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PIAZZE AULICHE: IL DIBBBATTITO DEL DITO IN CULO

Ma davvero a qualcuno piace quest'inguardabile minchiata?

"Penso che per una manifestazione così importante e prestigiosa come l’Atp Finals, in piazza San Carlo si debba fare accoglienza. Questo è il cuore della nostra città e deve sempre battere, altrimenti si ferma tutto" (Maria Luisa Coppa, presidente Ascom, a La Stampa, 24/6/22).

"Ringrazio la presidente di Ascom Maria Luisa Coppa per la ferma presa di posizione sul fan village delle Atp Finals. La scelta degli assessori Carretta e Purchia di relegarlo in Piazza d'armi (che è già sede dell'evento) è folle e sconsiderata e nuoce gravemente alla città oltre che ai commercianti del centro. Significa spegnere un evento che, tra le altre cose, a breve deve decidere se restare a Torino per altri 5 anni o andarsene.
Spero che anche l'assessore Chiavarino si faccia sentire. Come già detto, proporrò una mozione in consiglio comunale per continuare ad ospitare il fan village in centro città. Auspico che i consiglieri di maggioranza mostrino buon senso" (Andrea Russi, consigliere M5S, su Facebook, 24/6/22).

"Le piazze auliche sono un patrimonio di cui i torinesi e i turisti devono godere senza che possano essere continuamente deturpate da orrende e ingombranti strutture come è spesso accaduto in questi ultimi anni. Le sagre e feste popolari sono un’occasione di aggregazione sociale e una ricchezza, soprattutto se valorizzano prodotti locali. Queste attività andrebbero decentrate per diventare occasioni di rilancio dei quartieri più lontani dal centro storico" (dichiarazione del candidato sindaco Chiara Appendino, 6 maggio 2016, a un mese dalle elezioni).

Ora: io capisco tutto. O almeno mi sforzo. 
Capisco che la Coppa è la presidente dell'Associazione commercianti, e dunque è istituzionalmente tenuta a perseguire interessi di bottega.
Capisco che un partito da prefisso telefonico si attacchi a qualsiasi pretesto per racimolare uno straccio di consenso.
Capisco che quello stesso partito pur di inseguire il consenso abbia cambiato e ricambiato e poi di nuovo cambiato qualsiasi opinione su qualsiasi argomento, il che spiega appieno come si sia ridotto al prefisso telefonico.
E capisco anche l'utilità del dibbbattito.
Il dibattito è il sale della società, e su ogni argomento si può dibattere. Tuttavia, qualora taluni decidessero di dibattere su utilità e piacevolezza di un dito in culo, avrei preferenza che tale dibattito riguardasse i loro culi, e non il mio.
Dibattendosi quindi sull'uso e l'abuso delle piazze auliche della città, patrimonio di tutti, non mi stupisce che certuni possano gradire il dito in culo dello scempio estetico ai danni dei nostri tesori architettonici, considerando i benefici economici che da tale operazione traggono in termini di bottega: qualche vendita in più non fa mai male, specie in tempi di crisi. 
Mi riesce invece difficile immaginare quali vantaggi tale dito in culo apporti non solo ai turisti stranieri che gradirebbero una volta tanto ammirare le nostre piazze in tutto il loro artistico splendore, ma pure ai torinesi amanti del bello che non posseggano botteghe in zona. 
Gli accampamenti circassi che si sono visti in piazza San Carlo in occasione delle scorse ATP (un "appuntamento di qualità", sostiene Coppa: ma definire quell'allestimento "di qualità" aprirebbe un altro dibattito sul significato del termine "qualità" secondo Coppa) sono stati l'ennesima schifezza imposta a tutti - torinesi e turisti - in omaggio di interessi economici pur degnissimi in un sano sistema di mercato. Quegli stessi interessi sono stati ampiamente tutelati ed esaltati per anni e anni e anni dalle amministrazioni che si sono susseguite, sempre pronte a parole a sottolineare il dovere di rispettare le piazze auliche, sempre pronte a emanar editti, leggi, regolamenti e proclami buoni soltanto ad intortar i gonzi, e sempre altrettanto pronte a trasformare quelle stesse piazze in merdosissimi suk inguardabili baraccopoli vergognose bidonville.
Finalmente, un'amministrazione civica pare decisa a dire basta allo scempio continuato e aggravato. E com'è ovvio insorge chi ne discapita (e chi gli regge bordone sperando di lucrar briciole di consenso).
E' il ciclo della vita, insomma. Però facciamo che non sia sempre lo stesso. Per tanti anni ci siamo beccati il dito in culo dei baraccamenti nelle piazze auliche. E se adesso, almeno per un po', cambiassimo i culi e il relativo dito?

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