultati si son subito visti. Ma d'altronde l'imperativo categorico delle nostre istituzioni culturali - Musei Civici in primis - è oggi tagliare i budget, e l'autarchia aiuta assai a risparmiare. Quindi ben m'immagino questi che pigliano su il povero GCF appena arrivato a Torino e gli fanno uhè bello, qui non c'è un soldo, non ti mettere per la testa strane idee di fare il grandioso... E l'altro tira fuori la storia dei capolavori che ci abbiamo in casa.
Purtroppo mi corre l'obbligo di segnalare al neo-direttore che già nel non lontano 2016 il suo predecessore Guido Curto dedicò al fatidico "cofano di Guala Bicchieri" una mostra che piacque molto all'esteta che è in me: ma devo ammettere che non suscitò manifestazioni di piazza con turbe tumultuanti che premevano alle porte per visitarla. All'epoca commentai con sordido realismo che "Torino non ha gli Uffizi, e qui da noi gli unici musei in grado di fare davvero i numeri da capogiro con la forza delle sole collezioni sono l'Egizio e quello del Cinema, che giocano in un altro campionato". Dal 2016 la situazione non è migliorata. Anzi. 
Sia chiaro, non sto sottostimando la collezione di Palazzo Madama, che personalmente adoro: ma mi rendo conto che non tutti, come me, stravedono per Gandolfino da Roreto e Giovenone, e c'è una bella fetta di pubblico che se non gli dici i soliti quattro nomi - Raffaellomichelangeloleonardocaravaggio - fai fatica a smuoverlo. A meno che non ti giochi la carta degli Impressionisti, che funzionano sempre. O le mostre fotografiche (meglio se di McCurry o Capa) che oltretutto costano poco.
Ma noi ci abbiamo Antonello da Messina, ci ricorda con orgoglio GCF; che altro ci serve? Eccolo, il nostro blockbuster.
Peccato che è uno, non mille; e sempre lo stesso; e ce l'abbiamo in casa da una vita; e da una vita ce lo ravanano in tutte le salse: per cui da tempo ormai è scattato l'effetto "Marziano a Roma".
Però chissà, forse basta crederci per essere felici. Quando nel Bologna giocava un certo Djawara, centrocampista guineano oggi nella rosa della Roma, i tifosi rossoblù cantavano dagli spalti "Che ci frega di Ronaldo / noi ci abbiamo Djawarà". E così noi farem di necessità virtù e canteremo in coro "che ci frega del Merisi / noi ci abbiamo Antonellone". Chi si contenta gode. 
Ma non vince il campionato.

Commenti

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...