Passa ai contenuti principali

LA CAVALLERIZZA E IL MIO PASSO CARRAIO: COSI' MI SONO LIBERATO DELLA COSAP

L'incendio alla Cavallerizza era doloso. Ma guarda un po'
Sentite:  io manco mi ci metto, a raccontare la minchia che sta capitando attorno alla Cavallerizza. Per quello ci sono i giornali, e davvero non invidio gli sventurati colleghi che devono sforzarsi di scrivere articoli seri sulla ridicola pantomima che ci suchiamo da anni e anni
Mi fotte sega di chi ha torto e chi ha ragione, e in ultima analisi sono troppo vecchio per interessarmi di ciò che in un remoto futuro potrà o non potrà diventare, 'sto cazzo di Cavallerizza: comunque vada, a quell'epoca sarò morto, o peggio incapace di intendere e di volere, e il destino della Cavallerizza sarà l'ultimissimo dei miei pensieri; quanto a mio figlio, gli auguro di espatriare al più presto, foss'anche in Tanzania, per cui non venitemi a dire "ma non pensi a tuo figlio?". Ci penso, e spero per lui che il suo futuro non dipenda dalla Cavallerizza.
Voglio ancora premettere che io, personalmente, non ce l'ho con le occupazioni in quanto tali. Però sono illegali, questo nessuno lo può negare. E lo sono tutte: non è che ci sono occupazioni più o meno illegali, a seconda che gli occupanti siano o non siano amichetti del sindaco o di qualche consigliere comunale. Però non invoco sgomberi manu militari, io. E finché mi occupano un asilo abbandonato, o un capannone che sta andando a ramengo, la cosa non mi turba. So' regazzi... Ma se invece qualcuno s'installa e la fa da padrone in un monumento nazionale, patrimonio Unesco, gioiello del barocco e chi più ne ha più ne metta, beh... diciamo che mi gira leggermente il culo.
Per cui, reduce dall'ennesimo show d'arte varia allestito dalla premiata compagnia di giro del Consiglio comunale sul tema "che succede alla Cavallerizza", un paio di cosette voglio dirle, al capocomico e alle varie attrazioni dello spettacolo filodrammatico danzante.
Viviana "Vivirosso" Ferrero
Intanto, nella mia qualità di contribuente e datore di lavoro, vorrei spiegare un fatto, a quei due consiglieri grillini, il Damiano Caretto e la "Vivirosso" Ferrero (questa è pure vicepresidente del Consiglio comunale, pensa te: quindi io ho ancora qualche chance per diventare Papa...). Cari ragazzi, non vi pago per andarvene in giro a fare i suiveurs di questa o quella delegazione di gente che occupa giustappunto quello che voi chiamate "un bene comune", e dunque anche mio: si dà il caso che io preferirei che lo decidesse semmai un giudice, e non certo voi, chi può e chi non può prendersi la roba mia. 
Questi due invece sono andati in delegazione con gli occupanti della Cavallerizza - capitanati dall'ex vicesindaco Montanari, giusto per la cronaca... - a "trattare" il futuro della Cavallerizza con Chiarabella e con il prefetto. E già qui, potrei considerare stravagante che un prefetto "tratti" con chi - piaccia o non piaccia .- ha comunque commesso un reato. Ma lasciamo perdere, siamo liberali fino in fondo. Ciò che mi sta sui coglioni è che due tizi che pago per rappresentare anche me vadano a fare la controparte di altre persone - Chiarabella e il prefetto - che io pago affinché garantiscano la legalità nella città dove per mia sventura abito. E per favore, voi due non fate gli sdegnati, perché non ve l'ho chiesto io di rappresentarmi, e se non vi va che vi chiami con il vostro titolo, ovvero "dipendenti", non dovete far altro che dimettervi seduta stante: così non mi dovrete più nulla, e io - ve lo garantisco - non ci farò una malattia.
Ma poi c'è Chiarabella che - poverina - oggi pomeriggio ha confessato che lei "non se l'aspettava", di trovarsi quei due bei tomi al tavolo della trattativa. Era "all'oscuro", anima santa, e "non approva". Però, quando se li è visti sotto il naso, non li ha cacciati, e non se n'è andata lei, perché ciò "avrebbe aperto una frattura politica". Nella sua maggioranza, beninteso: che ha bisogno di quei due per stare in piedi.
Chiara? Chiarabella? Mi senti? Guarda che al sottoscritto contribuente, di te, della tua maggioranza e delle tue ambasce politiche, non gliene potrebbe fregare di meno. Davvero: niente di niente. E comunque lasciati dire che sono proprio due cattivoni, quel Carretto e quella Ferrero, che ti fanno le cose di nascosto e ti saltano fuori dove e quando meno te l'aspetti, come due coniglioni dal cilindro.
Posso dire? A me sembrate tutti sciroccati. I casi sono due: o vi perculate fra di voi, oppure perculate me. Propendo per la seconda ipotesi.
E infine c'è lo Iaria, quello che sembra Beruschi e che incidentamente fa l'assessore all'Urbanistica. Oggi si è esibito, a grande richiesta delle opposizioni, nella lettura di un paio di paginette che, a dir suo, dovevano illuminare gli astanti sul "percorso" che lorsignori intendono seguire per risolvere la faccenda.
