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CINEMAMBIENTE AL VIA

Una delle foto di Anne de Carbuccia esposte al Cortile del Rettorato

Ricevo e volentieri pubblico:

La 26a edizione del Festival CinemAmbiente si inaugurerà stasera (5 giugno, ore 20, Cinema  Massimo – Sala Cabiria), come ormai tradizione ultradecennale, con Il punto di Luca  Mercalli, il report annuale che il noto meteorologo stila in esclusiva per l’apertura della  manifestazione sullo stato di salute del Pianeta. 

La serata proseguirà con il film d’apertura, The Letter: a Message for Our Earth, diretto  dal regista inglese Nicolas Brown e ispirato alla “Laudato si’” di Papa Francesco, che sarà  introdotto dall’arcivescovo di Torino Roberto Repole, in dialogo con il giornalista Luca  Rolandi. Il film, diffuso attraverso i canali del Movimento Laudato Si’, presentato a Torino  in anteprima nazionale in sala, è stato proiettato alla COP 27, al World Economic Forum  di Davos, in svariati festival internazionali e in oltre 800 comunità in ogni angolo del  Pianeta, nonché promosso da personaggi del mondo dello spettacolo come Leonardo Di  Caprio e Arnold Schwarzenegger. “Anche noi vogliamo contribuire alla massima diffusione  di un film che ovunque ha dimostrato di avere un enorme potenziale nello scuotere le  coscienze, riuscendo, in molti casi, in tanti luoghi a rischio, a innescare concrete iniziative a  lungo termine in difesa dell’ambiente” – sottolinea il direttore del Festival Gaetano Capizzi. Girato anni dopo l’enciclica del 2015, ovvero la “lettera” – diretta non solo ai cattolici, ma  a tutti gli abitanti del Pianeta – con cui il Pontefice ha affrontato il tema dell’impatto  sempre più allarmante dell’uomo sulla Terra, il film accoglie le voci rimaste nel frattempo  inascoltate nelle grandi conferenze sulla crisi globale. The Letter segue infatti le storie e il  viaggio a Roma, su invito del Papa, di cinque persone, impegnate in prima linea sul fronte  ambientale: un rifugiato climatico del Senegal, un leader indio dell’Amazzonia, una  giovanissima attivista indiana, una coppia di scienziati statunitensi. Dal loro dialogo con il  Pontefice e dalle loro testimonianze emerge il quadro vivido della crisi planetaria e della  sofferenza della Terra che sono poste al centro della “Laudato sì’” con un’incisività e una  forza senza precedenti nelle enunciazioni papali e che rendono ogni giorno più impellente  il suo appello a prenderci cura della nostra casa comune.

Quest’anno “diffuso” anche al di fuori delle sale, in diversi spazi cittadini, il Festival  inaugura nel corso della prima giornata due esposizioni. La prima è frutto della rinnovata  collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte  Contemporanea, con cui il Festival presenta, insieme con Cittadellarte Fondazione  Pistoletto e CIAL - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio, l’installazione  ANTIMATTER_STONE, dell’artista Sebastiano Pelli. La scultura, a forma di grande pietra (due metri circa di altezza e larghezza, e oltre 3 metri e mezzo di lunghezza), verrà ospitata,  grazie alla collaborazione con i Musei Reali di Torino, nella preziosa cornice di Piazzetta  Reale. L’installazione si inserisce, come grande oper-Azione collettiva, nel solco del  progetto partecipativo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto – tra i più grandi  sostenitori dell’arte come motore della trasformazione sociale responsabile avviato fin  dal 2003 e perseguito dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli con svariate  iniziative dirette a diffondere la cultura della sostenibilità tra le nuove generazioni.  Saranno infatti i più giovani – gli studenti di alcune scuole superiori torinesi – a dare il via  alla oper-Azione collettiva con la performance inaugurale, alle ore 12.00, in cui, attorno  alla scultura, verrà srotolata un’enorme bobina dorata di alluminio fornita da CIAL, lunga  circa 400 metri, e realizzato il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno  matematico dell’infinito. 

Fulcro della composizione, ANTIMATTER_STONE di Sebastiano Pelli fa capo a un progetto  espositivo itinerante, curato da Francesco Saverio Teruzzi e Alessio Vigni, che è stato  integralmente rielaborato per l’evento torinese. Anch’essa ricoperta di alluminio – materiale duttile, riflettente e riciclabile all’infinito – la scultura avrà una struttura cava  “per contenere un problema urgente e globale”, come spiega l’artista, offrendo, nello  stesso tempo, una soluzione. Nell'accogliere l’alluminio di scarto, ANTIMATTER_STONE si  trasforma, nella dimensione simbolica, in un ulteriore spazio/tempo per immaginare “un  nuovo mondo: partecipato, responsabile e sostenibile, prospettando soluzioni  innovative alla questione ambientale e, soprattutto, innescando nuove sensibilità a  partire dai giovani e giovanissimi. 

