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IL MUSEO DEL CINEMA FA FUORI MINERBA, LOVERS A RISCHIO

Luxuria con Giovanni Minerba (a destra) e il suo sposo Damiano Andresano
Giovanni Minerba è fuori da Lovers. Il Comitato di gestione del Museo del Cinema ha deciso: niente contratto di collaborazione. Dunque il padre fondatore della rassegna di cinema lgbt non potrà lavorare al "suo" festival con la direttrice Vladimir Luxuria. Se crede gli concedono - bontà loro - di farlo gratis: e questa generosa offerta mi pare un illuminante esempio di rispetto per il lavoro altrui. 
La notizia non è stata ufficializzata ma da giorni circola in città. Ho chiamato Ghigo, e lui ha confermato: "Il direttore (del Museo, Mimmo De Gaetano. NdG) mi ha spiegato che Minerba ha già avuto tre anni di collaborazioni e adesso bisognava arrivare al punto". Dal che apprendo che non è stato Ghigo a decidere, gli hanno soltanto riferito una decisione già passata in giudicato. E non è stato nemmeno l'ex presidente Toffetti, che prima di dimettersi era pronto a firmare il contratto di Minerba, va da sé a condizione che accettasse un compenso in linea con la politica di austerity del Museo.
Assodato quanto sopra, non soltanto Guglielmo di Baskerville, ma persino una rana deficiente dedurrebbe che la decisione non può che averla presa in proprio il Comitato di gestione (nelle persone di Gaetano Renda, più Annapaola Venezia e Giorgia Valle) durante il breve periodo di interregno fra i due presidenti. Procedura alquanto stravagante. 
Insomma, la faccenda non è semplice da capire. Io ci provo in un articolo sul Corriere di oggi. Una cosa mi pare certa: il rischio maggiore sono le possibili dimissioni di un'incazzatissima Luxuria, che si vede privata di un partner di lavoro che considera irrinunciabile. Di tale deprecabile evenienza sono evidenti le disastrose conseguenze per un Festival che ne ha già passate di ogni, e che a quattro mesi dall'inaugurazione se ritroverebbe allo sbando e senza una guida. A quel punto non resterebbe che cancellarlo, o accorparlo al Tff (magari insieme con Cinemambiente, da azzoppare a sua volta con qualche estemporanea trovata) secondo un vecchio e devastante progetto  che di quando in quando riemerge carsicamente. E forse proprio quello potrebbe essere l'obiettivo (non detto in quanto indicibile) di alcuni ambienti: liberarsi di un festival "non gradito", e risparmiare qualche euro. 
Per il momento Luxuria e Minerba tacciono, forse sperano in un ripensamento. Ma questa è Torino, e a Torino funziona così: se c'è da prendere una decisione, si sceglie la più dannosa. E una volta deciso si va avanti senza esitazioni, a testa alta, con i sorrisi in volto e i tramonti negli occhi. Tipo i 600 a Balaklava.

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