Ripubblico l'articolo uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:
Ci risiamo: un altro bando che finisce a schifìo e carte bollate. Stavolta tocca all'«avviso pubblico» per l'affidamento della terza edizione dello sventurato fotofestival Exposed, dopo le prime due che sarebbe generoso definire deludenti.
All'«avviso», pubblicato in pieno agosto dalla Fondazione Cultura per conto del Comune, avevano aderito soltanto in tre: il Centro italiano per la fotografia Camera, la fiera d'arte The Others e la società di consulenza culturale Bis Experience. Ai primi d'ottobre i giornali annunciavano la vittoria di Camera.
La faccenda però non è lineare come sembrerebbe. Almeno così la pensa l'ad di Bis Experience, Laura Milani, già presidente del Museo del Cinema (foto), che ha presentato per conto della sua società un ricorso al Tar, chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento di aggiudicazione di Exposed a Camera.
La faccenda però non è lineare come sembrerebbe. Almeno così la pensa l'ad di Bis Experience, Laura Milani (già presidente del Museo del Cinema), che ha presentato per conto della sua società un ricorso al Tar, chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento di aggiudicazione di Exposed a Camera. Le motivazioni occupano un bel po' di pagine, ma a beneficio del benigno lettore tenterò di riassumerle con un esempio pratico: v'è mai capitato di dovervi rapportare con un'amministrazione, pubblica o privata, interfacciandovi con quelle malefiche «piattaforme» telematiche che non rispondono, si imballano, vi lasciano in attesa per ore, poi vi buttano fuori o vi precipitano in labirinti informatici senza apparente via d'uscita, e voi dovete ricominciare daccapo e senza esiti apprezzabili? Ecco: questo, scrive Bis Experience nel ricorso, è accaduto con la piattaforma adibita alle procedure del bando. Il ricorso snocciola l'infinita sequela di telefonate e scambi di mail e messaggi fra Bis Experience, i gestori della piattaforma e la Fondazione Cultura. Ve la risparmio. Sempre stando al ricorso, soltanto il 12 settembre, giorno in cui scadeva il bando, la piattaforma ha offerto un breve spiraglio di funzionamento e si è riusciti a infilarci in tutta fretta la documentazione. Il successivo 25 settembre quelli di Bis Experience apprendono dal Comune di essere stati esclusi per un vizio formale (conseguenza dell'avventurosa procedura telematica? Ah, saperlo...). E a questo punto chiedono l'accesso agli atti, giusto per capire che cosa è successo, se e dove hanno sbagliato. Il 3 ottobre dal Comune rispondono che gli atti saranno visibili dopo «l'approvazione della determinazione di aggiudicazione». Tradotto: quando sarà ufficializzato il vincitore. Peccato che lo stesso 3 ottobre sul «Corriere Torino» esca la notizia della vittoria di Camera. Da quel dì, tutto tace. Pare che, in via informale, dal Comune abbiano spiegato che in realtà si tratterebbe di «aggiudicazione provvisoria» (qualsiasi cosa ciò significhi...) e che gli atti si vedranno soltanto «quando sarà definitiva». Non si specifica una data. A questo punto quelli di Bis Experience vanno dall'avvocato e ricorrono al Tar.
Fine della storia, la magistratura saprà riconoscere torti e ragioni. Tuttavia, in attesa che giustizia sia fatta, nel privato cittadino una domanda sorge spontanea: proprio non ci riescono a imbastire un bando che non si risolva in un papocchio? È troppo, se ricorrono a una piattaforma, pretendere che funzioni? O è sempre colpa degli hacker russi? Ma soprattutto: è troppo aspettarsi trasparenza vera e totale dall'amministrazione pubblica? Dico nel loro interesse, perché l'innocente che si comporta come se nascondesse chissà quali truschini fa una figura peggiore del più losco dei loschi. E se invece – per pura ipotesi di scuola – lorsignori fin dall'inizio avessero avuto la ferma intenzione di affidare Exposed a Camera, beh, non potevano farlo e basta? Che ci sarebbe di male? Camera è una importante e stimata realtà, un hub fotografico di rilevanza nazionale, ha le carte in regola per affrontare l'impresa (a parer mio disperata) di rianimare l'ectoplasmatico Exposed. Quindi Camera va benissimo, viva Camera. Ma - ammesso sempre in via del tutto ipotetica che così stiano le cose - lorsignori non potrebbero dirlo chiaro e tondo? Che senso ha costringere la brava gente a sbattersi per preparare un progetto e partecipare a un bando, giusto per far presenza? Macché, è più forte di loro: sempre a combinar casini con 'sti benedetti bandi che ormai non ci crede più nessuno, ma intanto continuano ad attizzare polemiche, perdite di tempo e di denaro, gastriti e maldicenze. Lorsignori si dessero (e ci dessero) requie, una buona volta.