La seconda esposizione fa capo alla collaborazione con l’Università degli Studi di Torino,  con cui il Festival, come nella scorsa edizione, presenta una mostra allestita nello spazio  suggestivo del Cortile del Rettorato. Quest’anno l’esposizione, multimediale, prodotta da  UniVerso, è dedicata alle opere dell’artista e regista franco-statunitense Anne de  Carbuccia, che ha viaggiato nei luoghi più belli, remoti e a rischio del Pianeta per  documentare “quanto ancora abbiamo, quanto rischiamo di perdere e quanto abbiamo  già perso”. Intitolata One Planet One Future, dal nome della Fondazione costituita da  Anne de Carbuccia per svolgere un’opera di sensibilizzazione, attraverso diverse forme  artistiche, sulle conseguenze dell’emergenza climatica, la mostra si inaugurerà alle ore 17.45, e sarà visibile fino al 30 agosto. Si compone di dieci fotografie, di grande formato (quasi 5 metri di larghezza e 3 metri e mezzo di altezza), dei diversi luoghi della Terra in  cui Anne de Carbuccia ha realizzato le sue opere. Chiamate TimeShrine (santuari del  tempo), le installazioni dell’artista comprendono sempre due oggetti – un teschio e una  clessidra – attorno ai quali viene creata una composizione con gli elementi, naturali o meno,  reperiti sul posto: una sorta di sacrario per onorare il soggetto fotografato e avvertirci che, a causa dell’Antropocene, il suo tempo sta finendo. Le immagini esposte a Torino sono  quelle delle opere raccontate nel suo docu-film Earth Protectors, presentato al Festival (sabato 10 giugno, ore 20.00, Cinema Massimo – Sala Soldati), e sono rappresentative di un  percorso dell’artista durato dieci anni. Riconducibili ai temi chiave del progetto One Planet  One Future – acqua, plastica, animali e culture a rischio – le immagini documentano,  ciascuna in un aspetto specifico, la bellezza e contemporaneamente la fragilità del nostro  Pianeta e costituiscono un appello urgente a re-immaginare un mondo diverso in cui  possano essere salvate e tutelate. Al centro del Cortile verrà, inoltre, creata dall’artista  un’installazione site specific, utilizzando un’opera della serie “Wood Engravings”, con  un’antica ruota di legno che recherà un’incisione (la frase “In the Anthropocene to revolt is  to build”) e poggerà su una base formata da materiali di cantiere mescolati con rifiuti  elettronici, richiamo all’inquinamento prodotto dalla nostra nuova era geologica. 

Sempre nel pomeriggio il Festival ospita, in collaborazione con Regione e Arpa Piemonte, un’iniziativa speciale, in cui la presentazione alla cittadinanza della Relazione annuale  sullo stato dell’ambiente (ore 17.00, Cinema Massimo – Sala Soldati) sarà accompagnata  da un approfondimento su un tema di stringente attualità: il problema della siccità che  opprime il Piemonte, nonostante le recenti e abbondanti piogge. Al talk, moderato dalla  giornalista Silvia Rosa Brusin, parteciperanno Silvia Rovere, sindaca di Ostana e gestore  del rifugio La Galamberna, il presidente di SMAT Paolo Romano, il direttore di Arpa  Piemonte Secondo Barbero, il direttore Ambiente Energia e Territorio della Regione  Piemonte Stefania Crotta. L’incontro sarà preceduto dalla proiezione di due  cortometraggi a tema. La siccità: dalla montagna alla pianura, prodotto dalla Regione  Piemonte con la regia di Andrea Chiesa, racconta il problema della carenza idrica visto  attraverso gli occhi di quanti studiano il fenomeno o ne subiscono le conseguenze: un  viaggio in immagini che dalle sorgenti del Po scende a valle mostrando come è cambiato  un territorio da sempre ricco d’acqua e oggi, invece, sofferente. Il cortometraggio I fiumi  non cantano più, prodotto da ALPSTREAM – Centro per lo Studio dei Fiumi Alpini nell’ambito del progetto UNITA – Universitas montium, lancia un grido di allarme  sull'impatto del cambiamento climatico e di gestioni non più sostenibili sui corsi d’acqua che hanno permesso l’evoluzione della nostra civiltà, che ci garantiscono la vita così come  la conosciamo e che oggi stanno morendo.

Si apre in giornata anche la sezione CinemAmbiente VR. In quest’edizione, il Festival propone, nelle sale CineVR allestite dal Museo Nazionale del Cinema alla Mole  Antonelliana, quattro opere fruibili in realtà immersiva, che consentono ai visitatori di  sperimentare una dimensione speciale e coinvolgente del cinema ambientale e che saranno in programmazione giornaliera continuativa (dalle ore 9.00 alle 19.00) fino al 18  giugno.  

21-22 cHina, del canadese Thierry Loa, interamente filmato dal cielo in realtà virtuale, è  un meditativo viaggio immersivo in Cina, dove l’Antropocene sta producendo una rapida  urbanizzazione, un massiccio sviluppo industriale e importanti cambiamenti topografici.  Dream Builders: The Cenotaph for Newton, del francese Arnaud Desjardin, primo di una  serie di cinque episodi dedicati alle utopie architettoniche, ci permette di esplorare il  monumento, mai realizzato, immaginato nel 1784 da Etienne-Louis Boullée come un  grandioso e gigantesco tributo allo scienziato che scoprì la legge della gravitazione  universale. Produzione nazionale, The Italian Baba, di Omar Rashid, Elio Germano e Folco  Terzani, è un viaggio che ci immerge nei lontani paesaggi dell’India alla ricerca di una  guida, un guru. La voce di Elio Germano, che legge il testo A piedi nudi sulla terra scritto  da Folco Terzani, ci guida in un viaggio interiore alla ricerca di noi stessi e delle risposte  alle nostre domande. They Dream in My Bones - Insemnopedy II, della francese Faye  Formisano, ci conduce nello spazio mentale, ricostruito in forma di installazione tessile  immersiva, di Roderick Norman, scienziato “onirogenetico”, che scopre che i sogni  rimangono impressi nelle ossa e che, accedendo alla memoria genetica di uno scheletro  sconosciuto, intraprende un viaggio ai confini tra fisico e metafisico. 


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