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SI FA MA NON SI DICE

Filura, costretto da un bilancio comunale che sta peggio di quello della Grecia, ha dovuto tagliare forsennatamente i già residuali finanziamenti alla cultura, nel disperato tentativo di scongiurare l'arrivo in Municipio degli ufficiali giudiziari per pignorare la mobilia. Però non vuole che lo si dica: anzi, in ogni occasione pubblica e privata ribadisce che la sua amministrazione punta tantissimo sull'offerta culturale, che - testuali parole - "aumenterà pur in presenza di minori risorse". Vasto e ambizioso programma, che vorrei esportare anche a casa mia: mi punge giustappunto vaghezza di comperarmi una delle "Frauen" di Schutte esposte a Rivoli, che mi starebbe benissimo in giardino.
Ad ogni modo. Alla presentazione della prossima stagione dello Stabile, Filura ha battibeccato sottovoce con Martone durante la conferenza stampa. Martone giustamente sottolineava le difficoltà affrontate per mettere insieme un cartellone degno di una città come Torino, pur in presenza di nuovi e vieppiù trucibaldi tagli. Filura dava segno di insofferenza. Poi ha sussurrato qualcosa a Martone. In sala non si è sentito nulla, ma dal labiale sembrava, riferiscono gli osservatori, "basta parlare di tagli". Ma anche "vasta per mare se ragli" oppure "casta la madre a sonagli" o più probabilmente, vista l'ora, "pasta col sugo, non sbagli". Il labiale della risposta martoniana è ancor più misterioso. Poteva essere "cosa ti metti?" oppure "cose che ti aspetti", "o anche "conte mascetti". O persino "come ti permetti?".

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