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LAVORARE GRATIS? ANCHE NO. LA FIABA DI NATALE DEL LOVERS FESTIVAL

Giovanni Minerba
Mentre solennizzavo quietamente le festività con gli amici più cari, non s'è interrotta la narrazione della dickensiana fiaba natalizia di Giovanni Minerba messo alla porta del festival Lovers da lui stesso fondato e diretto per trent'anni. Intervistati dai bravi cronisti del Corriere, sia il presidente del Museo del Cinema Enzo Ghigo, sia la direttrice di Lovers Vladimir Luxuria hanno precisato il loro punto di vista. Ghigo ha dichiarato di concordare in pieno con la decisione presa dal Comitato di gestione del Museo prima del suo insediamento; mentre Luxuria spera ancora di potersi avvalere della collaborazione di Minerba, che considera preziosa, ma non si dimetterà, per senso di responsabilità verso il Festival.
La faccenda quindi non è chiusa, e oggi anch'io torno a occuparmene con un altro articolo sul Corriere, stimolato da una considerazione che reputo non così marginale.
Mi spiego. Nelle interviste al Corriere Ghigo e Luxuria, pur partendo da punti di vista differenti chiedono entrambi a Minerba di sacrificarsi e lavorare gratis per Lovers; e Ghigo fa notare che lui, ad esempio, ricopre l'incarico di presidente del Museo a titolo del tutto gratuito.
Ora: il mio più serio problema in questi giorni è stato mangiare una fetta di panettone senza che la glicemia mi schizzasse a livelli astrofisici, per cui potete immaginare quanto me ne importi e quanto me ne venga, personalmente, se Minerba sta o va, e se Lovers la scampa o non la scampa. Facciano loro che sanno. Ma questa storia cattopauperista che lavorare gratis è bello e nobile ha il potere di mandarmi ai matti. Ho pochissime convinzioni granitiche, nella vita: una di queste è che non si lavora per la gloria, ma per la pagnotta. Se poi viene anche la gloria, e se c'è la soddisfazione, tanto meglio: ma il lavoro va ricompensato. Non lo dico io, lo dice il Catechismo di San Pio X con quella storia della giusta mercede agli operai. E chi sono io per contraddire un Papa, e per di più santo? 
Una seconda mia convinzione è molto più liberista: se ho bisogno del lavoro di qualcuno, lo faccio lavorare e lo pago; se invece non mi serve, allora se ne sta a casa, e non viene a lavorare per me, né a pagamento, né gratis.
Quindi, di che minchia stiamo parlando? Perché Minerba dovrebbe lavorare gratis? Se la sua collaborazione non serve più, glielo si dice e buonanotte al secchio: se invece serve, si paga, come si pagano le altre collaborazioni.
E non vale la pur rispettabile obiezione di Ghigo: è vero, la presidenza di una Fondazione culturale come il Museo del Cinema è una carica senza compenso. Ma non soltanto al Museo del Cinema: la regola vale per tutti i presidenti di tutte le fondazioni (con due eccezioni previste dalla legge, come potete leggere qui). Ed è ammirevole che ci siano cittadini che accettano di prestare la loro opera di civil servants a beneficio della comunità senz'altra ricompensa che la pubblica gratitudine (ammesso e non concesso che ancora esista il concetto di "pubblica gratitudine"), esponendosi a rischi enormi - un presidente è il primo che paga, se qualcosa va storto - e a un carico di incombenze tutt'altro che trascurabile. Però lì la gratuità è insita nella carica, ne è un presupposto che viene accettato liberamente dal cittadino quando sceglie di sobbracarsi quell'onere. Non è - come invece sarebbe per Minerba - una condizione ad personam (in genere i collaboratori dei festival ricevono una pur modesta mercede) imposta non da Statuti pubblici e depositati, ma ad minchiam dall'oggi al domani.
E vabbé, se vi interessa leggetevi a questo link l'articolo del Corriere. Se non vi interessa, per me è uguale: fatevi buone Feste e speriamo in un 2020 migliore. Si dice sempre così, a fine dicembre. Tanto poi va come deve andare. 

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