Passa ai contenuti principali

LA PROMESSA DI LO RUSSO: OGNI ANNO UN FESTIVAL COSI'

Lo Russo arringa la folla dal palco dei Motel Connection
Ieri sera all'Eurovillage, finito il concerto dei Motel Connection, dai diecimila del pratone del Valentino s'è levato il coro "Samuel sindaco!", che come candidatura non mi pare neppure la più stravagante fra quelle che m'è toccato di vedere negli anni. 

A quel punto Stefano Pesca, il regista degli show al Village, con notevole senso dello spettacolo ha spinto sul palco il sindaco in carica, accolto al grido di "Vogliamo solo i Murazzi". Vinta la sua proverbiale ritros'a ad apparire, Lo Russo ha arringato la folla, "ce la metteremo tutta per dare a Torino quello che merita, e quello che merita è questa cosa qui". L'affermazione viene oggi interpreta da alcuni come la promessa di ridare a Torino i Murazzi, ma sono convinto che in realtà Lo Russo si riferisse, con "questa cosa qui", a un festival come l'Eurovillage, da ripetere ogni anno. Un'idea che gli frulla per la capa  dacché s'è accorto di quanto l'Eurovision-mania abbia contagiato i torinesi.

Un impegno di fronte a diecimila testimoni è piuttosto vincolante, per cui in Comune dovranno cominciare a pensarci seriamente. Intanto si dovranno mettere d'accordo con se stessi: un festival come l'Eurovillage di questi giorni costa all'incirca 900 mila euro, che aggiunti ai 700 mila che già si spendono per Torino Jazz e agli 800 mila di Todays, fanno 2,4 milioni all'anno da spendere in festival comunali. A meno che non decidano di unificarli, e farne uno solo ma bello cicciotto. 

Come scrivevo qualche giorno fa, se davvero disponessimo di una simile cifra - periodo ipotetico dell'irrealtà - mi sembrerebbe più costruttivo investirla per dar vita a una Music Commission efficiente: ma vabbé, ciascuno la pensa a modo suo, e mi consola constatare che da tempo immemorabile io la penso diversamente dal sindaco in carica, chiunque esso sia.

Però comprendo l'entusiasmo del popolo e del sindaco in carica. L'Eurovillage è effettivamente una bella storia. Ci sono andato oggi pomeriggio, spinto dalla giornata di sole e dalla prospettiva di non trovarmi in qualche pigia pigia; e ho trovato una situazione decisamente gradevole. Quando sono arrivato stava suonando una band torinese, tali Est Ego, ignoti a questi uffici ma assolutamente decenti. Spettatori ancora non tantissimi (comunque direi almeno un migliaio, ed erano appena le cinque...) ma contenti e rilassati, i giovanotti sotto il palco a scalmanarsi, gli anzianotti sotto gli alberi a godersela, famiglie con bambini in bici e tipi pittoreschi avvolti nelle bandiere nazionali. Organizzazione, da quel che ho visto, tecnicamente ineccepibile. Presentatori bravi, che tengono il pubblico senza sparare minchiate: una merce sempre più rara. Insomma, la cosa funziona, ed è comprensibile la voglia di ripeterla. 

Detto ciò non dobbiamo chiudere gli occhi sulle criticità. Ciò che è capitato lunedì sera per il concerto dei Negrita - ma anche ieri per i Motel Connction qualche scavalcamento c'è stato -  deve ricordarci che la prudenza non è mai troppa. E' finita bene perché la crisi è stata gestita con intelligenza, ma è evidente che il Valentino è una location complicata: ci si entra da ogni parte, lo scavalco è uno sport da sempre in voga ai concerti rock, e delimitare le aree con i nastri rappresenta null'altro che una pia aspirazione. 
D'altronde il Valentino è la location nel cuore della città che hanno preteso la Rai, la Ebu, e soprattutto gli sponsor, restii a piazzare in periferia quella che è in primis – ai loro occhi, perlomeno - un'impresa commerciale. Sempre per ragioni commerciali, alla zona spettacoli dell'Eurovillage - divisa fra area palco (capienza 10 mila spettatori) e area schermo (capienza 7 mila) - il pubblico accede soltanto dopo aver percorso l'intero viale con gli stand degli sponsor: come all'autogrill, che se volete prendere un caffé dovete prima attraversare il market. Capirete che con i numeri dell'Eurovision la faccenda diventa complicata.
Per sbrogliarla ci si è rivolti a un esperto, anzi, al top di gamma: la gestione dei flussi è stata affidata all'ingegner Giuseppe Amaro, uno dei migliori professionisti italiani in materia. Amaro sostiene di non aver incontrato criticità particolari al Valentino, ma Amaro è uno che si occupa anche di grandi eventi a Venezia, per cui immagino che il suo standard di “criticità particolare” sia piuttosto alto. Comunque non dev'essere stata una bazzeccola, neppure per lui. In una singola giornata passano dall'Eurovillage qualcosa come 35-40 mila persone: un vai e vieni condizionato da un programma che mescola generi musicali - e quindi pubblici – molto diversi, dall'attrattività di questo o quell'artista in particolare, dalle condizioni meteo più o meno favorevoli, da altri infiniti fattori. E, aggiunge Amaro, anche dal buon senso di alcuni spettatori: per dire, non parrebbe difficile seguire le indicazioni della cartellonistica così da non creare intasamenti e disguidi; eppure non sempre avviene.
Situazioni tese come quella dell'altra sera, però, vanno previste e scongiurate: è ingenuo pensare che, se la capienza massima è di diecimila spettatori, per i Negrita (gratis, loro che a pagamento riempiono gli stadi) arrivino diecimila persone e non una di più, o che gli esclusi se ne vadano a casa buonini buonini. Nel dubbio conviene rinunciare, anziché sfidare la Legge di Murphy. Se una cosa può andare male, di sicuro lo farà: quindi l'obiettivo è far si che non possa andare male, neanche volendo.
Ok, ci siamo dovuti reinventare in pochi mesi una vocazione per i Grandi Eventi; nessuno è perfetto; chi non fa non falla; si sbaglia per non sbagliare più. Non a caso, dopo i fatti di lunedì le misure di sicurezza all'Eurovillage sono state aumentate, il che significa che si potevano aumentare. Facciamo tesoro anche di questa esperienza. E se festival dovrà essere negli anni a venire, le parole d'ordine siano sempre, e sempre più, umiltà, professionalità, e un pizzico di sano pessimismo: a volte aiuta.


Commenti

  1. Gabo però scusa inserisci il link di Pitchfork con la traduzione automatica mi raccomando perché dubito conoscano l’esistenza della più prestigiosa rivista musicale in Occidente (dunque nel mondo)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Facciamo che si leggono i post prima di commentarli? Non è questo il post dove parlo di Pitchfork. Nel post giusto il link c’è.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...