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"The seeds of Vandana Shiva" in programma oggi alle 19,30 al Massimo |
Com'è ormai consolidata tradizione anche ieri, in apertura della ventiseiesima edizione di CinemAmbiente, Luca Mercalli ci ha fatto sapere che nel '22 siamo andati peggio che nel '21, ma certamente le cose peggioreranno ancora nel '23, e poi nel '24, e anche nel '25... I mari s'innalzano, i ghiacciai si sciolgono, incendi frane e uragani ci devastano, ed è sempre più prossimo un futuro ormai quasi presente nel quale potremo finalmente estinguerci - se per acqua fuoco vento o gelo dipenderà dalla nostra personale sorte - liberando il pianeta dall'ingombrante presenza della specie più inutile dannosa e proterva che mai lo abbia infestato. A plastica conferma delle rassicuranti previsioni mercalliane è seguita la proiezione del film "The letter", nel quale è il Papa stesso a confermare ciò da decenni scienziati e comuni esseri umani dotati di un minimo di raziocinio hanno capito: ovvero che ci stiamo suicidando giorno dopo giorno. Film molto bello e istruttivo, "The letter": dovrebbero trasmetterlo le reti del servizio pubblico, anziché le stronzate che propinano quotidianamente ai sudditi felici e incoscienti. Tra l'altro, il film riferisce le reazioni dei negazionisti all'allarme lanciato da Francesco con l'enciclica "Laudato sii": sapete cos'hanno detto, quelli che dalla distruzione del futuro lucrano nel presente? Hanno detto, papale papale, che il Papa non ha competenza in materia di clima. Beh, non è necessario essere il vicario di Cristo per capire cosa sta capitando al clima. Basta abitare a Conselice.
Mercalli, chiudendo il suo intervento, ha fatto notare che da ventisei edizioni CinemAmbiente presenta film che descrivono il progressivo deteriorarsi delle condizioni ambientali che consentono la vita dell'uomo sul pianeta (nessuna preoccupazione per i ratti e gli scarafaggi: quelli ci sopravvivranno e meritatamente erediteranno la Terra). La speranza, ha detto Mercalli, è che nelle prossime edizioni del Festival si comincino a vedere anche film che raccontano il ravvedimento - seppur tardivo - dell'umanità, le prime azioni virtuose per cambiare un destino che oggi sembra ormai scritto. A dire il vero, film di quel tipo già se ne vedono - un esempio fra tanti, "The seeds of Vandana Shiva", in programma stasera. Purtroppo, per la nota teoria della prevalenza del cretino, i pochi saggi sono insufficienti a controbilanciare l'azione di milioni e milioni di cretini. Ma Mercalli, in fondo, sotto sotto è un ottimista. Com'è ottimista l'assessore Purchia, che nel suo fervorino istituzionale ha augurato lunga vita a CinemAmbiente, per "altre trecentoventisei edizioni". Dubito fortemente che ci restino ancora trecentoventisei anni per ammorbare questo pianeta prima di togliere definitivamente il disturbo: siamo tecnologici, ci riusciremo molto prima. E quanto al futuro di CinemAmbiente, spero bene ma faccio gli scongiuri di rito: sempre nell'ambito delle devastazioni, a Torino siamo maestri se si tratta di devastare le nostre eccellenze culturali.
That's all, folks. CinemAmbiente prosegue fino a domenica 11, e qui sotto riporto il programma odierno. Andate al cinema, finché potete.
Nella giornata di martedì 6 a CinemAmbiente dove si avviano tutte le sezioni, concorsuali e no. Il primo titolo in cartellone, della sezione non competitiva Made in Italy, è WWF Missione Artico (ore 17.00, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Claudia Amico, un cortometraggio diviso in 5 episodi, in cui il direttore del programma di conservazione del WWF Italia Isabella Pratesi ci racconta la spedizione esplorativa di un team di esperti – composto da biologi marini, guide alpine e naturalisti – per osservare i mutamenti causati dai cambiamenti climatici lungo la costa orientale della Groenlandia. Attraverso testimonianze e interviste a esperti dell’ESA, il film illustra come la progressiva scomparsa dei ghiacci stia stravolgendo gli equilibri degli ecosistemi del Pianeta, ripercuotendosi sulle vite di tutti noi. Al termine della proiezione incontro con la regista e Isabella Pratesi.
