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OSTERIA NUMERO UNO, ARRIVA LA COMPAGNIA E NON C'E' NESSUNO

Solo posti in piedi alla Commissione cultura per l'audizione della Compagnia di San Paolo sul cruciale tema della "partecipazione culturale"
Io non li capisco. Sarò cretino, ma proprio non li capisco.
Cioé. Insomma. Pare che la "partecipazione culturale" (qualsiasi cosa significhi: qui comunque trovate il testo della mozione, prima firmataria Artesio, che ha dato il via allo spettacolo) sia per lorsignori la questione più urgente del mondo, il dilemma cruciale dell'amministrazione civica, un nodo ineludibile. E lorsignori convocano la Compagnia di San Paolo perché renda ragione a lorsignori di come e perché e in base a quale "modus operandi" (addirittura) quelli della Compagnia di San Paolo usano i soldi loro (della Compagnia di San Paolo) per sostenere le loro (di lorsignori) politiche culturali.
E il bello è che quelli della Compagnia di San Paolo non soltanto non gli rispondono come gli risponderei io se venissero a domandarlo a me, come spendo i miei soldi; ma li prendono addirittura sul serio, e si presentano al cospetto dell'augusta Commissione cultura del Comune di Torino con uno stato maggiore all stars: il segretario generale Alberto Anfossi, il responsabile per l'innovazione culturale Matteo Bagnasco e la viceresponsabile per l'arte e le attività e beni culturali Laura Fornaro.
Li accoglie un'aula sorda e soprattutto vuota: ci sono il presidente Giovara, cinque consiglieri e due "esperti". Altri due consiglieri si aggiungeranno poi, con loro comodo. Curiosamente non avvisto il fratello d'Italia Roberto Rosso, in lizza per un cadreghino da assessore alla Cultura in Regione. Il presidente Giovara annuncia en passant che l'assessore alla Cultura Leon non verrà "perché ha un altro impegno". 
Vabbé, noi che siamo di famiglia sappiamo che l'assessore alla Cultura in realtà è presente, in quanto c'è Giovara. Ma quelli di Compagnia di San Paolo non sono tenuti a conoscere le beghe del retrobottega, e hanno l'aria perplessa. In effetti... Questi gli rompono i coglioni con la "partecipazione culturale", pare che sia il tema dei temi su cui si decidono le sorti dell'umanità, li costringono a trascurare impegni di sicuro più seri per partecipare a 'sta pantomima; loro accettano cortesemente, si presentano in Commissione nel giorno e all'ora fissati; e l'assessore alla Cultura "ha altri impegni"? Manco si degna di passare per un saluto, per fingere un interesse che lampantemente non ha, se non altro per un minimo gesto di decente educazione? 
Beh, io ammiro la signorilità che non mi è propria: e dunque voglio qui esprimere la mia ammirazione per i tre della Compagnia di San Paolo che, anziché andarsene mandandoli a cagare, si siedono imperturbabili e cominciano a spiegare a ciò che resta della Commissione gli interventi a sostegno della cultura, i meccanismi trasparenti con cui assegnano i fondi, le logiche e le valutazioni che guidano la loro azione. Usano un linguaggio tecnico, preciso, essenziale. I consiglieri si sforzano, ma è come spiegare l'algebra all'asilo. Poi più del valor potè il digiuno (da social): dopo dieci minuti un terzo dei presenti smanetta con lo smartphone come se non ci fosse un domani né un tizio, lì, che sta dicendo cose presumibilmente importanti. Il diligente Giovara prende appunti: lui è competente nella materia, e tra lui e gli altri la differenza salta agli occhi. 
Poi arriva il momento delle domande. Anzi, della domanda. Perché, pur declinandola in varie guise, ciò che preme a lorsignori è sapere se c'è un sistema per infilare lo zampino nelle procedure della Compagnia di San Paolo per l'assegnazione dei finanziamenti. Non si danno pace, poverini, che la Compagnia decida di testa sua, e non foraggi automaticamente tutte le belle intraprese che loro... cioé, che il Comune decide di foraggiare o vorrebbe foraggiare ma non ce la fa. 
La questione l'aveva tirata fuori giustappunto Massimo Giovara un anno fa, per l'esattezza nella seduta della Commissione cultura del 2 giugno 2018 (si può vedere com'era andata leggendo questo link e la nota a piè di post). Quella volta Giovara era molto incazzato perché proprio la Compagnia aveva negato dei soldi a una certa associazione teatrale vattelapesca, e nello stesso spiacevole contrattempo era incappato in passato pure lo stesso Giovara. "Si faccia sì che le scelte della Compagnia di San Paolo diventino più chiare e condivise", aveva intimato lo sdegnato.
Ieri, nella veste istituzionale di presidente di Commissione, è assai più soft; ad essere diretta ci pensa la sua fida partner Vivirosso Ferrero, che vorrebbe sapere da quelli di Compagnia come si fa a "verificare... cioé, voglio dire, capire... il vostro modus operandi".
Anfossi, impassibile, le rivela che esiste da tempo un tavolo strategico di cui fa parte, con le due fondazioni bancarie e la Regione, anche il Comune. E che quel tavolo esiste giustappunto per coordinare gli interventi.
Visto? Era così semplice: basta informarsi e capire cosa succede a casa propria, prima di pretendere di sapere quel che succede a casa degli altri. E farli correre ai tuoi comodi per spiegarti le faccende di casa tua.

Nota a piè di post


Dal mio post del 2 giugno 2018: Giovara, in quanto attore, regista e insegnante di teatro nelle scuole primarie e superiori, è naturalmente attento agli interessi del settore. Che d'altronde lo riguardano da vicino. Prendendo spunto dal recente caso di una compagnia teatrale che non ha più ottenuto il contributo dalla Compagnia di San Paolo, l'assessore supplente ha infatti affermato che è necessaria una maggior "interlocuzione" del Comune con la fondazione bancaria. E per sottolineare l'importanza delle sue parole, Giovara ha ritenuto utile ricordare che anche la sua compagnia (teatrale) un tempo riceveva dalla Compagnia (di San Paolo) un finanziamento che dopo qualche anno non è stato rinnovato, "e ancora aspetto di sapere perché". Alla luce di tale dramma epocale, Giovara ha concluso con una lapidaria intimazione: "Si faccia sì che le scelte della Compagnia di San Paolo diventino più chiare e condivise".

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