Non ci ho capito un cazzo. Dal biascicamento beruschino emergevano a tratti mezze frasi dal senso oscuro: "delegazione rappresentativa del complesso della Cavallerizza"... messa in sicurezza... eeeeeh... protesta politica e progetto artistico... libera da persone e cose... un atto concreto... fare in modo che il percorso parta...". Un'espressione mi ha però incuriosito, in quel gorgoglio: "progetto culturale e artistico". Se ho capito bene, i signori che hanno occupato la Cavallerizza, e che ora vengono considerati dal Comune interlocutori a tutti gli effetti, avrebbero messo in atto un "progetto culturale e artistico". Non discuto. Se così è, meritano la massima stima - benché ciò, a norma di legge, non sani l'illegalità dell'occupazione. Mi domando però chi, e in base a quali strumenti critici, abbia deciso dell'artisticità e culturale di quel "progetto", rispetto ai "progetti" di altre occupazioni sgomberate anche di recente con l'uso della forza pubblica e senza nessuna distinzione poetica.
Ad ogni modo: mi sembra di aver inteso che il "percorso" consisterebbe nel convincere con ogni riguardo gli occupanti a lasciare temporaneamente i locali occupati, garantendogli pure un magazzino dove conservare nel frattempo le loro carabattole e delle sale dove tenere le loro assemblee; quindi, tentare di spillare cinque milioni al MiBAC per la "messa in sicurezza" dei locali medesimi; e una volta terminati i lavori la parte della Cavallerizza destinata all'uso pubblico verrebbe affidata con ogni crisma e benedizione legale agli occupanti - a quel punto, non più occupanti - per proseguire in santa pace il loro "progetto artistico e culturale". 
Almeno, io ho capito così. Ma non ci giurerei. Sospetto che non l'abbia capito nemmeno il simil-Beruschi, né nessun altro. Come al solito, in mancanza di idee si rimesta la fuffa.
Ma se davvero questo è il piano, devo dire che è geniale e innovativo. Con una sua logica stringente: costoro hanno occupato la Cavallerizza, ergo sono i meglio qualificati per gestire la Cavallerizza. Mica come quei coglioni delle tante associazioni culturali che, per ottenere dal Comune uno straccio di sede per le proprie attività, fanno domande su domande, partecipano a gare, passano una vita nelle anticamere pietendo udienza; e se e quando ottengono qualcosa, pagano pure l'affitto, al Comune, e le utenze, e il suolo pubblico. Per non dire dei gestori di bar e locali che hanno i vigili in bottega un giorno sì e l'altro pure, a controllare che battano gli scontrini e paghino le imposte e rispettino le più minuziose regolamentazioni. Coglioni, tutti; anzi, coglionacci. Non sanno vivere, e si lamentano pure.
No, non voglio passare anch'io per coglionaccio, Quindi ascoltami bene, Chiarabella e coboldi assortiti: e prendete nota di quanto segue. Ogni anno che dio manda in terra io pago quasi 170 euro di Cosap, per il passo carraio di casa mia. Non è una somma ingente, però non mi garba di darvela: saprei come meglio impiegarla per i miei modesti spassi. Quindi vi comunico che io sono un artista; e ogni domenica mattina mi piazzo con pennelli, tele e cavalletto sul mio carraio, e dipingo. Convengo che il suolo del carraio è un bene comune, e difatti consento ai passanti di calpestarlo. Però io ci dipingo, e posso dipingere soltanto lì, altrove mi manca l'ispirazione. Il carraio è il mio atelier, il mio studio d'artista. Vi parrà stravagante, forse. Ma noi artisti siamo così. Stravaganti. Bon, chiarito il punto, sappiate che d'ora in poi non ve li pago più, i 170 euro. Non mi va. Se volete mi costituisco anche in comitato con altri artisti amici miei - mio cugino, il mio macellaio, la mia vecchia tata, Paco Penha, Gigetto er Bullo e Tiger Jack - e vengono pure loro a dipingere sul mio carraio: però non vi sgancio più un centesimo. E prendetevi ben guardia a venirmeli a chiedere, quei soldi: chi siete voi per interrompere il mio percorso culturale e artistico? 

Appendice: due link di culto

Se ve la sentite ancora, eccovi due link da non perdere: l'appassionata autodifesa su Fb della vicepresidente Viviana Ferrero in arte Vivirosso; autodifesa pronunciata oggi in Consiglio con voce rotta ed enfatici accenti. Tipo il discorso del presidente in "Indepèndence Day".
Se sopravvivete, infine, potete pure leggervi lo scarno resoconto dell'alato dibattito consumatosi in Sala Rossa, resoconto che purtroppo non rende appieno la vis comica della giullarata.

Commenti

  1. Perché scrivi "foss'anche in Tanzania"? Guarda che non è poi così male, la Tanzania. In trepidante attesa di Assemblea passo carraio 14.45, passo e chiudo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non dubito che la Tanzania sia un posto migliore dell'Italia di oggi, e ci vuol poco: ma un papà deve considerare anche la distanza che lo separerebbe dal suo figlioletto...

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...