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TRA IL DIRE E IL FARE: IL SALONE DEL LIBRO CHIEDE CERTEZZE

Scene di un passato remoto: Salone del Libro con visitatori

Per come si mettono le cose, il rinvio a ottobre potrebbe non bastare per scongiurare la prospettiva di un altro Salone del Libro on line. Un esito che stavolta infliggerebbe un colpo mortale all'associazione Torino Città del Libro, che gestisce la parte commerciale e fieristica della manifestazione, e che per il secondo anno consecutivo non riuscirebbe a incassare un centesimo né dalle biglietterie, né dalla vendita degli stand. Per non dire del danno all'economia cittadina: quando c'era il pubblico, il Salone sviluppava un giro d'affari di 6 milioni di euro. Sfumati.
La preoccupazione è tangibile, e ieri si è manifestata pubblicamente: il Salone del Libro si è associato all’appello lanciato dal Salone del Mobile di Milano per richiedere che "nel DPCM del 6 aprile venga fatta chiarezza in merito alla possibilità di far ripartire le fiere" (nel DPCM attualmente in vigore non è consentita l’organizzazione di eventi fieristici neanche in zona bianca). 
Il Salone fa sapere che ritiene "ormai necessario, compatibilmente con l’andamento dell’epidemia e garantendo sempre la massima tutela della salute pubblica, pianificare una ripartenza: gli eventi della stagione autunnale hanno bisogno più che mai di condizioni chiare per permettere un’organizzazione ottimale, e vanno messi in sicurezza sin da subito".
Ampio e ambizioso programma. Sinistramente simile a quello dell'anno scorso, quando rinviammo all'autunno tutte le manifestazioni di primavera, certi che a ottobre-novembre il virus non sarebbe stato che un brutto ricordo. Com'è poi andata, lo sappiamo tutti.

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