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Paolo Damilano: presidente o no? |
Vogliamo riparlare del CdA di Film Commission, scaduto il 30 giugno scorso? Ci sono due notizie: una buona e l'altra cattiva.
La buona notizia è che il Comune ha scelto i suoi rappresentanti per i posti del vicepresidente e del consigliere che occuperà il seggio destinato all'assessore alla Cultura della Città. Mi paiono degne scelte. Di sicuro è eccellente il nome di Giulia Carluccio, prorettrice dell'Università, studiosa di cinema di assoluto valore, presidente dell'Aiace, che sarà una perfetta vicepresidente per Film Commission (io l'avrei vista bene pure come presidente). La seconda nominata si chiama Tatiana Mazali, non ho il piacere di conoscerla ma leggo che è una ricercatrice del Poli docente di Interactive Media, Cinema Immersivo, Marketing e Economia dei Media a Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione: mi paiono credenziali più che sufficienti.
La notizia cattiva, invece, è che continua la pantomima attorno alla poltrona del presidente, che non si sa bene se e da chi sia occupata. Forse ancora dal candidato sindaco del centrodestra Paolo Damilano? Di sicuro è rimasto in carica fino al 30 giugno, o magari fino al 16 agosto quando è terminata la prorogatio del CdA (45 giorni). Ma adesso? Non risultando esplicite lettere di dimissioni inviate da Damilano alla Regione, gli avversari elettorali ci vanno a nozze.
Ancora ieri, infatti, Marco Grimaldi di Leu ha posto la questione in Consiglio regionale: “Il 15 giugno, durante una seduta di Consiglio, avevo sollecitato le dimissioni di Paolo Damilano dalla presidenza della Film Commission, una volta ufficializzata la sua candidatura a Sindaco dal tavolo nazionale del centrodestra. Nulla è avvenuto, nemmeno dopo i termini previsti dalla legge. Ora appare chiaro che quella sovrapposizione di ruoli non solo fosse inopportuna, ma che rende Damilano un candidato non eleggibile”. Grimaldi sostiene che "Film Commission per la legge (l'art. 60 co. 1 n. 11 del TUEL) è un “istituto, consorzio o azienda dipendente rispettivamente dal comune o dalla provincia” e per essere eleggibile a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale un soggetto deve cessare dalle proprie funzioni per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa non retribuita non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature".
In effetti sul sito di Film Commission c’è ancora scritto che il presidente è Damilano. Tuttavia la stessa Film Commission ha chiarito che Damilano non svolge più le sue funzioni dal 16 agosto. Manca però la famosa lettera di dimissioni, e Grimaldi cita una sentenza della Cassazione secondo la quale "la decadenza dalla carica alla fine del termine di prorogatio non opera automaticamente ma dev'essere comunque accertata con atto dell'ente".
"Damilano - sostiene Grimaldi - avrebbe comunque dovuto dimettersi dalla carica o attivarsi per far dichiarare la sua decadenza. Ma non basta: in base al Testo Unico 'la cessazione dalle funzioni implica la effettiva astensione da ogni atto inerente all'ufficio rivestito'. Ebbene, il nome e l’immagine di Paolo Damilano sono apparsi in articoli e post su Facebook quale Presidente della Film Commission anche dopo la scadenza formale della prorogatio. E' accettabile che Damilano non abbia trovato cinque minuti per dimettersi, esponendo la città al rischio di nuove elezioni già il prossimo anno?".
Interpellato dai cronisti sulla vicenda, Damilano si è limitato a rispondere che lui è tranquillo, si occupa delle grandi sfide del futuro di Torino, e per il resto ha consultato i suoi avvocati - più d'uno, quindi - ed è sicuro di avere seguito l'iter legale per uscire da Film Commission, "ma se dovesse esserci qualcosa lo affronteremo" (qui il link alla videointervista). Buon per lui e tanto meglio per Torino (specie se non salterà fuori il "qualcosa" da affrontare, che di casini ne abbiamo già fin troppi). Ma, lasciando da parte cassazioni e testi unici, gli costava tanto mandare due righe a Cirio? Giusto per evitare polemiche e futuri malestri. Che saranno pure piccole miserie rispetto alle magnifiche sorti e progressive della città, però la gente è maliziosa e/o non capisce, e poi si fa l'idea che uno ha il culo incollato al cadreghino.
Ma soprattutto, costava tanto a Cirio o ai suoi coboldi nominare per tempo i nuovi rappresentanti della Regione (presidente e consigliere) nel CdA di Film Commission? A 'sti ragazzi ogni volta che gli tocca di fare una nomina gli casca l'ernia e vanno in para. Santiddio, mica devono scalare l'Everest con le infradito: raccogli le candidature, scarti gli inadeguati, individui un paio di galantuomini con un minimo (dico un minimo) di competenze, e voilà, tutto fatto. Rapido e indolore.
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