Passa ai contenuti principali

UN OBIETTIVO PER LA RICOSTRUZIONE: LA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

Registro con vero piacere che lunedì scorso il Consiglio comunale ha approvato con 26 voti favorevoli e un solo contrario (Montalbano) la mozione, primi firmatari Giovara e Carretto (M5S), che impegna l’Amministrazione a effettuare – in Commissione Cultura – una ricerca conoscitiva sulla candidatura di Torino a Capitale europea della Cultura nel 2033. Si prevede che la ricerca possa concludersi entro sei mesi dalla sua istituzione.
È un provvedimento – ha dichiarato il proponente Giovara – utile da votare, anche in questo periodo emergenziale, per permettere di progettare interventi a lungo termine. Nei dibattiti sul provvedimento sono intervenuti i consiglieri Massimo Giovara, Stefano Lo Russo, Marina Pollicino, Fabio Versaci, Viviana Ferrero, Deborah Montalbano, Damiano Carretto, Eleonora Artesio, Francesco Tresso.

Già quando la mozione era stata discussa in Commissione, nel remoto gennaio di quest'anno, miera sembrato un segnale beneaugurante, e controcorrente, per una città che finalmente si scuoteva dal torpore depresso e osava spingere lo sguardo oltre la punta di un naso molto corto, nonostante la sovrabbondanza di bugie. Mi era piaciuto soprattutto lo spirito di collaborazione che avevo notato fra i vari politici, per una volta concordi nell'immaginare per Torino un futuro diverso dalla passiva decandenza.
Certo, oggi tutto è cambiato da quel dì: l'orizzonte è ancor più nero, e l'epidemia ha minato dalle basi l'intero sistema, dalle grandi istituzioni all'associazione più minuscola. E' difficile, adesso, immaginare che sarà essere di noi nel 2033. E' difficile persino immaginare che sarà di noi l'anno prossimo. Ma proprio in momenti simili si impone una visione alta e ambiziosa. E la ricerca conoscitiva prevista dalla mozione potrebbe essere un punto di partenza per la ripresa dopo la devastazione-covid: la immagino come un grande cantiere che chiami a raccolta le nostre forze migliori (quelle migliori davvero, non i quaquaraquà miracolati dalla politica) per tracciare un piano - chiamatelo pure "piano strategico", se vi piace - e individuare obiettitivi possibili e nuove strade per raggiungerli.
Il mondo della cultura - o almeno quanto di esso sopravviverà alla bufera - non potrà riprendere il cammino in ordine sparso, senza una logica condivisa, pena l'implosione. Se ben gestita, la ricerca conoscitiva sarà - almeno, così spero, il primo mattone per risorgere dalle macerie e ricostruire il nostro sistema culturale "più grande e più bello che prima", come diceva Petrolini. Fermo restando che basterà un nulla - un ritorno alla miopia, alla meschinità, all'ottusa incapacità d'intendere e di volere, alla sicumera proterva e stolida che abbiamo ben conosciuto - per mandare tutto quanto in vacca.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...