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BRAY DETTA LE CONDIZIONI: VUOLE UN DIRETTORE NON TORINESE

Ultimo aggiornamento, poi se permettete mi preparo per la cena. Il consiglio d'indirizzo del Salone si è concluso. Mi assicurano, in un clima disteso e di collaborazione fra Chiampa e Appendino. Massimo Bray ha accettato la presidenza, però ufficiosamente: vuole esaminare per bene la situazione. In politichese si direbbe che ha un “incarico esplorativo”. Stiamo freschi. E ha pure smorzato molti entusiasmi con un sano ma doloroso realismo. Ha avvertito tutti che la potenza di fuoco di Milano sarà devastante, e che la struttura della Fondazione dovrà affrontare una concorrenza spietata. Per questo motivo, Bray non è tanto dell'idea di scegliere un direttore torinese: secondo lui darebbe un tono troppo “locale”, rimandando l'immagine di un Salone minore e provinciale. Vabbè, vedremo. Anch'io vorrei una MG decapottabile, ma facendomi i conti in tasca mi tengo la mia Ypsilon Gpl che va benissimo.
Comunque pare che non si farà un bando per cercare il candidato gradito a Bray, il quale avrà molta voce in capitolo nella scelta. Accanto al direttore editoriale - insomma, il “direttore-star” - sarà però necessario un esecutivo di first quality, e Pautasso andrebbe benissimo. Quanto a Culicchia, il suo nome resta in ballo per la direzione (Bray consentendo...), e di sicuro lo scrittore purtroppo torinese avrà un ruolo importante nel Salone che verrà.
In sintesi: un'altra giornata a vuoto. Bray accetterà l'investitura presidenziale, se l'accetterà, chissà quando: dicono il 23 agosto, ma io aspetto di vederlo firmare prima di scommetterci un centesimo. Quanto al direttore, si riapre la caccia al fenomeno.
Sono molto preoccupato.

Ma qui c'è una luce bellissima, e al tramonto sono sicuro che vedrò il raggio verde.

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