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L'EQUIVALENZA ALLA FRANCESE: IL SALONE E IL PADIGLIONE PERDUTO

"Ma stai parlando con me?". Régis Faure di Lingotto Fiere (primo a destra) stamattina durante la conferenza stampa del Salone
Già s'è detto di tutto e di più, sul prossimo Salone del Libro; e non c'era molto da scoprire nella tradizionale conferenzona di presentazione che s'è tenuta alla Fondazione Merz in orario insolito, le 13, con conseguenti pance lunghissime per l'intero cocuzzaro di immancabili presenti.

Parte prima: la domanda e la risposta

Saggiamente io m'ero ingollato due focaccine prima di andare, così ho resistito impavido fino al liberatorio momento del "se ci sono domande...", giusto perché avevo adocchiato Régis Faure, direttore generale di Lingotto Fiere, che rappresenta la multinazionale francese Gl Events. Così gli ho domandato, al Faure: "E' vero che avete venduto il Padiglione 5? E' vero che un anno fa avete sottoscritto un contratto d'affitto con cui vi impegnate a mettere a disposizione del Salone anche il Padiglione 5? E se è vero, come pensate di rispettare quel contratto?".
Sapete come sono i franciosi. Régis risponde che "sì, l'avete già scritto, abbiamo venduto; ma non c'è problema, da contratto possiamo mettere a disposizione uno spazio equivalente". Si riferisce all'Oval. Poi non si tiene, perché i franciosi non si tengono, e mi fa, con affascinante accento francioso: "D'altra parte lei un anno fa scriveva che il Salone si poteva fare in un posto da diescimila metri quadrati...".
Credo si riferisca al progetto di Picchioni (subito naufragato) di trasferire il Salone al PalaIsozaki per sottrarsi all'onerosa pigione imposta da Gl Events per il Lingotto Fiere, mentre io mi limitavo a riferirne; e comunque io, diversamente dai franciosi, non ho firmato nessun contratto; ma tant'è, i franciosi quando partono partono alla grande.
Però non è mio costume trasformare in dibattiti le conferenze stampa: mi appunto la risposta e stop.

Parte seconda: considerazioni mie

E' invece mio costume scrivere qui sul blog quel cavolo che mi pare. Per cui resto della mia idea: in italiano, "equivalente" significa "che ha lo stesso valore"; e in geometria si dicono "figure equivalenti" quelle che hanno la stessa area (se piane) o lo stesso volume (se solide).
Ora: geometricamente parlando, il francioso dovrà superare ogni record di franciosità per dimostrare che il Padiglione 5 del Lingotto (7000 mq) e l'Oval (20000 metri quadri) sono figure equivalenti. Quanto allo "stesso valore", il Padiglione 5 è collegato al resto del Lingotto Fiere così da non creare interruzioni del percorso espositivo, mentre l'Oval ne è staccato e distante, per cui presenta non poche controindicazioni per gli organizzatori, gli espositori e il pubblico. Insomma, io vorrei vedere che dicono i franciosi se gli porto via una casa di cento metri quadrati al quinto piano con l'ascensore, e in cambio gliene do un'altra, anche più grande, sempre al quinto piano però senza ascensore. Se gli combino un colpo del genere e poi vado ancora lì a dirgli "ma dai, che è equivalente!", i franciosi mi buttano dalla finestra. Ma chiunque.
Invece lo stato maggiore schierato in conferenza stampa (partendo dalla destra di Regis, c'erano Chiamparino, Milella, Fassino e Ferrero) non batte ciglio. Io avrei già fatto scrivere dall'avvocato.

Baci e abbracci

Che poi non è nemmeno una di quelle conferenze stampa alla volemose bene: ciascuno distilla la sua gocciolina di veleno. Nell'ordine:
1) Chiampa: "Il Salone è più bello che pria, anche se molti avrebbero preferito che non fosse più bello che pria".
2) Fassino: "Ripianata totalmente l'esposizione accumulata nel 2014/15 (e con questo Picchioni è servito. NdG) spero che ora cessi un accanimento terapeutico (boh? NdG) per cui, qualsiasi cosa si facesse, si scriveva che il Salone era al collasso" (e con questo sono serviti i pennivendoli malignazzi, NdG).
3) Milella: "Abbiamo superato le difficoltà ereditate dal passato" (i.e. dal predecessore cattivo, NdG).
4) Faure: "Non è stato facile organizzare il Salone quest'anno. Non lo dico con spirito polemico (ah no, certo che no! NdG) ma l'incarico ci è stato affidato solo a metà gennaio, per un lavoro che di solito richiede nove mesi".
L'unico a stillar miele è il soldatino sabaudo Ferrero, cioé l'unico che avrebbe davvero il diritto di sputar fiele  lo hanno incastrato per salvare la baracca promettendogli mare e monti, dopo averlo messo alla porta senza tanti complimenti, e salvo scoprire poi che non possono neppure pagarlo. Ma Ernie vede ormai la fine del tunnel, il suo calvario volge al termine ed è soddisfatto dell'opera sua; dice anzi che il suo diciottesimo e ultimo Salone è il migliore di tutti, ed è tanto grato ai collaboratori dello staff i quali, afferma con un delizioso lapsus linguae, "si sono battuti più e meglio degli ateniesi alle Termopili".
Chissà se facciamo ancora in tempo a invitare al Salone Frank Miller.

Commenti

  1. Ma se "cessa l'accanimento terapeutico"anche la Fondazione sarà permutata in qualcosa di "equivalente"?

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