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CINEMA GIOVANI, I PADRI DI UN FESTIVAL

Il manifesto della prima edizione del Festival Cinema Giovani, poi Torino Film Festival
La dolorosa scomparsa di Gianni Rondolino ha riaperto nel mondo del cinema torinese l'annoso - e a mio avviso un po' sterile - dibattito su chi sia stato il vero "padre" del Festival Cinema Giovani.
Considero in po' sterile il dibattito perché sono convinto che il vero padre - di un uomo, o di un'idea - è colui che quell'uomo - o quell'idea - nutre, educa, protegge, fa crescere e conduce alla maturità. E in questo senso Rondolino è stato, senza discussione, il "padre" di quello che è diventato, sotto la sua guida, il Torino Film Festival, una manifestazione che onora la nostra città ed è conosciuta, amata e rispettata in tutto il mondo.
Ma la semplificazione  giornalistica, sull'onda dell'emozione per la morte di una figura eminente come Rondolino, lascia adito a equivoci che - anche per rispetto nei confronti del Professore - vorrei cercare di chiarire.

La testimonianza di Silvia Ormezzano

Ho ricevuto una testimonianza sulla nascita di Cinema Giovani da Silvia Ormezzano, che fu tra i protagonisti di quegli eventi. Ve la riporto: "Il padre del Festival si chiamava Ansano Giannarelli, scomparso da pochi anni, che  fu chiamato da me a Torino proprio per mettere su il regolamento e l'associazione nata nello studio del notaio Restivo con Renzo Ventavoli  e altri amici (erano Gianni Vattimo, Francesco De Bartolomeis, Claudio Gorlier, Marco Vallora, NdG). Allora ero consulente per il Turismo di Fiorenzo Alfieri, e programmista Rai a contratto. Avevo proposto e ottenuto dal sindaco Novelli la promessa di 300 milioni per riportare in città la vocazione del cinema con un Festival. Alfieri lo può confermare (lo fa in questo articolo su Repubblica, dove però il ruolo di Giannarelli non è molto enfatizzato, NdG). Ma Giannarelli,  regista  col quale avevo fatto due film negli anni 70, come segretaria di edizione ("Non ho tempo" e "Immagini vive"), voleva un condirettore, per poter seguire il Festival a Torino qualche mese  e tornare poi a Roma  al suo lavoro abituale. L'anno successivo alla fondazione, a causa di ovvie divergenze fra i due condirettori, Giannarelli fece le valigie".

Il racconto di Della Casa

Fin qui Silvia Ormezzano. Un altro dei protagonisti degli albori del Festival, Steve Della Casa, ancora oggi in un'intervista a "La Stampa" ripete il racconto che sullo stesso quotidiano aveva scritto un anno fa. Ecco il passaggio chiave: "C’erano due direttori, Ansano Giannarelli e Gianni Rondolino (all’epoca docente dell’università). C’erano quattro selezionatori: Roberto Turigliatto (oggi a Fuori Orario di Raitre), Sergio Toffetti (che dirige la Cineteca industriale di Ivrea), Baldo Vallero (padre nobile della cinefilia torinese) e Patrizia Pistagnesi (che poi ha sceneggiato film e fiction televisive). L’ufficio stampa era composto da Alberto Barbera (oggi direttore della Mostra di Venezia), Rocco Moliterni e Beppe Ferrero (che allora collaborava alla Gazzetta). La segreteria generale era tenuta da Silvia Ormezzano, che aveva già coordinato molti eventi, coadiuvata da Teresa Cavassa (diventerà poi la «segretaria storica» prima del Festival e poi del Museo del Cinema; oggi si occupa di apicultura in un azienda in provincia di Asti)".

Gli articoli del 1982

Sono andato a verificare i documenti dell'epoca. Su "La Stampa" del 7 agosto 1982 il grande critico Stefano Reggiani annunciava la nascita di Cinema Giovani (la cui prima edizione si tenne dal 25 settembre al 3 ottobre di quell'anno) con un articolo che vi linko perché merita di essere letto dalla prima all''ultima parola;  lì sta scritto che "i due direttori Ansano Giannarelli e Gianni Rondolino con gli altri due selezionatori Patrizia Pistagnesi e Roberto Turigliatto hanno già pronto un cartellone di massima". Reggiani tra i selezionatori non cita Toffetti e Vallero. Inoltre dall'articolo di Reggiani parrebbe che i trecento milioni di finanziamento per il Festival arrivassero per due terzi dal Comune, e per il rimanente terzo dalla Regione.
Un mesetto dopo, su "La Stampa" del 17 settembre, lo stesso Rondolino - che del quotidiano era firma rispettata - pubblicò un articolo sul nascente Festival che, riletto oggi, appare come un autentico "manifesto" di Cinema Giovani. Sempre su "La Stampa" ho poi  trovato una notizia del 23 settembre 1982 dove  Ansano Giannarelli e Gianni Rondolino sono indicati semplicemente come "i due direttori". E per vostra edificazione vi linko pure l'articolo del 27 settembre dove l'allora assessore comunale alla Gioventù Fiorenzo Alfieri (all'epoca pci) e l'allora consigliere d'opposizione Giampiero Leo (all'epoca dc) espongono le loro opinioni (in punta di fioretto) sul Festival.
Di fatto, nel 1983 Cinema  Giovani non si fece. La seconda edizione si tenne nel 1984, con Rondolino unico direttore.

