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SALONE SEGRETISSIMO

Il Salone del Libro si attrezza per tutelare la sua privacy
Cioè, fammi capire. Tu sei il capo dell'Adei, cioé dell'Associazione degli editori indipendenti, e decidi che voi editori indipendenti volete incontrare i capi del Salone del Libro, tanto per discutere un po' del prossimo Salone. 
Mi pare giusto. Quest'anno, come al solito, attorno al Salone ne sono successe di ogni, per cui ha un senso trovarsi e parlarne un po'. Per capire a che punto è la notte.
Benissimo. Tu capo degli editori indipendenti telefoni ai capi del Salone del Libro, cioé ai capi del Circolo dei Lettori, e gli dici ohi raga, dobbiamo vederci, veniamo noi editori il giorno tale, e parliamo tutti insieme, ok?
E stop. Un incontro privato, fra addetti ai lavori. Ci sta, eccome se ci sta. Vi vedete, parlate fra di voi, e alla fine se vi gira fate anche un comunicato stampa e rivelate al mondo che vi siete visti e avete parlato; e tutti sono contenti.
Ma se avete deciso di incontrarvi in privato, mi spiegate perchè frantumate gli zebedei annunciando a tutti i giornalisti della città che vi incontrate il giorno tale e all'ora talaltra al Circolo dei Lettori; e l'impressione è che si tratti di un incontro pubblico in una pubblica sala del pubblico Circolo; sicché un galantuomo è indotto a lasciare la campagna e precipitarsi a Torino per assistere alla vostra cazzo di riunione; e una volta arrivato al Circolo dei Lettori il galantuomo si sente dire che no, la riunione è a porte chiuse, niente giornalisti.
Vieni cara, ti accompagno al Salone del Libro

Bonus track: ciò che ci è dato di sapere

Vabbè. Mi sembra un comportamento un po' del belino (pensarci prima no?), ma per completezza d'informazione riporto qui sotto due testimonianze dall'interno della riunione segreta.

La prima è il post di un editore che era presente, Stefano Delmastro di Scritturapura, che su Facebook scrive questo breve report:
Eppur si move! Dopo la questione marchio Salone Internazionale del Libro che ci ha accompagnato fino alla fine dell'anno, ieri si è capito qualcosa di più. Dal 24 di questo mese dovrebbe partire "ufficialmente" (o quasi) la macchina organizzativa.
La lotta annuale per lo "stand migliore" subirà variazioni perché non essendo più disponibile il padiglione 5, (ri)entrerà in gioco il famoso (o famigerato?) Oval.
E i flussi cambieranno, si dice.
Lo staff culturale è già al lavoro da mesi. E probabilmente a febbraio una conferenza stampa presenterà già una parte del programma.
Gli editori, o meglio "i ragazzi del '17" - come li ha chiamati Nicola Lagioia - devono recuperare un po' di entusiasmo perché quest'anno non essendoci un vero "nemico" è più difficile creare uno spirito di gruppo.
Il problema reale è uno solo: mancano 18 settimane!



