Passa ai contenuti principali

SALONE A MENO 20 PER CENTO? BASTA DIRLO. UN POST PREVENTIVO

Presenze in calo del 20 per cento rispetto ai dati reali (forse) dello scorso anno. Secondo le indiscrezioni più malevole, questo sarebbe il risultato dell'edizione 2016 del Salone; non piacevole per la presidente Milella, che stasera comunicherà ufficialmente quanti sono stati i visitatori nei cinque giorni del Lingotto.
Ieri c'è stata una riunione di vertice blindatissima. Può darsi che si sia discussa la linea da seguire. Per preparare il terreno sono state rilasciate dichiarazioni preventive ai giornali in cui si parla di una sostanziale tenuta: quindi, salvo resipiscenze dell'ultima ora, presumo che stasera Milella annuncerà che le presenze sono state più o meno le stesse dell'anno scorso. L' anno scorso Rolando Picchioni ne aveva dichiarate 341 mila: si è poi appurato che in realtà i visitatori non avevano superato i 276 mila, di cui 122 mila paganti (176 mila secondo altre fonti). E' ovvio che la presidente farà riferimento a queste ultime due cifre. Dubito che scenderà al di sotto.
Ma, se così farà, commetterà un altro errore.

E non soltanto perché è brutto dire le bugie, ma è ancora più brutto continuare a dirle.

Meno 20 per cento non è una vergogna

Ammesso - e non dato per certo, ci mancherebbe! - che il calo del 20 per cento ci sia davvero, sarebbe non soltanto più onesto, ma anche strategicamente più saggio dichiararlo con franchezza. 
Un calo del 20 per cento non è un disastro, considerata la situazione.
Intanto il Salone è stato (e si è) sputtanato per mesi, e il danno di immagine non poteva che produrre una disaffezione del pubblico.
Inoltre, rispetto al passato, lo sforzo promozionale è stato minimo. Penso ad esempio alla cartellonistica stradale: quanti manifesti del Salone avete visto in giro in questi giorni? Fate uno sforzo di memoria: gli anni scorsi erano molti di più. Sono mancati i soldi contanti, necessari per pagare una campagna di affissioni appena appena visibile. Vogliamo paragonare tanto understatement con l'orgia di stendardi e poster che pochi giorni fa - secondo un collaudato copione - annunciavano ai torinesi che in città si teneva un Festival Jazz? 

Basta minchiate, abbiamo già dato

Scrivo questo post perché, contrariamente a quanto pensano lorsignori, io non voglio denigrare il Salone. Io lo amo, il Salone. Più di molti fra lorsignori, che per trascuratezza, tracotanza o insipienza hanno permesso che la situazione degenerasse fin quasi al punto di non ritorno.
E dunque, se io fossi Milella, stasera arriverei alla conferenza stampa di chiusura con in mano i tabulati, i resoconti delle biglietterie, tutto l'ambaradan amministrativo; li metterei sotto il naso dei giornalisti; glieli spiegherei per filo e per segno. Senza trucchetti, make up o giochi di prestigio.
E poi direi: signori cari, questo è quanto. Abbiamo fatto ciò che potevamo, e anche di più. Visto com'eravamo messi, cara grazia che siamo ancora vivi. Da domani ci mettiamo al lavoro, fra un mese abbiamo un progetto credibile, un direttore credibile (non un cavallo di ritorno o una pomposa nullità), una struttura istituzionale solida, e bon. Basta minchiate. Abbiamo già dato.

Se avranno questo coraggio, forse salveranno il Salone.
Se non lo avranno, non salveranno neppure i loro culi.

P.S. Ah, spieghiamo anche ai padroni dei muri di casa che non sono i padroni del Salone. Quindi, se devono organizzare organizzino, e se vogliono andarsene si accomodino alla porta.
P.P.S. E, stavolta, diciamo grazie a Ferrero.

Commenti

  1. Sì, diciamo grazie a Ferrero.
    Amo il Salone come lei, profondamente. Quest'anno l'ho frequentato molto, non per i libri negli stand ma per le persone. Ho fatto diverse code lunghe e stancanti per sentir parlare alcuni autori di quei libri. E tutte le volte che sono riuscita a guadagnarmi una seggiola dentro una sala (non sempre), è entrato lui, Ferrero, che con aria mite da buon padre di famiglia del Salone ha presentato brevemente gli ospiti e il senso di quel che sarebbe seguito. A braccio, semplicemente, in modo sommesso, ogni parola scelta con cura. Senza vanto da imbonitore televisivo che presenta l'ospitone. Ci ho visto dell'amore vero, in quelle brevi apparizioni, come nel suo continuo vagare senza accompagnatori, non l'amore cialtrone che ora va di moda proclamare al megafono.
    Ho pensato: "Chissà come sarà, senza di lui". Sì, diciamo grazie a Ferrero.
    E grazie anche a lei!

    RispondiElimina
  2. Concordo quasi sempre con le sue analisi.Il ringraziamento a Ferrero è doveroso. Peccato che nessuno, nemmeno lei sempre attento e solitamente voce "fuori dal coro", abbia ricordato le parole che il Direttore pronunciò alla Conferenza di presentazione del Salone del Libro 2016. Forse è vero che" Piove sul giusto e sull'ingiusto; ma sul giusto piove di più perchè l'ingiusto gli ruba l'ombrello ( Charles Bowen). Fino ad ora, non ci sono condannati, ma il caprio espiatorio fa comodo per giustificare un'operazione di marketing di cui molti sapevano e forse fa comodo anche a chi viene da lei invitato ad accomodarsi alla porta...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse lei si è perduta questo post http://gabosutorino.blogspot.it/2016/01/le-visioni-del-salone.html?m=1

      Elimina
    2. Ha ragione. Personalmente avevo postato larga parte dell'intervento che partiva da Tortora e terminava con i ringraziamenti.Ciò mi ha tratto in inganno. Le chiedo scusa per l'erronea affermazione

      Elimina
    3. Ok. Però prima di scrivere cose sgradevoli sul prossimo conviene sempre verificare ogni parola. Teniamolo sempre presente. Le parole sono pietre. Saluti.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...