Passa ai contenuti principali

LE STAGIONI DELL'AMORE

Affetti stabili. Filippo Fonsatti abbraccia tra le lacrime il presidente Vallarino Gancia

Allora: giugno è tempo di presentazioni, tutti i teatri presentano la stagione che verrà, ma essere presente alle presentazioni non lo considero un obbligo, e men che meno raccontare qui come saranno le stagioni, che se a uno interessa va direttamente sul sito del teatro e trova tutto e anche di più, e quindi che stiamo a raccontarci qui?
Qui possiamo raccontarci le lacrime di commozione di Filippo Fonsatti mentre saluta il suo presidente Lamberto Vallarino Gancia che lascerà a ottobre dopo otto anni di onorato servizio: lacrime magari un po' troppo anticipate, ma sincere, e negli occhi del tosto direttore dello Stabile, poco aduso ai sentimentalismi, fanno senz'altro una bella impressione, quasi a certificare un Tst dove si lavora in armonia e volemose bene. Io sulle armonie interne non giuro mai, comunque allo Stabile i risultati si vedono e sono oggettivi: record assoluto di incassi (2,4 milioni) nella stagione 2022/23, record di finanziamento Fus (3,5 milioni, uno in più rispetto a otto anni), oltre 200 mila presenze, oltre 800 alzate di sipario, insomma, un teatro sano che fa reddito oltre che cultura. Ce ne fossero. E pure la stagione che verrà mi pare allettante, oltreché variegata (nella stesse programmazione ci trovi Lagioia e Buttafuoco, più variegata di così...), e con protagonisti che vorrò non mancare; in primis naturalmente l'esordio dello scontroso Morettone nella regia teatrale, ma anche artisti e amici che stimo, da Rocco Papaleo a Isabella Ragonese, da Arturo Brachetti a Jurij Ferrini, Vacis, Curino, Malosti, e poi Ascanio Celestini, e poi Lavia che fa Goldoni e adesso basta che sennò ricado nel solito smarronamento di raccontare il programma. Era giusto per dire che la prossima stagione a teatro sarò più assiduo di quanto colpevolmente non lo sia stato negli ultimi tempi.
Ma il giorno prima dello Stabile anche il Regio ha presentato la stagione 2023/24, pur'essa grondante amore. "Toujours l'amour" (voluto omaggio a Gigi D'Agostino, e non sto scherzando, lo ha detto il sovrintendente in persona) s'intitola infatti la prima stagione interamente del sacco di Jouvin: e a occhio direi che è un ottimo sacco, che coniuga con francese eleganza tradizione e innovazione, titoli irrinunciabili - e overdose pucciniana di rigore - e proposte insolite: "The tender land" di Aaron Copland, per dire, è una prima esecuzione assoluta per l'Italia. 
Per quanto riguarda il teatro, invece, Jouvin non si fa prendere dall'entusiasmo, ammette che le cose vanno sempre meglio ma i problemi, specie economici, non  sono ancora tutti alle spalle, e dunque la prudenza è d'obbligo. Ma la buona notizia è un'altra: l'operazione-svecchiamento di Jouvin funziona, l'esperimento delle "anteprime giovani" sta avendo un successo fin inatteso, e comunque l'età media del pubblico in generale si sta abbassando. Piaccia o non piaccia a noi anziani, è quella la strada da seguire, se non vogliamo che l'opera lirica in genere, e il Regio in particolare, si estinguano quando si estinguerà la nostra generazione, evento questo al ciel piacendo ormai non troppo remoto. E se a qualcuno non sta bene, ce ne faremo in fretta una ragione.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...