Ancora uno, e poi basta. Sono davvero costernato, doveva essere una tranquilla giornata di giardinaggio, e invece sono qui a scrivere. Questo post però ve lo devo, perché sta girando la notizia di una clamorosa piazzata accaduta stamane al Mao, durante un sopralluogo della Commissione cultura. Stando a ciò che leggo, ci sarebbe stato uno scazzo micidiale fra il presidente della Commissione, Luca Cassiani, e l'architetto Andrea Bruno.
Non ho voglia di riassumervi la scenata, anche perché non ero presente e non sottoscrivo nessuna cronaca di fatti ai quali non ho assistito personalmente. Però leggetevi il link.
Finiti i lavori di giardinaggio (ho le mie priorità), ho sentito anche la versione di Cassiani. Il presidente della Commissione cultura riconosce che la discussione è
degenerata sul piano verbale, se ne pente e chiede scusa. E questo mi pare giusto: chi rappresenta le istituzioni non puà farsi trascinare in alterchi da lavandaie. Ma l'episodio, riferisce Cassiani portando
testimoni, è avvenuto in una sala privata del Mao, mentre era
in corso una riunione riservata - che si teneva prima dell'orario di apertura del museo - tra i consiglieri della Commissione, la presidente
Asproni e il direttore Biscione. Inoltre, a quanto mi viene riferito, l'architetto
Bruno sarebbe entrato prima dell'orario di apertura, senza pagare il
biglietto, accodandosi ai consiglieri in visita e affermando di "essere
stato invitato" (il suo nome peraltro non compare nella lista dei partecipanti all'incontro preventivamente inviata dalla segreteria della Commissione comunale alla Fondazione Musei). E avrebbe preteso di prendere la parola nel corso della
riunione non pubblica. L'architetto, nel corso della discussione, si è qualificato come "cittadino". Non risulta peraltro che la cittadinanza sia titolo bastevole per entrare nei musei fuori dell'orario di apertura e senza pagare il biglietto.
Comunque, a prescindere dagli orari, dai biglietti e dalle procedure: la storia appare incomprensibile persino per gli standard torinesi, se non si conoscono i presupposti.
L'autore del vecchio allestimento, ovvero il Bruno, non l'ha presa benissimo.
Io francamente comincio ad averne pieni i coglioni del Mao: poveretto, non è colpa sua, ma santiddio, è possibile? Mai una gioia. Solo casini, polemiche e giramenti. Ma poi, che ne so? Non sono un esperto di arte orientale (beh, poco male direte voi: non lo è neanche Biscione...) e come faccio a giudicare? Magari le fotografie sono più interessanti della roba che c'era prima. E allora, poiché il motto di Gabo è "Fatti, non pugnette", sottopongo al vostro giudizio le foto del "prima e dopo" al Mao. Così valutate voi se l'architetto Andrea Bruno ha ragione o no a essere un filino incazzato.
Un episodio surreale
Aggiornamento: Cassiani's version
Comunque, a prescindere dagli orari, dai biglietti e dalle procedure: la storia appare incomprensibile persino per gli standard torinesi, se non si conoscono i presupposti.
Chi è Andrea Bruno e perché gli girano i corbelli?
Spiego. L'architetto Andrea Bruno è colui che nel 2008 ha curato l'allestimento del Mao. Ora, capita che il suo allestimento sia stato di recente completamente sconvolto - o almeno così la pensa Bruno, e ne soffre. Non so se l'abbiano deciso il nuovo direttore Biscione (l'amico di Campione) o Patrizia I Imperatrice di Tutti i Musei. Poco importa. Sta di fatto che al piano terra i reperti sono stati rimossi e trasferiti ai piani superiori onde poter sistemare sulle pareti alcune fotografie di viaggio per una mostra (presumo nella convinzione che ciò attiri più visitatori). Anche ai piani superiori l'allestimento di Bruno è stato smontato per fare posto ai reperti spostati dal piano di sotto. Insomma, un casino del lantecristo in un museo costruito poco più di sei anni fa.L'autore del vecchio allestimento, ovvero il Bruno, non l'ha presa benissimo.
Prima e dopo: le fotografie
Ed ecco il retroscena. Ho ricevuto, nei giorni passati, in via strettamente riservata e da una fonte terza, alcune immagini della "devastazione" ai danni dell'allestimento di Bruno, e copia di una lettera che l'architetto mediterebbe di inviare ai giornali. Tenuto alla riservatezza, non pubblico la lettera. Ma è lampante che l'architetto non è per nulla felice di ciò che stanno combinando al suo lavoro; e ciò spiegherebbe la sua presenza stamattina al Mao. Diciamo che c'è baruffa nell'aria... Mi risulta anche che l'architetto abbia già tempestato di lettere uno scelto numero di pubblici amministratori.Io francamente comincio ad averne pieni i coglioni del Mao: poveretto, non è colpa sua, ma santiddio, è possibile? Mai una gioia. Solo casini, polemiche e giramenti. Ma poi, che ne so? Non sono un esperto di arte orientale (beh, poco male direte voi: non lo è neanche Biscione...) e come faccio a giudicare? Magari le fotografie sono più interessanti della roba che c'era prima. E allora, poiché il motto di Gabo è "Fatti, non pugnette", sottopongo al vostro giudizio le foto del "prima e dopo" al Mao. Così valutate voi se l'architetto Andrea Bruno ha ragione o no a essere un filino incazzato.
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