In contemporanea, viene riservato uno spazio alla formazione e, in particolare, alla presentazione del progetto NextJournalist 2023 (ore 17.00, Cinema Massimo – Sala Soldati), promosso da LifeGate – mediapartner del Festival – con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, con cui 230 scuole superiori statali e paritarie piemontesi sono state invitate a cimentarsi nella creazione di nuovi contenuti editoriali multimediali, producendo audio, podcast e video sul tema dei “Protettori della Terra”. L’elaborato vincitore è risultato We Want Happy Days, del Liceo Germana Erba di Torino, i cui studenti sono stati coinvolti in un seminario di formazione per content creator sui temi della sostenibilità e della comunicazione ambientale. Il percorso formativo contempla anche un’attività “sul campo”, in cui il team di studenti selezionato si cimenterà in qualità di reporter al fianco della redazione di LifeGate per la copertura mediatica del Festival.
Sempre nel pomeriggio, si avvia il Concorso Cortometraggi, che comprende un totale di 18 film in gara. Il primo programma in proiezione (dalle ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria) presenta cinque titoli. Ambientato nella città di Gomba, in Congo, Mulika, di Maisha Maene, racchiude nella storia di un “afronauta” del futuro, atterrato con la sua nave spaziale sul vicino vulcano Nyiragongo, una riflessione sul destino di Paesi ricchi di risorse minerarie, eppure poveri. Affronta il tema dello sfruttamento del suolo a vantaggio di pochi anche Mother Earth’s Inner Organs (Los órganos internos de la Madre Tierra), cortometraggio sperimentale con cui la regista Ana Bravo-Pérez segue i carichi di carbone in arrivo al porto di Amsterdam in un viaggio a ritroso fino al loro luogo di provenienza: una miniera situata nella Colombia settentrionale, nel territorio dei Wayuu, che onorano e rispettano la Madre Terra, a differenza degli stranieri che la squarciano per estrarne ricchezze. Nell’oscurità della foresta, ombre che passano, rumori di rami spezzati, urla rauche, combattimenti selvaggi: in Corps à Cors, dei francesi Vincent Benedetti-Icart e Hippolyte Burkhart-Uhlen, girato sui monti Vosgi, irrompono in emozionanti riprese i rituali amorosi dei cervi, scanditi dal loro possente bramito, caratteristico della stagione degli accoppiamenti. Candidato all’Oscar 2023 come miglior cortometraggio d’animazione, il portoghese Ice Merchants, di João Gonzalez, getta uno sguardo originale sul cambiamento climatico attraverso la storia di un padre e un figlio che ogni giorno si lanciano con il paracadute dalla loro gelida casa abbarbicata sulla parete di una montagna per portare al villaggio sottostante il ghiaccio di loro produzione. Black Mayonnaise, dello statunitense Nathan Kensinger, documenta l’operazione di bonifica, dopo più di cento anni di sversamenti industriali, del famigerato Gowanus Canal di Brooklyn, sul fondo del quale è stato scoperto uno spesso sedimento, una tossica “maionese nera” di metalli pesanti e sostanze chimiche cancerogene.
Nel tardo pomeriggio, viene presentato un altro titolo della sezione Made in Italy, Plastica Connection (ore 18.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Teresa Paoli, un viaggio in Turchia sulle tracce delle tonnellate e tonnellate di scarti di plastica con cui il mondo occidentale, l’Unione Europea tutta, non esclusa l’Italia, sta inondando le zone più fragili della Terra. La massiccia esportazione a danno di altri Paesi usati come discariche non considera, però, che in un ecosistema globale gli effetti dell’inquinamento si ripercuotono ovunque e, in una forma o nell’altra, ritornano al mittente. Al termine della proiezione incontro con la regista e Paola Vecchia, autrice.
Sempre nel tardo pomeriggio, Pablo Larraín, tra gli autori più originali e acclamati nella scena cinematografica internazionale degli ultimi vent’anni, sarà protagonista di una masterclass (ore 18.30, Mole Antonelliana - Aula del Tempio) organizzata con il Museo del Cinema, che, nell’occasione, gli conferirà il premio Stella della Mole. Il regista, sceneggiatore e produttore cileno ripercorrerà le tappe della sua opera caratterizzata da uno sguardo che rifugge da ogni retorica e ricostruzione testuale del vero, privilegiando riletture di frammenti di storie con uno sguardo personale e creativo: dal lungometraggio d’esordio Fuga (2006), grazie al quale conquista subito l’attenzione della critica internazionale, al successo, nel 2008, di Tony Manero, premiato come miglior film e per il miglior attore al Torino Film Festival, cui seguiranno Post mortem (2010), e No (2012), candidato all’Oscar, film dal carattere fortemente politico che chiude la trilogia del regista sulla dittatura di Pinochet. Non meno fortunata la seconda parte della carriera del regista, segnata da titoli come El Club (2015), Orso d’Argento a Berlino, i due film del 2016 da cui emergerà con forza la sua capacità di dare nuova linfa al genere biografico, Neruda e Jackie, Premio Osella per la miglior sceneggiatura alla Mostra di Venezia e detentore di tre candidature all’Oscar. Dopo Ema (2019), Larraín si dedicherà alla serie Apple Lisey's Story (2020), per poi tornare al grande schermo con un altro bio-pic, Spencer (2022). I suoi ultimi progetti in lavorazione sono El Conde e Maria, del quale inizierà a breve le riprese con Angelina Jolie nei panni della Callas.
