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TUTTA LA TORINO ROCK PER GIGI RESTAGNO

Arpionati: siamo già in ritardo, e una tv privata blocca Max e Madaski per una intervista prima della proiezione. Palle...
Ed eccoci alla fine della giornata: verso le otto meno un quarto Max Casacci ed io lasciamo la Holden e la festa dei Perturbazione, andiamo da Amantes a recuperare Madaski e Serena (la moglie di Max) e andiamo al cinema Massimo per la proiezione del film "The Beautiful Loser". che il regista Diego Amodio e il produttore Gianpiero Massimelli hanno dedicato a Gigi Restagno, l'icona della Torino Anni Ottanta, lo splendido musicista di Blind Alley (che oggi si possono riascoltare su uno straordinario vinile appena pubblicato), Deafear, Misfits, Legendary Singles, Poker. In sala c'è praticamente tutta la Torino musicale di ieri e di oggi: avvisto Oskar degli Statuto, Bobo dei Fratelli di Soledad, il mitico bodyguard Libero, Dario Lombardo, il batterista Davide Graziano con la sua compagna Luciana Littizzetto, ma se adesso mi metto a scriverli tutti non ne veniamo più fuori. Diciamo che mancavano Umberto Tozzi e Rita Pavone. E Gipo Farassino, povero, che in questa compagnia si sarebbe trovato benissimo. Perché erano tutti amici suoi, e perché parte dell'incasso della serata andrà a finanziare le opere benefiche della Fondazione Caterina Farassino.
Ad ogni modo. Gigi nel 1997 è uscito dalla vita per entrare nella leggenda. E il film lo racconta molto bene, con i pochi materiali video e sonori del periodo oggi disponibili, e con i racconti dei compagni di strada, a cominciare da Marco Ciari, il batterista dei Blind Alley la cui florida corporatura attuale, confrontata con l'esile complessione dark dell'epoca, dimostra come il tempo ci abbia tutti, imparzialmente, cambiati. Tra i testimoni, un Johnson Righeira che si duole perché quelle memorie dei cruciali Eighties stiano sfaldandosi (cosa che induce il consigliere regionale Gianpiero Leo, lodevolmente presente in sala, unico politico, a lanciare l'idea di un museo della musica torinese); Max Casacci, bassista ragazzino nei Deafear, che non trattiene le lacrime ricordando l'amico; la Funky Lips Sandra Brizzi che ricostruisce il giorno terribile della morte di Gigi; Renato Striglia e Luca Colarelli che raccontano le diverse visioni della famosa aggressione che Gigi subì ai Murazzi, poco prima di morire. Eccetera, eccetera, eccetera. Per noi che in un modo o nell'altro c'eravamo, un viaggio nella vita passata, tra Tuxedo e Studio Due, Big Club e birreria Petrarca. Per gli altri non so. Magari avrebbero bisogno di qualche nota a piè di pagina. Ma francamente me ne infischio.

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