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COVID E LAVORO CULTURALE: UN ANNO DOPO

Ricevo e volentieri pubblico:
L'associazione Mi Riconosci ha concluso nella serata del 31 marzo un'indagine, attraverso un questionario online, volta a fotografare la situazione dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura a un anno dal primo lockdown. Hanno risposto più di 1800 persone, e il questionario è rimasto online per yutto il mese di marzo 2021. I risultati si possono comparare con quelli di un'indagine simile condotto a marzo 2020: https://www.miriconosci.it/inchiesta-cultura-lavoro-covid-19/.
Tra chi ha risposto, circa 787 persone hanno "mantenuto il lavoro", ma la maggior parte con cassa integrazione o perdite ingenti; 283 persone l'hanno perso (e quasi metà dichiara di non aver percepito sussidi); 178 persone lavorano in proprio; 170 persone erano già disoccupate all'inizio del lockdown; 384 studiano o hanno finito di studiare nel corso di quest'anno. Il 78% di chi ha risposto sono donne, rispettando la realtà del settore.
Il quadro che emerge è nitido e drammatico: un'enorme percentuale di operatori del settore non stanno ricevendo sussidi, a chi arrivano questi sono spesso insufficienti, molte realtà temono di chiudere. E ancora, sia la formazione sia la ricerca di lavoro sono state ostacolate dalla gestione pandemica. In chiusura è stata posta una domanda semplice, di sintesi, a tutti gli intervistati "vedi una prospettiva per il lavoro culturale?": e solo lo 0,9% risponde "sì, siamo sulla strada giusta".
Tantissime altre domande sono state poste agli intervistati, dai provvedimenti che si ritengono utili per ripartire, alla condizione del lavoro in smartworking, ai tirocini universitari, alla soddisfazione nei confronti degli aiuti statali e del comportamento dei datori di lavoro: e sono state raccolte centinaia di testimonianze.
"Di fronte a questi dati, sconvolgenti non nel merito ma nelle proporzioni di frustrazione e disperazione che emergono" spiegano le promotrici e i promotori "la retorica dei sussidi e degli aiuti non basta, e non solo perché da un anno questi non sono arrivati a migliaia di persone, ma perché il settore ha bisogno di una prospettiva seria".

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