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IL BALLO DEI SENZAVERGOGNA

A Palazzo Civico ferve il confronto fra maggioranza e opposizione sulla cultura a Torino
Niente da fare per il povero Marco Biscione, direttore del Mao con una gran voglia di scappare. Si era candidato - ed era stato ammesso ai colloqui - per le direzioni di ben tre musei statali: il Complesso Monumentale della Pillotta (Parma) e del Museo Storico e Parco del Castello di Miramare (Trieste). Ma ieri il MiBACT ha pubblicato i risultati della selezione, e tra i vincitori non compare il nome di Biscione. 
Quindi continua il calvario torinese del direttore che fin dal primo giorno è tra i bersagli favoriti dell'opposizione. Di qualsiasi opposizione: cambiano le opposizioni, ma il tiro al bersaglio continua. 

Come si cambia

Siamo seri, qui si discute del bene pubblico, mica pizza e fichi!
La storia è nota: le avventurose modalità della nomina di Biscione al Mao furono duramente contestate dall'allora consigliere d'opposizione Appendino; in seguito la coriacea Appendino, per non farsi mancare nulla, fece le pulci a Biscione su una mostra di tappeti cinesi con qualche lato oscuro (la mostra, non i tappeti). 
Quella stessa mostra è stata di recente oggetto di un'interpellanza del leghista Ricca, che in pratica riprende parola per parola l'incazzatissima interpellanza presentata poco più di un anno fa dall'allora consigliere d'opposizione Appendino (e da Bertola: oh già, erano ancora amici, con Bertola). 
Ma adesso l'Appendino col culo sulla poltrona di sindaco ha cambiato idea: sicché il 30 gennaio scorso ha mandato l'assessore Leon a rispondere all'interpellanza di Ricca, e la sventurata Leon ha difeso quella contestata mostra di tappeti e ha sostenuto che "in base ai dati a sua conoscenza" l'operazione era regolare e trasparente (l'audio è dal minuto 54' al 67'). Smentendo su tutta la linea l'Appendino di un anno fa.
Logica vorrebbe che a questo punto venisse la sciuretta in persona a dire scusatemi tanto, lo ammetto, io presento interpellanze a cazzo senza neppure rendermi conto di che cosa sto dicendo.
Se non altro, sarebbe uno spettacolo suggestivo.

E la morale è...

La morale di questo penoso gioco delle parti è una sola, lampante. 
Questi strafottenti bighelloni, siano d'opposizione o siano di governo, se ne sbattono bipartisanamente della cultura; e pure delle regole. Non sanno cosa sono, non gliene può fregare di meno, e anzi le odiano perché le persone piccole piccole odiano ciò che non capiscono; hanno la memoria di una farfalla e l'etica di un coyote; e blaterano di ciò che non sanno per pura convenienza politica, per andare in culo all'avversario o difendere qualche manciata di voti.
Ma la smettessero, 'sti senzavergogna. Si occupassero di discariche e buche, che magari fin lì ce la fanno. Provassero ad aprire un libro, uno almeno, nella loro desolata esistenza.
E si facessero un esame di coscienza. Se ce l'hanno, una coscienza.

Commenti

  1. A riprova di quel che dice, caro Gabo, c'è il fatto che tuttora la Fondazione Torino Musei è priva di un comitato scientifico, in barba allo statuto e a quanto varie volte detto da Appendino, quando sembrava che la cosa la interessasse.

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