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IL POTERE E LA BARACCA: ELEMENTI D'ESTETICA E FILOSOFIA POLITICA NEL PENSIERO DI MIMMO MANGONE

Estetica e politica: l'assessore Domenico "Mimmo" Mangone
Frequentare il Municipio è un'attività amena. Incontri gente singolare.
Stamattina, per illuminarmi la giornata, vado alla seduta congiunta delle Commissioni 5, 3 e 1. Il tema mi è caro: "Stato di attuazione della mozione sul rispetto delle piazze auliche, della loro destinazione e maggiore coordinamento con le Soprintendenze".
Non c'è molto di nuovo, d'accordo. Ultimamente gli obbrobri sono diminuiti. Non scomparsi, ma vabbé, va meno peggio che in passato (Nota bene: adesso non stressatemi le glorie con il palco di piazza Castello, io non sono della corrente chiudete la luce e buttate via la chiave, preferisco un minimo di buonsenso. Ma che lo sto a dire... NdG). Di fatto, le nuove regole sull'occupazione del suolo pubblico prevedono controlli più serrati, e un parere preventivo della Soprintendenza.

Questioni d'estetica: Lukacs, roditi il fegato

E il tema del "parere preventivo" mi regala l'epico show di una delle più brillanti personalità fra quelle che manteniamo a Palazzo Civico: l'imprescindibile Mimmo Mangone, l'assessore al Commercio.
La baraccopoli di piazza Solferino è o non è una "porcata"? Chiedilo a Mimmo
Evidentemente infastidito dai lacci e lacciuoli imposti al libero estrinsecarsi del suo spiccato e originale senso estetico (anche oggi ha ribadito che a lui il fungo di piazza Vittorio è piaciuto assai), l'estroverso Mimmo s'impanca in un'alta controversia d'estetica con il presidente della Commissione Cassiani, reo di aver definito "porcherie" gli accampamenti circassi che hanno a più riprese trasformato le nostre piazze in angoli di favela lisergica. "C'è un modo per stabilire che cos'è una porcheria?" s'interroga pensoso l'Arbiter Elegantiarum de noantri.
Ho la mente rutilante di risposte sarcastiche, ma il pubblico in Commissione deve tacere e subire. E poi il battagliero Mimmo non ha ancora dato il meglio di sé.

Il pensiero politico del novello Marsilio da Padova

Ciò che glieli fa girare davvero è l'abdicazione di sovranità, un vulnus istituzionale che induce Mangone a esclamare, nel solco del "Defensor Pacis": "Ognuno deve fare il suo lavoro, non sono d'accordo che la Soprintendenza decida che cosa possiamo fare noi: c'è un assessore che si assume la responsabilità delle scelte". Considerati gli strumenti culturali dell'assessore italiano medio, ritengo che Mimmo abbia stra-ragione: in mancanza di sufficienti cattedre d'Estetica per tutti, è giusto che quei raffinati intellettuali possano almeno dare libero sfogo al loro alto sentire nella gestione dell'arredo urbano.
Mangone è però anche attento all'uso calibrato delle energie mentali da parte di chi amministra la cosa pubblica. E pure qui non posso che dargli ragione: quando si possiede poco, è meglio evitare gli sprechi. Quindi, Mimmo Mangone, assessore Pd della nobile Città di Torino, detta le regole d'ingaggio: "Non credo che l'occupazione delle piazze auliche sia questione che merita l'attenzione di persone che dovrebbero occuparsi di ben altre cose", sancisce. 

Chi ha il diritto di occuparsene?

Non mi è chiaro però a chi si riferisca lo sdegnato Mangone.
A Gabo? Beh, nel caso io mi occupo del benamato che voglio e, fra 7 miliardi di abitanti della Terra, Mimmo Mangone è l'ultimo a cui domanderei un parere. Men che meno un permesso.
Taglio e cucito: la soprintendente Popotti
O forse si riferisce alla Soprintendenza ai Beni architettonici? Magari Mimmo ha scoperto che per legge le Soprintendenze si devono occupare di taglio e cucito, nonché di allevamento d'anatre.
Mi fa propendere per la seconda ipotesi la successiva affermazione mangoniana: "La Città (quindi lui, Mangone, NdG) non può delegare queste scelte a soggetti non preposti a decidere". 
Ora, poiché da quanto risulta dai regolamenti municipali sull'occupazione del suolo pubblico, nonché dai malumori mangoniani, la Città avrebbe "delegato" la decisione in materia di tutela dei beni architettonici alla Soprintendenza (che a seconda dei casi deve dare un parere favorevole, o quantomeno un silenzio-assenso), ne deduco che Mangone ha scoperto che davvero le Soprintendenze, in Italia, non sono preposte alla tutela del patrimonio artistico e culturale, e devono bensì occuparsi di taglio e cucito. Approfitto quindi dell'occasione per avvertire la soprintendente Papotti: passerò da lei domattina per lasciarle una giacchetta che dovrebbe essere un po' ripresa sui fianchi.

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