La distopia degli spot pubblicitari in questi giorni è notevole: soltanto adesso è cominciata la riconversione, con messaggi più idonei al tempo sospeso. Nel frattempo però non tutti gli inserzionisti hanno avuto il coraggio del Crodino, che ha fatto scomparire in un battibaleno l'imbarazzante gorilla che dal 2 marzo - con ammirevole tempismo - aveva cominciato a esortare gli italiani "a darse n'abbraccio granne com'er monno", rischiando così la denuncia per procurata epidemia. Altri hanno invece resistito impavidi, con uno sprezzo del ridicolo che già abbiamo avuto modo di apprezzare, nel nostro piccolo, anche qui a Torino: e hanno quindi offerto lo spunto per la puntata odierna del reportage del vostro inviato a casa sua, che potete leggere sul Corriere cartaceo, oppure on line a questo link.
Come eravamo. E' il 2002, Patrizia Sandretto inaugura la sede torinese della Fondazione in via Modane, affiancata da Enzo Ghigo, oggi presidente del Museo del Cinema e all'epoca presidente della Regione, e dal Chiampa, allora sindaco di Torino. Alle loro spalle riconosco Vittorio Sgarbi, il marito di Patrizia Agostino Re Rebaudengo, e l'allora vicario vescovile ed ex direttore della "Voce del Popolo" monsignor Franco Peradotto, oggi scomparso Oggi la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo compie venticinque anni. Nel tempo normale, il tempo di prima che abbiamo perduto, sarebbe l'occasione delle celebrazioni di rito, del "sembra ieri", e di quant'altro si conviene a ricorrenze significative per la vita culturale della città. Oggi niente di ciò è possibile. Con adeguato understatement, Patrizia Sandretto per ricordare l'anniversario si è limitata a inviare una lettera che a me è piaciuta, e che quindi pubblico integralmente. Care e cari t...

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