In prima serata, per la sezione non competitiva Panorama, viene presentato il bio-pic The Seeds of Vandana Shiva (ore 19.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), degli statunitensi Camilla e James Becket, che rende omaggio alla volitiva figlia di una guardia forestale himalayana diventata il peggior incubo di una delle più grandi multinazionali del mondo e un’icona globale. Il film ricostruisce i quarant’anni di battaglie contro i grandi produttori globali del cibo e i Golia dell’agricoltura degenerativa, gli incontri, gli eventi che hanno segnato il percorso di Vandana Shiva, rendendo l’ecoattivista gandhiana protagonista del movimento mondiale per la sovranità e la giustizia alimentare e una delle voci ambientali più ascoltate del Pianeta. La proiezione sarà seguita da un incontro online con Vandana Shiva.
Sempre in serata, è in cartellone un altro titolo della sezione Made in Italy, Lagunaria (ore 20.00, Cinema Massimo – Sala Soldati), del regista veneto Giovanni Pellegrini, affresco a tutto tondo di Venezia, ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino e narrato dalla voce dell’attrice Irene Petris. Frutto di cinque anni di riprese, il film, attraverso immagini della laguna mai viste prima, è un racconto caleidoscopico di un mondo unico e delle sue realtà nascoste. Tra leggende, riti e dicerie, emerge l’anima di una città straordinaria, colta nei suoi momenti drammatici – dall’alluvione del 2019 ai giorni del Covid – nella quotidianità dei suoi abitanti, nel profondo rapporto con la laguna che la circonda, con gli animali che la popolano e le sue isole evanescenti: una Venezia autentica, che chissà se sopravvivrà ai cambiamenti climatici, all’inquinamento, al turismo di massa. Al termine della proiezione incontro con il regista.
Ancora in serata, il Festival presenta il primo degli 8 film in gara nel Concorso Documentari. Diretto da Matthieu Rytz (già autore di Anote’s Ark, presentato dal Festival nel 2018), lo statunitense Deep Rising (ore 21.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria) esplora il nuovo Eldorado, i fondali oceanici, dove c’è abbondanza di quei metalli che sono utilizzati soprattutto nella produzione di batterie per le auto elettriche e la cui domanda è in crescita vertiginosa sul mercato globale. Scandito dalla voce narrante di Jason Momoa, tra riprese spettacolari e indagini avvincenti sulle macchinazioni segrete delle organizzazioni autorizzate all’estrazione mineraria in alto mare, il film lascia emergere la contraddizione tra la disponibilità di giacimenti che potrebbero potenziare enormemente la green economy e un nuovo sfruttamento delle risorse planetarie che potrebbe avere conseguenze imponderabili. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista, in dialogo con la giornalista Giorgia Marino.
La giornata si chiude con un altro titolo della sezione Made in Italy, Innesti (ore 22.00, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Sandro Bozzolo, ambientato al confine tra Piemonte e Liguria, tra i declivi della Valle Mongia, teatro di una battaglia silenziosa per recuperare i castagneti secolari, in stato di abbandono. Ultimo erede e custode di una tradizione tramandata per generazioni e generazioni, il padre del regista, Ettore, ex-casellante autostradale e castanicoltore, vent’anni fa decise di cambiare il destino della Valle attraverso la pratica dell’innesto, donando nuova linfa agli alberi esistenti. Metafora d’integrazione tra uomo e ambiente, i castagneti tornati rigogliosi sono stati il fulcro di un innesto anche generazionale, come attestano nel film le testimonianze dei più giovani che hanno deciso di fermarsi a ripopolare questa terra, accanto agli anziani che vi hanno sempre vissuto. Al termine della proiezione incontro con il regista.
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