La seconda testimonianza è il comunicato diffuso in serata dagli uffici stampa riuniti di Adei e Circolo dei Lettori:
Oggi, 15 gennaio, gli editori di Adei – Associazione degli Editori Indipendenti - si sono ritrovati al Circolo dei lettori, accolti dal presidente e dalla direttrice Giulio Biino e Maurizia Rebola, per immaginare la prossima edizione della kermesse libraria torinese, che si terrà dal 9 al 13 maggio.
Poco più di due anni fa, l’8 settembre 2016, si tenne al Circolo dei lettori di Torino una storica riunione 
 ("storica", presumo, in quanto quella volta persino ai giornalisti fu consentito di assistere: forse in considerazione della gravità del momento, NdG) di editori indipendenti accorsi da tutta Italia per difendere la manifestazione libraria più importante del Paese, che rischiava di essere distrutta e trasferita altrove. Quel giorno nacque l’Associazione degli Amici del Salone del Libro di Torino, che portando a sostegno del Salone il corpo compatto dell’editoria indipendente italiana diede forza e convinzione alle Istituzioni perché non si arrendessero e difendessero trent’anni di storia e di tradizione irripetibili. Da quel giorno sono successe tante cose: la prima e più importante è che nel 2017 e 2018 ci sono state due edizioni di grandissimo successo dirette da Nicola Lagioia, stabilendo definitivamente che la manifestazione si tiene a Torino, si tiene a maggio ed è la casa di tutta l’editoria italiana. Poi c’è stata la messa in liquidazione della Fondazione per il Libro, che ha costretto a soluzioni organizzative complicate e temporanee ma efficaci, grazie al lavoro del Circolo dei lettori e della Fondazione per la Cultura che hanno gestito l’ultima edizione. Infine l’oggetto sociale dell’Associazione degli Amici del Salone del Libro di Torino è confluito nella neonata Adei, l’Associazione degli Editori Indipendenti (qui termina il riassunto delle puntate precedenti e si passa alla sintesi dell'incontro odierno al Circolo, NdG).
Il presidente di Adei Marco Zapparoli ha sottolineato che “occorre fare anche nel 2019 un grandissimo Salone più forte che mai lavorando con lo stile partecipativo e l’entusiasmo che ha caratterizzato l’operato dei ultimi due anni e che gli editori indipendenti di Adei siano attivi e propositivi perché ciò avvenga”
(epperò: certo che un concetto tanto originale e dirompente non può venire scialacquato in una banale riunione aperta a cani, porci e giornalisti... NdG).
All’incontro era presente il direttore della kermesse libraria Nicola Lagioia che ha dato il benvenuto agli editori e ha dichiarato che “il Salone – il cui Comitato di indirizzo (che prima o poi spero si appalesi pubblicamente... NdG) vedrà al suo interno Adei, rappresentata dal delegato Gaspare Bona – è la casa degli editori e deve essere anche il luogo dove si incontrano i componenti della filiera per fare pressione su tutti i soggetti che hanno la possibilità di migliorare il contesto in cui l’editoria si muove”, e Silvio Viale, il presidente dell’Associazione Città del Libro (e per favore, decidete una volta per tutte come si chiama, se "Associazione Città del Libro" oppure "Associazione Torino la Città del Libro", NdG), che si è aggiudicata all’asta il marchio della manifestazione (il 24 gennaio il liquidatore dovrà dare conferma dell’avvenuta acquisizione del marchio in seguito al quale andrà istruito l’iter ministeriale di autorizzazione) e che ha dichiarato: “L’Associazione Città del Libro si impegna a lavorare al servizio del pubblico e degli editori che sono l’anima della manifestazione con il proposito – compatibilmente al piano industriale – di non pesare sui costi di questi due soggetti anche se oggi è difficile fare previsioni (ahi ahi ahi... NdG). Non ci saranno spazi di serie A o di serie B e per questo il primo impegno sarà quello di definire il layout in sinergia con il Circolo dei Lettori e definire l’utilizzo dell’Oval e dei nuovi flussi ad esso connessi. Subito dopo il 24 gennaio (e speriamo che fili tutto liscio, che l'acquisizione del marchio sia valida e ratificata, che l'iter ministeriale non si inceppi... sapete com'è, non per menar gramo ma il Salone ci ha abituati a ogni sorpresa... NdG) costituiremo la società che vorremmo fosse composta da tutti i creditori con quota parte in relazione alla propria condizione creditoria”.
Qui finisce il comunicato. Secondo me, sulla faccenda degli "spazi di serie A o di serie B" in riunione sono volati gli stracci. Volano sempre gli stracci, quando al Salone si discute degli spazi (e delle tariffe) per i piccoli editori. Ma se sono volati anche stavolta, almeno sono volati in segreto: che non si facciano troppi pettegolezzi.

Commenti

  1. Ricevo da Mario Montalcini, già vicepresidente del Salone, il seguente commento che volentieri passo da WhatsApp al blog: "L’assemblea costitutiva del 2016 è stata determinante grazie al lavoro di tessitura svolto da Giangiacomo Migone, Patrizia Perrone, Erica Menis, e grazie al fatto che gli editori mi hanno ascoltato sull’importanza di costituire l'associazione seduta stante . Grazie anche a Antonella Parigi che ci ha creduto fino in fondo... eravamo tutti in direzione ostinata e contraria . Un momento bellissimo

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