Passa ai contenuti principali

SEMPRE PEGGIO: PERDIAMO ANCHE IL FOLK CLUB

Un'altra sconfitta. Torino perde anche il Folk Club. Paolo Lucà - che nel 2008 aveva raccolto il testimone del padre Franco prematuramente scomparso - ha deciso di mettere fine a una straordinaria avventura musicale e umana durata quasi un quarantennio. Non trovo ancora le parole adatte per commentare l'ennesimo vulnus che subisce il tessuto culturale de
lla nostra sventurata città. Domani in un incontro pubblico Paolo Lucà spiegherà le ragioni della sua scelta (ma se ripercorro la storia e le vicissitudini del Folk Club alcune posso già intuirle...). Qualche doverosa e pacata riflessione la scriverò sul Corriere di domani. Intanto riporto qui il testo del post comparso oggi su Fb. 

Cari amici,

so che per molti di voi questa notizia giungerà come un fulmine a ciel sereno... ma non esiste altro modo per dirlo se non per quel che è: dopo 38 anni di instancabile attività, al temine di una XXXVII Stagione concertistica davvero entusiasmante, un grande successo di pubblico e critica, FolkClub cessa definitivamente la sua programmazione.

Oltre 1.800 concerti, senza contare i tantissimi festival 'in esterno' [Occitanica (2000 - 2008); Donne dall'Inferno (2002); Spedizioni Folk (2001 - 2007); Torino Blues Festival (1997 - 2005); Nord & Sud (1999-2003); Folk Al Teatro Milanollo (1996-2002); International Folkdance Festival (2001 - 2008); Flamenca (2003 - 2008); Concerti al Forte di Vinadio - Sentinelle Delle Alpi (2003 - 2004), Piazza Profana (2001 - 2008), e Pellerossa (1994 – 2002)] e i tanti concerti ospitati per il Torino Jazz Festival (2018 – 2026); uno spazio che, a dispetto delle sue ridotte dimensioni, ha accolto in queste quattro decadi oltre 110.000 spettatori e oltre 6.000 artisti e musicisti provenienti dai cinque continenti, tra cui innumerevoli ‘big’ di livello nazionale ed internazionale e tantissimi artisti che hanno calcato il nostro palco ai loro esordi per poi spiccare il volo; 58.458 associati, ormai giunti alla terza generazione; uno scantinato sobrio, amichevole e intimo dove tutti -artisti e avventori- si sentono accolti come a casa, con una qualità di ascolto senza pari e un'ineguagliabile atmosfera di vicinanza e 'comunità'; un'attenzione storica e costante per il valore culturale delle proprie proposte e verso generi musicali considerati ‘secondari’, certamente non commerciali o 'main-stream'; una posizione di grande prestigio nel panorama musicale cittadino, nazionale e internazionale e un nome che è, da molto tempo, sinonimo e garanzia di rigorosa qualità e musica ai massimi livelli...

I molteplici motivi che sono alla base di questa sofferta quanto difficile, ma inevitabile ed irrevocabile decisione verranno illustrati pubblicamente durante l'incontro pubblico indetto martedì 30 giugno prossimo, nel quale - come sempre- sarò a disposizione per rispondere di persona a chi vorrà saperne di più.

Intanto vorrei qui ringraziare tutti - ma proprio tutti- coloro che in questi 38 anni hanno compreso e sostenuto un progetto culturale davvero unico, per il quale la Musica è sempre stata al centro di tutto; amici e familiari, volontari, soci, spettatori, Enti, Fondazioni, Associazioni, giornalisti, artisti e addetti ai lavori... tutti quelli che con il loro sostegno, la loro presenza e la loro disponibilità, hanno contribuito in qualsiasi modo a rendere il FolkClub un'isola felice nonostante tutto. 

L'incommensurabile tesoro di umanità, sensibilità, affetto e stima che abbiamo costantemente ricevuto è stato fondamentale per arrivare fin qui, di esso sarò per sempre grato a tutti voi.

Paolo Lucà

Commenti

  1. Una perdita enorme per questa città, come dice giustamente lei, l'ennesima. Ormai restano solo le macerie.
    Quanto meno vedo nelle ultime generazioni un po' di fermento, che mi ricorda quello di quando ero giovane io. Speriamo che ci venga concesso abbastanza tempo per vedere una possibile rinascita futura.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...