Nascita di una rassegna

Posso dire? Con buona pace di tutti, la disputa sulla paternità del Tff mi sembra fuori tempo massimo. Insomma: la nascita - degli uomini, delle nazioni, e pure dei festival - spesso è confusa. Conta la storia che da quella nascita scaturisce. Dai documenti risulta che di padri Cinema Giovani ne ebbe molti, e tutti nobili. Alcuni continuarono il loro impegno per il Festival; altri, per motivi vari (non esclusi certi inevitabili scazzi) presero strade diverse - anche di successo. Sta di fatto che Rondolino per quasi un quarto di secolo fu la figura di riferimento - e quindi il "padre" più accreditato e accreditabile - di Cinema Giovani, poi Torino Film Festival. 

Il mio saluto

Questione chiusa, direi. Ripubblico quindi qui il mio saluto a Rondolino, uscito ieri su "La Stampa". I funerali sono domani alle 9,30 nella chiesa del Sacro Cuore in via Nizza 56. 



Gianni Rondolino ci ha lasciati l’altra notte, cinque giorni prima di compiere 84 anni. Aveva cominciato a morire il 19 maggio del 2013, quando perse il figlio Nicola, stroncato dal destino a soli 45 anni.

Potrà apparire improprio, lo so, ricordare uno dei più significativi intellettuali dell’Italia contemporanea partendo da un fatto dolorosamente personale. Ma Gianni Rondolino, prima ancora che un fine critico cinematografico, un docente amatissimo, un instancabile animatore culturale, è stato un padre. E non soltanto per Nicola, al quale aveva trasmesso la magnifica ossessione per il cinema, e per Fabrizio, giornalista e scrittore.

No.

Eravamo tutti suoi figli.

Erano suoi figli gli studenti dell’Università di Torino, che per decenni ha formato con le sue lezioni di Storia del Cinema illuminanti, ironiche, puntuali e puntute. Tanti di quei suoi allievi ne proseguono oggi l’opera: a partire da Alberto Barbera e Steve Della Casa, che lui portò alla direzione del Festival Cinema Giovani, poi Torino Film Festival.

Ma gli siamo figli anche noi che non l’abbiamo conosciuto sui banchi universitari, ma che amiamo il cinema, e da lui abbiamo imparato che il cinema è vita, emozione, pura gioia. Noi, che abbiamo sognato davanti agli schermi meravigliosi che il professor Rondolino ci spalancava nei suoi libri, nei suoi articoli, e soprattutto nel “suo” Festival.

Già. Il Festival. Cinema Giovani. Il Tff. Da direttore, volle al suo fianco tre “ragazzini”: all’epoca Steve Della Casa aveva 29 anni, Roberto Turigliatto 30, Alberto Barbera 31. Nessun trombone paludato, nessun vecchio arnese accademico: Rondolino era un “rottamatore” ante litteram. Con quella gang di sbarbatelli regalò a Torino un capolavoro che ha cresciuto, nutrito, amato per tanto tempo, dacché vi pose mano e fino a quell’inverno del 2006, quando lo perse: le istituzioni decisero di togliergli la presidenza del Tff. Fu una storia triste. Era necessario un ricambio. Era necessario passare la mano. I figli, da Edipo in poi, devono uccidere i padri. Ma il trapasso fu doloroso. Ricordo quei giorni come un incubo.

Fu allora che scoprii la sua umanità. La sua intelligenza vera, profonda. Dopo il dolore, seppe far pace con se stesso, e con i suoi figli spirituali che, in quei  giorni di sofferenza, aveva considerato traditori.

Ne fui consolato. Perché in quel trapasso rischiammo di distruggere immense energie, e immense speranze. Invece Gianni fu coraggioso. Sempre. Nella lotta prima, e poi nella sconfitta e nella rappacificazione.

Continuò per la sua strada. Continuò a predicare il cinema. Perché era la sua vocazione. Mi onoro di avere lavorato con lui per lunghi anni, alla Stampa: e i suoi articoli erano sempre qualcosa di speciale, ti spiegavano i film con la passione del neofita, e la profondità di chi sa. E sa come raccontare.

Una cosa voglio dire di lui: a differenza da tante pompose nullità che ho incontrato nella mia esistenza, Gianni Rondolino aveva l’umiltà dei grandi. A volte, nella frenesia del lavoro redazionale, mi capitava di chiamarlo perché il suo “pezzo” cresceva di qualche riga: “Taglia tu – mi rispondeva – sarà certo migliore”. Non penso di averlo mai tagliato: preferivo cambiare l’impaginazione. Perché quello che scriveva era sempre perfetto. Necessario.

Negli ultimi tempi mi capitava di incontrarlo in giro per Torino: più stanco, più vecchio. Gli leggevo negli occhi l’immensa sofferenza del vivere. Avrei voluto abbracciarlo, dirgli grazie. Dirgli che siamo tutti figli suoi. Non l’ho mai fatto. Maledetta freddezza sabauda.

Commenti

  1. ciao Gabo. guarda che ho ragione io. In ogni caso, Toffetto si occupava di Spazio aperto e Vallero della retrospettiva, lo trovi come verifica sul colofon del catalogo del primo festival. Io ero responsabile delle proiezioni, poi dal secondo festival ho preso il posto di Toffetti. Nel secondo festival c'eravamo io, Barbera (segretaerio generale) e Turiugliatto (resp. della retrospettiva) a fare la selezione con Gianni. Quanto ad Ansano, era un'ottima persona ma il primo incarico è stato dsato contestualmente a lui e a Gianni, poi già nel primo festival ha fatto quasi tutto Gianni.

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    1. Ringazio il puntuale Steve Della Casa per le puntualizzazioni. Certo che se facesse qualche errore di battitura in meno... :D

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