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Manuel Agnelli interpreta "Lazarus" di David Bowie e Enda Walsh al teatro Carignano |
Ho visto "Lazarus" al Carignano, l'altra sera. Confesso che ero preoccupato. "Lazarus" è un'opera rock, l'estremo lascito di David Bowie, e per un bowiano militante è quasi una bestemmia l'idea che qualcuno che non sia Bowie canti le canzoni di Bowie o reciti un testo di Bowie. "Lazarus", poi, è un lavoro straziante, una lucida e spietata riflessione sulla morte - o sull'impossibilità di morire, dipende da come arriva allo spettatore - e metterlo in scena è una sfida alla portata di pochi.
Ero preoccupato, quindi. Paventavo la delusione, o peggio. E invece è stato tutto bellissimo. Valter Malosti si è superato con una regia che coglie e restituisce alla perfezione l'immaginario bowiano e il senso ultimo dell'opera, e l'interpretazione di Manuel Agnelli è azzeccatissima e personale, senza l'inane ambizione di scimmiottare in qualche modo l'insuperabile modello. Quello che agisce sul palco non è Manuel che imita Bowie: è un altro Bowie, uno dei Bowie possibili, il Bowie di Manuel Agnelli. E in tal senso affascinante. A ciò contribuisce l'intelligenza degli arrangiamenti: anche lì nessun tentativo di rifare le canzoni di Bowie così come le ha cantate Bowie (e chi mai potrebbe?) bensì una totale reinvenzione che consegna allo spettatore un'altra eventualità, un'altra ipotesi su come interpretare quei brani. E gli esiti sono talora sorprendenti: ascoltate, nel finale, quella "Heroes" spogliata di ogni epicità, che diventa un canto dolente di totale lirismo.
A coronare l'intera operazione, sul palco una live band di fuoriclasse e, tra gli interpreti, la giovanissima Casadilego, vincitrice di X Factor 14, che mette in mostra doti vocali a dir poco entusiasmanti.
Consiglio: se trovate posto, andate a vedere "Lazarus". Vi piacerà, che siate o non siate bowiani militanti. Resta al Carignano fino al 18.
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