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A notte fonda da Giancarlo: Gipo e Tati al Thanks Party Amici di Piero 2011 (foto Sergio Cippo, courtesy Vale Farassino) |
La decisione della Commissione toponomastica di intitolare a Gipo Farassino il lato destro dei Murazzi è una bella notizia per ogni
torinese. Ancor più felice è la figlia di Gipo, Valentina. Soprattutto perché
la scelta dei Murazzi ai suoi occhi ha un valore particolare: “Papà non ci ha
mai suonato, è vero – dice – però li amava, ci era andato ancora di recente; e
quando nel 2012 partecipai al “funerale dei Murazzi”, la manifestazione contro
la chiusura, lui non venne perché non se la sentiva fisicamente, però mi approvò
su tutta la linea. Soprattutto, per lui i Murazzi erano legatissimi alla
memoria di mia sorella Caterina. E’ bello pensare che Cate e papà siano riuniti in questo ricordo”.
Caterina Farassino, tragicamente scomparsa nell’ottobre del 2005 in un incidente
stradale, era un’apprezzata fotografa specializzata in concerti rock. E il suo
ultimo servizio, una serie di ritratti dei Subsonica e dei Linea 77, l’aveva
realizzato proprio ai Muri, poco prima di andarsene.
Valentina Farassino è anche lieta che l’intitolazione nasca
da un’iniziativa bipartisan: “Papà non ha mai rinnegato la sua esperienza
politica con la Lega Nord –
spiega – però se ne era completamente distaccato. Se n’era andato deluso da ciò
che aveva visto, e perché aveva capito che il progetto in cui aveva creduto era
cambiato. Non vorrei che qualcuno tentasse di impadronirsi della sua memoria,
non mi sono piaciute certe dichiarazioni
dopo la sua morte. Lui non si è mai considerato un uomo di parte”. Anche sulla
questione dei Murazzi, Gipo aveva un atteggiamento molto aperto: “Ci andava ad
ascoltare i gruppi, quando suonavano nei locali. Gli piacevano, negli ultimi
anni ha suonato con molti di loro: non solo El Tres, con i quali ha avuto una
collaborazione molto stretta, ma anche altre band, dagli Africa Unite ai
Subsonica, ai Linea 77, in occasione dei memorial per Caterina”, ricorda Valentina
Farassino. E prosegue: “Sì, certo, vedeva certe degenerazioni dei Murazzi, e
non gli piacevano. Ma non per questo negava il valore di quel posto per Torino.
Ed era vicino ai lavoratori dei locali, che rischiavano, com’è poi accaduto, di
perdere l’impiego. Lo spaccio? Eh be’, di sicuro lo disapprovata. ‘Ma spacciano
anche alla Gran Madre’, mi diceva sempre”.
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