All'«avviso», pubblicato in pieno agosto dalla Fondazione Cultura per conto del Comune, avevano aderito soltanto in tre: il Centro italiano per la fotografia Camera, la fiera d'arte The Others e la società di consulenza culturale Bis Experience. Ai primi d'ottobre i giornali annunciavano la vittoria di Camera.
La faccenda però non è lineare come sembrerebbe. Almeno così la pensa l'ad di Bis Experience, Laura Milani, già presidente del Museo del Cinema (foto), che ha presentato per conto della sua società un ricorso al Tar, chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento di aggiudicazione di Exposed a Camera.
La faccenda però non è lineare come sembrerebbe. Almeno così la pensa l'ad di Bis Experience, Laura Milani (già presidente del Museo del Cinema), che ha presentato per conto della sua società un ricorso al Tar, chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento di aggiudicazione di Exposed a Camera. Le motivazioni occupano un bel po' di pagine, ma a beneficio del benigno lettore tenterò di riassumerle con un esempio pratico: v'è mai capitato di dovervi rapportare con un'amministrazione, pubblica o privata, interfacciandovi con quelle malefiche «piattaforme» telematiche che non rispondono, si imballano, vi lasciano in attesa per ore, poi vi buttano fuori o vi precipitano in labirinti informatici senza apparente via d'uscita, e voi dovete ricominciare daccapo e senza esiti apprezzabili? Ecco: questo, scrive Bis Experience nel ricorso, è accaduto con la piattaforma adibita alle procedure del bando. Il ricorso snocciola l'infinita sequela di telefonate e scambi di mail e messaggi fra Bis Experience, i gestori della piattaforma e la Fondazione Cultura. Ve la risparmio. Sempre stando al ricorso, soltanto il 12 settembre, giorno in cui scadeva il bando, la piattaforma ha offerto un breve spiraglio di funzionamento e si è riusciti a infilarci in tutta fretta la documentazione. Il successivo 25 settembre quelli di Bis Experience apprendono dal Comune di essere stati esclusi per un vizio formale (conseguenza dell'avventurosa procedura telematica? Ah, saperlo...). E a questo punto chiedono l'accesso agli atti, giusto per capire che cosa è successo, se e dove hanno sbagliato. Il 3 ottobre dal Comune rispondono che gli atti saranno visibili dopo «l'approvazione della determinazione di aggiudicazione». Tradotto: quando sarà ufficializzato il vincitore. Peccato che lo stesso 3 ottobre sul «Corriere Torino» esca la notizia della vittoria di Camera. Da quel dì, tutto tace. Pare che, in via informale, dal Comune abbiano spiegato che in realtà si tratterebbe di «aggiudicazione provvisoria» (qualsiasi cosa ciò significhi...) e che gli atti si vedranno soltanto «quando sarà definitiva». Non si specifica una data. A questo punto quelli di Bis Experience vanno dall'avvocato e ricorrono al Tar.
Fine della storia, la magistratura saprà riconoscere torti e ragioni. Tuttavia, in attesa che giustizia sia fatta, nel privato cittadino una domanda sorge spontanea: proprio non ci riescono a imbastire un bando che non si risolva in un papocchio? È troppo, se ricorrono a una piattaforma, pretendere che funzioni? O è sempre colpa degli hacker russi? Ma soprattutto: è troppo aspettarsi trasparenza vera e totale dall'amministrazione pubblica? Dico nel loro interesse, perché l'innocente che si comporta come se nascondesse chissà quali truschini fa una figura peggiore del più losco dei loschi. E se invece – per pura ipotesi di scuola – lorsignori fin dall'inizio avessero avuto la ferma intenzione di affidare Exposed a Camera, beh, non potevano farlo e basta? Che ci sarebbe di male? Camera è una importante e stimata realtà, un hub fotografico di rilevanza nazionale, ha le carte in regola per affrontare l'impresa (a parer mio disperata) di rianimare l'ectoplasmatico Exposed. Quindi Camera va benissimo, viva Camera. Ma - ammesso sempre in via del tutto ipotetica che così stiano le cose - lorsignori non potrebbero dirlo chiaro e tondo? Che senso ha costringere la brava gente a sbattersi per preparare un progetto e partecipare a un bando, giusto per far presenza? Macché, è più forte di loro: sempre a combinar casini con 'sti benedetti bandi che ormai non ci crede più nessuno, ma intanto continuano ad attizzare polemiche, perdite di tempo e di denaro, gastriti e maldicenze. Lorsignori si dessero (e ci dessero) requie, una buona volta.

E' mai possibile che a Torino non si riesca mai a fare seriamente un bando? Sono tutti dottori in legge, ma non sanno nemmeno mettere giù due righe su un foglio e poi comunque le sbagliano..... I cittadini ne hanno pieno le tasche di questo sottobosco di incapaci che vivacchia nelle amministrazioni!
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